Grifo in C, rimpianti per quel maledetto punto, ma la retrocessione ha radici più profonde

Grifo in C, rimpianti per quel maledetto punto, ma la retrocessione ha radici più profonde

Massimo Sbardella

Grifo in C, rimpianti per quel maledetto punto, ma la retrocessione ha radici più profonde

Sab, 20/05/2023 - 12:22

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L'epilogo più amaro per una stagione iniziata male in estate e affossata a gennaio, dopo l'illusione di riscatto

E’ finita come si temeva già dopo le prime partite, quando il Perugia, a parte il pari contro l’ambizioso Parma e la vittoria contro l’Ascoli – la prima arrivata alla quinta giornata – barcollava in fondo alla classifica. Eppure la retrocessione, in un campionato che sembrava appunto già segnato, è arrivata per un solo punto. Un maledetto punto, che fa aumentare i rimpianti per le tante occasioni gettate.

Le tante occasioni perse per quel maledetto punto

Difficile scegliere una partita dove sia stato perso quel punto. Di episodi, tra errori e sfortuna, ne vengono in mente tanti. Il rigore sbagliato da Di Carmine a Terni nel derby poi perso 1-0 e costato la panchina a Castori. Nel gol preso a Frosinone dopo aver tenuto botta alla prima della classe. Sul tiro di Melchiorri dal dischetto, che si stampa sulla traversa della porta della Spal, sotto la Nord. Nella rimonta a Cagliari, poi vanificata dalla rete di Pavoletti. Nella gara interna contro il Palermo, dominata per un tempo, fino al pari di Brunori a un minuto dalla fine. Nella partita persa ad Ascoli per uno sfortunato episodio. A Pisa, nella notte in cui il Perugia ha perso anche Dell’Orco. Nella notte nera in cui Gori per due volte si è fatto superare da altrettante innocue punizioni, la seconda portandosi il pallone da solo oltre la linea. Nella nottataccia contro il Modena. O sul tiro di Kouan, che si è stampato sulla traversa a Ferrara. O ancora nel tardivo risveglio di Venezia, con il Perugia ormai con l’acqua alla gola.

La scelta di Castori e il mercato last minute

Ma senza attaccarsi agli episodi, che nel calcio ci sono, la retrocessione, la seconda in tre anni dell’era Santopadre, ha radici più profonde di un errore dal dischetto o di una papera del portiere.

Una formazione costruita negli ultimi giorni del mercato – dopo gli addii di mister Alvini e del portiere Chichizola – con calciatori forse non tagliati per l’allenatore. Scelto, erano state le parole del ds Giannitti, “per esaltare la difesa”, così affidabile nella stagione precedente. E invece rivelatasi un colabrodo con la gestione Castori.

Un tecnico di esperienza, ma che a Perugia è apparso testardo in alcune scelte e fin troppo incerto (al limite della confusione) in altre. Oltre a mostrare un nervosismo sfociato poi in continui battibecchi con ogni giornalista che provava a mettere sul tavolo la realtà di una squadra che non ha mai avuto un gioco.

E in uno stadio Curi che ha visto tirar giù i gradoni della Curva Nord (e poi chiudere la Gradinata Est), in un’estate iniziata con il mancato rinnovo di Comotto (“serve un manager”, spiega Santopadre con l’arrivo di Matarazzo) in tanti già pensano che finirà male…

La parentesi del Sognatore

Poi c’è stata la parentesi del Sognatore, Baldini. Parlava di Serie A, e Santopadre con lui. Ma a risvegliare il Perugia ci pensano i tonfi interni contro Pisa e Sudtirol e la gara persa a Como. Fine del sogno, ci si ritrova nell’imcubo. “Questa squadra non è una famiglia” le parole di Baldini prima di lasciare la panchina.

Torna Castori, via Giannitti

Torna Castori e se ne va Giannitti, dopo la lite con Santopadre in un pomeriggio di tensione. In cui Angella e Rosi, dopo essere stati convocati in sede, vengono messi fuori squadra. Come se fossero loro i “rovina-famiglia”.

La rocambolesca vittoria di Reggio Calabria illude che, con il ritorno di Castori, per il Perugia possa iniziare un altro campionato. Fatto almeno di lotta e sacrificio, se non di spettacolo. Con i Grifoni castorizzati.

Castagnini e il mercato di gennaio

E mentre si avvicina la sessione del mercato invernale in cui si spera in qualche toppa, approda a Pian di Massiano il nuovo ds, Renzo Castagnini. Bastano le prime parole per capire la sua missione, alleggerire il monte ingaggi: il Perugia è una buona squadra… vanno valorizzati i giovani… ci sono elementi interessanti nella Primavera. Il risultato è che a gennaio il Perugia lascia andare Strizzolo (l’unico attaccante con le caratteristiche di terminale offensivo per una squadra che si affida quasi esclusivamente ai lanci lunghi) e Melchiorri, comunque il giocatore di maggior tasso tecnico. E così, dopo gli arrivi in autunno degli svincolati Struna e Abibi, a gennaio approdano a Perugia Capezzi (altra conoscenza di Castori, con cui ha vinto il campionato a Salerno ma che non gioca da un anno e mezzo) e il giovane Ekong dall’Empoli. E Cancellieri (dal Monterosi) a sostituire Beghetto in una fascia sinistra dove a lungo Lisi non è stato neanche preso in considerazione.

Inverno tra speranza e progetto Nuovo Curi

Un mercato che avrà anche messo “i conti a posto”, ma certo sul campo i conti non tornano. Perché il Perugia ne è uscito evidentemente indebolito. Eppure, dopo gli acuti a cavallo del nuovo anno (con Venezia e Benevento), la classifica del Grifo rivede la luce con la vittoria a Bari e le larghe affermazioni al Curi contro il Brescia e nel derby. In pochi quel giorno, segnato dalla notizia della morte di Ilario Castagner, immaginano in quel momento che quella contro la Ternana sarà l’ultima vittoria al Curi, prima di quella, rivelatasi inutile, contro il Benevento.

In mezzo, c’è stata la presentazione del progetto per il Nuovo Curi. E se si pensa concretamente ad un impianto, ci sarà dietro un progetto sportivo ambizioso, magari con l’ingresso di nuovi capitali o, meglio ancora, con un passaggio di proprietà, pensano i più fiduciosi.

Lo stop di primavera

Nel momento decisivo del campionato, invece, il Perugia si scioglie, vincendo solo a Cittadella. Il buon pari al Curi contro il Frosinone segna uno spartiacque tra la speranza e la rassegnazione. Quest’ultima si rafforza dopo i pareggi nelle “finali” contro Cosenza e Spal. Che tengono ancora in vita, per la matematica, il Perugia, fino all’ultima gara. Toppe di una gestione che, fin dall’inizio, disponibilità economiche a parte, è risultata sclerotica e inconsistente.

Il silenzio stampa e le parole di Vigorito

Una stagione finita con il silenzio stampa, senza metterci la faccia. Dopo che Castori ha ripetuto per mesi che “i conti si fanno alla fine”. E il presidente Santopadre che ribadiva di credere nella salvezza. E con un clima surreale a cui ci si è avvicinati all’ultima di campionato, con i riflettori accesi più sulla partita per la cessione che su quella da giocare sul campo.

All’indomani della grande delusione, più che il gol al Palermo di Ayè che condanna il Perugia, restano nella mente le parole pronunciate dal presidente del Benevento, Vigorito, intervistato nella sala stampa del Curi da Marco Taccucci per Umbria Tv.

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