Coronavirus: i 3 casi di asintomatici positivi in un'importante azienda dimostra l'utilità dello screening al lavoro

Coronavirus: i 3 casi di asintomatici positivi in un’importante azienda dimostra l’utilità dello screening al lavoro

Massimo Sbardella

Coronavirus: i 3 casi di asintomatici positivi in un’importante azienda dimostra l’utilità dello screening al lavoro

Non avevano né febbre né tosse, circoscritti potenziali focolai nel Perugino e nel Trasimeno
Mer, 13/05/2020 - 11:53

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Coronavirus: i 3 casi di asintomatici positivi in un’importante azienda dimostra l’utilità dello screening al lavoro

Il caso dell’operaia di Panicale e delle altre due persone del comprensorio, tutte dipendenti di un’importante azienda del Perugino, trovate positive al Coronavirus a seguito dei controlli fatti al lavoro, dimostra l’importanza della prevenzione nella lotta al Covid-19. Tutte le persone trovate positive, infatti, non presentavano febbre, tosse o altri sintomi.

Lo screening sui dipendenti

La positività al virus è stata scoperta attraverso lo screening che l’azienda ha deciso di effettuare, sin dalla riapertura, per la sicurezza dei propri dipendenti e delle loro famiglie, secondo il protocollo stilato con l’ausilio di studiosi esperti. Protocolli che, in accordo con i dipendenti, prevedono il doppio esame del tampone e del test sierologico (il cui risultato arriva in meno di un’ora) per individuare l’eventuale positività al Covid-19.

Proprio lo screening effettuato sui dipendenti in azienda ha consentito di scoprire i casi di positività delle tre persone asintomatiche. Le persone positive al Covid-19 sono state isolate in quarantena nelle proprie abitazioni, così come la catena dei contatti ricostruita dalla Usl 1, che ha avvertito i sindaci nei tre comuni in cui risiedono.

Il lavoro prosegue

Gli accorgimenti assunti in azienda (distanziamento, utilizzo dei dispositivi individuali di protezione, sanificazione delle postazioni al termine di ogni turno, cibo confezionato) ha consentito di proseguire la produzione.

L’allarme di Ciavaglia

Una procedura che, secondo i vari protocolli sottoscritti, dovrebbe essere adottata nella gran parte delle aziende che hanno riavviato la propria attività. Ma che invece è praticata in poche, come denunciato il segretario della Cgil di Perugia Filippo Ciavaglia, che lamenta in tante fabbriche e uffici l’assenza di termoscanner, test sierologici ed altre misure per limitare le possibilità di contagio.

Nel caso dell’azienda dove sono stati trovati i tre dipendenti positivi asintomatici lo screening è diventato una misura a tutela anche del territorio, in ragione dell’elevato numero di dipendenti, che risiedono a Perugia e nelle cittadine limitrofe e nel comprensorio del Trasimeno.

Il rischio asintomatici

E la progressiva attivazione da parte di altre aziende della procedura di screening sui propri dipendenti può far aumentare statisticamente il numero dei positivi (7 in Umbria comunicati dalla Protezione civile nella giornata di martedì). Ma rappresenta un’ulteriore elemento di sicurezza per la regione, vista la pericolosità rappresentata soprattutto dagli asintomatici. Soggetti che non sanno di aver contratto il Coronavirus, che non hanno alcun sintomo e che quindi, recandosi al lavoro o frequentando altri familiari, possono contagiare altre persone.
Tanto più con le riaperture di altre attività (parrucchieri, centri estetici, bar, ristoranti e negozi) che riapriranno dal 18 maggio.