PRESIEDUTO IN DUOMO DA MONS. ARCIVESCOVO IL SOLENNE PONTIFICALE DI NATALE ( foto) - Tuttoggi.info

PRESIEDUTO IN DUOMO DA MONS. ARCIVESCOVO IL SOLENNE PONTIFICALE DI NATALE ( foto)

Redazione

PRESIEDUTO IN DUOMO DA MONS. ARCIVESCOVO IL SOLENNE PONTIFICALE DI NATALE ( foto)

Sab, 27/12/2008 - 11:02

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Dice Mons. Fontana:” Gli attuali tempi difficili ci chiedono la profezia: la nostra umanità non è abbandonata”. “Ai cristiani tocca oggi la profezia della speranza: a noi tocca ripetere a tutti di non disperare. Dio non ha abbandonato l'uomo. Sarà possibile trovare vie diverse, purché non ci arrendiamo di fronte al crollo del sistema culturale che si è affermato nei decenni in mezzo a noi, nei mezzi di comunicazione di massa, nell'opinione prevalente dei centri di potere, nella sensibilità di chi vorrebbe far dimenticare le ragioni dell'anima”. E' un passaggio dell'omelia che l'arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Riccardo Fontana, ha tenuto nella chiesa cattedrale il giorno di Natale. Alla celebrazione, animata dalla Cappella Musicale del Duomo, c'era anche il sindaco della città, Massimo Brunini. Nel giorno della nascita del Signore, il presule ha definito l'attuale momento storico come una svolta epocale. “Ci eravamo illusi nei decenni che ci hanno preceduto, ha detto, di essere quasi onnipotenti, capaci di dominare la creazione. Credevamo di essere padroni del mondo attraverso la forza dell'economia dei nostri Paesi d'Occidente. La crisi che sta venendo d'oltre mare sta seminando segnali di preoccupazione e per alcuni di sgomento. I tempi, ha proseguito mons. Fontana, ci inducono a più ponderata sapienza. Non basta l'economia ad assicurare una vita felice. Occorre recuperare la gioia dei nostri bambini e la pace tra i popoli. Abbiamo anche bisogno di maggiore coesione sociale, evitando il continuo scontro tra chi ha opinioni diverse sulle questioni che caratterizzano la vita sociale della nazione e della gestione della cosa pubblica”. Poi, un passaggio alla via della carità, che fa l'uomo simile a Dio. Mons. Fontana ha rivolto un particolare pensiero ai malati dell'Hospice, a chi ha perso il lavoro, a chi con difficoltà arriva alla fine del mese. “Le generazioni di questa Umbria cristiana, ha affermato l'arcivescovo, seppero dare spazio significativo alla solidarietà. Quest'Umbria provata nel suo sistema economico non si perderà, valorizzando la capacità di agire insieme, a partire dalla voglia di accorgerci delle necessità dei più poveri e dei meno fortunati. Umbria cristiana, coraggio! E' tempo di muoverci per riproporre a tutti il modello incantato ed efficacissimo del Vangelo, la via sicura di civiltà che Benedetto da Norcia e Francesco d'Assisi hanno insegnato al mondo intero”.

Di seguito il testo integrale dell'omelia di Mons. Arcivescovo.

“Natale 2008 +++ “Messa dell'Aurora”

Omelia dell'Arcivescovo nella Chiesa Cattedrale

Fratelli e sorelle nel Signore:

pace a voi!

  • 1. ” Sarai chiamata città non abbandonata”[1]

“E' nato per noi il Signore”[2]: i cristiani festosi accorrono quest'oggi nelle chiese del mondo per dirsi ancora l'un l'altro che Dio non ci ha abbandonato. Si è di fronte ad una svolta epocale. Ci eravamo illusi nei decenni che ci hanno preceduto di essere quasi onnipotenti, capaci di dominare la creazione. Credevamo di essere padroni del mondo attraverso la forza dell'economia dei nostri Paesi d'Occidente. La crisi che sta venendo d'Oltre mare sta seminando segnali di preoccupazione e, per alcuni di sgomento. I tempi ci inducono a più ponderata sapienza.. Non basta l'economia ad assicurare una vita felice. Occorre recuperare la gioia dei nostri bambini e la pace tra i popoli. Abbiamo anche bisogno di maggiore coesione sociale, evitando il continuo scontro tra chi ha opinioni diverse sulle questioni che caratterizzano la vita sociale della nazione e della gestione della cosa pubblica.

Il materialismo pratico, che negli anni si è affermato nella società occidentale sta mostrando i suoi limiti disumanizzanti Molti avevano ipotizzato un Natale di consumismo, dove perfino Gesù e la sua nascita a Betlemme fossero superflui, quasi un mito da bambini, nutrito di vago buonismo e poco impatto sulla realtà. Questo è andato in crisi, non necessariamente il mondo.

