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“Aiuto, mio figlio è in una setta” | Arrestato ‘santone’ e tre complici, maxi truffa da mezzo milione

Redazione

“Aiuto, mio figlio è in una setta” | Arrestato ‘santone’ e tre complici, maxi truffa da mezzo milione

Mar, 31/03/2026 - 11:43

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Il Personale della Polizia di Stato di Perugia e del Servizio Centrale Operativo del Dipartimento della P.S., all’esito delle complesse indagini svolte e coordinate dalla Procura di Perugia, ha proceduto al fermo di indiziato di delitto emesso a carico di quattro persone – tre uomini e una donna – indagati, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata a commettere una serie indeterminata di reati di truffa, di estorsione e violenza sessuale, ai danni degli aderenti ad un gruppo da loro costituito. A dare il via alle indagini della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo la denuncia del padre di uno dei membri del gruppo, che avrebbe messo in atto truffe per mezzo milione di euro tra le Marche e l’Umbria.

L’uomo, in particolare, ha riferito che il figlio, a metà del 2023, aveva iniziato a frequentare alcuni corsi di alchimia con un fantomatico “-“maestro”, e che in seguito si era trasferito all’interno di una struttura del gruppo ed aveva eseguito pagamenti mensili in favore dello stesso; ha raccontato che il figlio aveva lasciato il suo lavoro per seguire l’associazione, prima in provincia di Pesaro Urbino e poi in Umbria, e che aveva interrotto completamente qualsiasi rapporto con i suoi amici e anche con i suoi familiari.

Grazie ad un’articolata attività investigativa, che ha visto i poliziotti impiegati in pedinamenti, audizione di testimoni, intercettazioni telefoniche, è stato possibile sviluppare adeguate indagini e constatare l’esistenza di gravi indizi circa la menzionata associazione, nell’ambito della quale, i sopracitati soggetti, con nomi ben definiti – -Maestro”, -Maestra-, -Sciamano”, -Guaritore” – avrebbero partecipato all’attività della setta. È emerso, altresì, come l’associazione fosse organizzata, con ruoli diversi per ogni appartenente, quali guidare l’associazione, reclutare gli associati, anche con adescamento mediante tecniche volte a carpire la fiducia dei potenziali adepti, minacce di conseguenze in caso di abbandono del percorso, realizzare dei riti all’interno della setta e, infine, svolgere le asserite pratiche curative.

Gli accertamenti sui conti correnti bancari, inoltre, hanno permesso di appurare che in favore della associazione, nel corso del tempo, sono stati effettuati plurimi versamenti mensili e donazioni dagli associati, per un valore complessivo di oltre 500.000 euro, denaro poi in parte utilizzato dagli indagati per l’acquisto di autovetture – alcune di lusso – pagamento di gioielli, ristoranti.

Per ottenere i pagamenti e indurli a non abbandonare l’associazione, gli indagati avrebbero fatto ricorso a tecniche di manipolazione, minacce di ripercussioni spirituali, di malattia o malasorte e promesse di salvezza. Gli ulteriori approfondimenti investigativi hanno consentito di far ritenere che un uomo, di 56 anni, mediante abuso di autorità, avrebbe approfittato del proprio ruolo di maestro e della situazione emotiva di particolare vulnerabilità di un’associata, per costringerla a subire diversi rapporti sessuali, inducendo quest• ultima a credere che fosse una pratica necessaria per la purificazione dell’anima.

Per questi motivi, considerati, sulla base atti, sussistere gravi indizi di colpevolezza nonché il concreto e attuale pericolo di fuga, emerso nel corso delle indagini, il pubblico ministero titolare del procedimento ha disposto l’applicazione della misura precautelare del fermo di indiziati di delitto. Per altri due indagati, aventi dei ruoli marginali all’interno dell’associazione, si procede a piede libero per gli stessi reati di associazione a delinquere e per i reati di truffa ed estorsione.

Il Personale della Squadra Mobile, unitamente a personale del Servizio Centrale Operativo, acquisito il provvedimento, ha rintracciato tre indagati, i quali, una volta notificata la misura, sono stati condotti presso il carcere di Perugia — Capanne e di Poggioreale. E’ stata richiesta al giudice per le indagini preliminari la convalida dei fermi e l’applicazione di misure cautelari.

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