Ai cristiani tocca oggi la profezia della speranza: a noi tocca ripetere a tutti di non disperare. Dio non ha abbandonato l'uomo. Sarà possibile trovare vie diverse, purché non ci arrendiamo di fronte al crollo del sistema culturale che si è affermato nei decenni in mezzo a noi, nei mezzi di comunicazione di massa, nell'opinione prevalente dei centri di potere, nella sensibilità di chi vorrebbe far dimenticare le ragioni dell'anima.

La “bella notizia”, il Vangelo che è la fonte della nostra identità cristiana torna a dire anche a questa generazione che Dio ha fatto di più che ascoltare le nostre preghiere. E' venuto in mezzo a noi. Gesù, il Figlio di Dio ha voluto essere anche il figlio dell'uomo: Dio come il Padre, prima che esistessero i secoli, ha voluto nel tempo essere un essere umano, come sua madre, S. Maria. Come gli Angeli ai pastori di Betlemme, anche noi a tutti vogliamo dire: non temete, non vi perdete d'animo. I tempi difficili che viviamo ci chiedono la profezia: la nostra umanità non è abbandonata.

  • 2. Il nostro compito di cristiani è raccontare a tutti “la sua misericordia”[3]

Non siamo indifferenti agli occhi del Signore, con le nostre pene e le sofferenze di una parte consistente di umanità. Dio “Ci ha salvati non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia” (Tit 3,4). Alla tentazione di titanismo dell'uomo la risposta di Dio è la via dell'umiltà e della misericordia.

Questo è il messaggio che leggiamo dalla incantata visione del presepe. Dio non si è presentato in questo mondo con la potenza e il dominio. Ha scelto la via dell'umiltà e della povertà. Dalla terra di San Francesco non lasciamo cadere una intuizione fondamentale delle generazioni cristiane che ci hanno preceduto. La Parola pur di dialogare con noi, si è fatta bambino infante, incapace perfino di parlare. Il Creatore del mondo ha scelto di avere bisogno dell'aiuto dei poveri della terra di Palestina , i pastori del presepio, del bue e dell'asinello. Ha amato la giustizia di Giuseppe e l'amore di Santa Maria, più delle ricchezze della terra.

  • 3. Come per i pastori del presepio, Natale è una proposta anche per noi: “Andiamo fino a Betlemme”[4]

Dei pastori del presepio nel Vangelo è detto che “Andare senz'indugio e trovarono….” (Lc 2,16). Quanti siete venuti stamane in chiesa avete compiuto una scelta simile a quella dei pastori antichi. Anche noi amiamo ascoltare l'indicazione degli Angeli: “pace in terra agli uomini che egli ama”. Ma come i viandanti nella notte abbiamo anche noi il problema di come trovare Gesù: è la fatica della fede che non esime nessuna generazione cristiana, come ci ricordano fin dal Medioevo i mirabili telamoni sulla facciata di questo Duomo: la luce di Cristo passa attraverso i quattro vangeli, ma chiede la fatica del credere: affidarsi a Dio è la via che fa forti.

Ancora in questo Natale vogliamo dirci che la fede nasce dall'ascolto della Parola di Dio: siamo venuti nella Chiesa madre per ridare spazio nella nostra vita a Dio che ci parla nella Bibbia e negli eventi della storia. Vi è un frastuono non fatto solo di rumore. Occorre ritrovare la via dell'interiorizzazione.

Vogliamo farci un grande regalo di Natale, riscoprendo la soprannaturalità della preghiera: non di solo pane vive l'uomo. Vi sono dentro di noi dimensioni poco esplorate eppure pienamente umane. Dio è vicino: noi ci siamo fatti lontani. Siamo chiusi, autoreferenziali

La via della carità, ci fa simili a Dio, è come il suo sigillo, la somiglianza al Padre, che ci fa riconoscere come suoi figli. Le generazioni di questa Umbria cristiana seppero dare spazio significativo alla solidarietà. Quest'Umbria provata nel suo sistema economico non si perderà, valorizzando la capacità di agire insieme, a partire dalla voglia di accorgerci delle necessità dei più poveri e dei meno fortunati. Come Santa Maria rese possibile la nascita di Gesù, accogliendolo nel suo seno purissimo, così la parola va incarnata, dandole forma attraverso la carità sociale.

Umbria cristiana, coraggio! E' tempo di muoverci per riproporre a tutti il modello incantato ed efficacissimo del Vangelo, la via sicura di civiltà che Benedetto da Norcia e Francesco d'Assisi hanno insegnato al mondo intero.

Note:

[1] Is 62,12

[2] Messale Romano, Natale,Messa dell'Aurora, Introito

[3] Tit 3,4

[4] Lc 2,15


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