Cambia la disciplina delle grandi derivazioni idroelettriche in Umbria: la Giunta regionale ha infatti preadottato un disegno di legge che prevede, tra le altre cose, la costituzione di una società regionale. L’atto è stato illustrato nella sala conferenze di via Saffi a Terni, presso gli uffici della Regione Umbria, dalla Presidente della regione Stefania Proietti, dall’assessore all’Ambiente e all’ Energia, Thomas De Luca, e dall’assessore allo Sviluppo economico, Francesco De Rebotti.
Il provvedimento punta a definire un modello di gestione strategico per la risorsa idrica regionale, un asset strategico in grado di vantare una potenza installata di circa 630 MW e una producibilità storica di 1.350 GWh/anno. Il cuore del Ddl è l’introduzione dell’articolo 9-bis alla legge regionale 1/2023 sulla disciplina dell’assegnazione delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche, che autorizza la Giunta regionale a costituire una società a capitale misto pubblico-privato per la gestione delle concessioni idroelettriche.
“L’Umbria si colloca con questo disegno di legge – ha detto la presidente della Regione Stefania Proietti – all’avanguardia di un percorso che anche altre regioni stanno osservando con attenzione e che punta a una gestione mista pubblico-privata, con un ruolo forte del pubblico nella gestione delle infrastrutture strategiche di produzione di energia. Oggi presentiamo il risultato di un lavoro collettivo, costruito con un indirizzo politico chiaro e con un impegno eccezionale della struttura regionale. Un lavoro svolto con grande responsabilità, per rafforzare la credibilità della Regione e rispettare gli impegni assunti. Per questo desidero ringraziare tutte le persone che hanno contribuito, dai direttori coinvolti fino a Gepafin, che ha avuto un ruolo importante nell’analisi tecnico-economica e amministrativa”.
“Abbiamo rispettato scadenze precise – ha concluso la presidente Proietti – con la delibera di Giunta approvata ieri e con un percorso che prevedeva entro 12 mesi dalla firma al Mimit dell’accordo di programma l’avvio dell’iter di adozione del disegno di legge. Di questo risultato abbiamo informato i soggetti interessati, a partire da Arvedi Ast e dai ministeri competenti. Si tratta infatti di materie che incrociano norme nazionali ed europee, in particolare sui temi della concorrenza e dell’energia, e per questo motivo il confronto con gli uffici europei è costante”.
Il modello prevede una maggioranza pubblica in capo alla Regione Umbria (tra il 51% e il 70%), mentre la quota privata (tra il 30% e il 49%) sarà assegnata tramite una procedura di gara a evidenza pubblica per la selezione del socio operativo. La Regione può partecipare alla società conferendo il diritto d’uso delle cosiddette opere bagnate (dighe, canali di adduzione e condotte forzate) che rientreranno nella proprietà regionale alla scadenza delle concessioni.
Il disegno di legge prevede anche la possibilità di aprire all’acquisizione, tramite gara ad evidenza pubblica, di quote minoritarie della società a imprese appartenenti a settori industriali ad alta produzione di emissioni e ad alta intensità energetica, i settori cosiddetti hard to abate. L’obiettivo è quello di rendere l’idroelettrico una fonte capace di sostenere la transizione di siti strategici per la nostra regione e il nostro paese come il polo siderurgico ternano verso gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050.
“Le nostre acque – ha spiegato l’assessore Thomas De Luca – sono un patrimonio strategico, un vero e proprio ‘oro blu’, e lo sfruttamento idroelettrico deve tornare nelle mani degli umbri e dei ternani. Come Giunta regionale, abbiamo dato seguito all’impegno assunto anche nell’ambito dell’Accordo di programma Ast, preadottando un disegno di legge per la costituzione di una società regionale destinata alla gestione delle centrali idroelettriche. Si tratterà di una società mista, ma con il pieno controllo pubblico garantito dalla Regione. Questa scelta nasce dal fatto che l’energia idroelettrica è una delle poche fonti rinnovabili che consente programmabilità, anche attraverso sistemi di accumulo a pompaggio. Per questo può rappresentare uno strumento concreto di sostegno alla transizione energetica dei comparti industriali più difficili da decarbonizzare. Si tratta, a nostro avviso, di uno dei passaggi più importanti di questa legislatura”.
“Per il territorio ternano, in particolare, questa operazione – ha concluso l’assessore De Luca – può contribuire ad affrontare problemi storici e squilibri rilevanti, che riguardano l’offerta turistica della Cascata delle Marmore, le variazioni del livello idrometrico del lago di Piediluco e, più in generale, il ritorno delle risorse economiche sui territori”.
“Si tratta di un impegno – ha spiegato l’assessore Francesco De Rebotti – che abbiamo assunto all’inizio del mandato, condividendolo con l’azienda, con il Ministero e con il Comune di Terni attraverso la sottoscrizione dell’Accordo di programma. Se rileggiamo il titolo dell’accordo – Progetto integrato di messa in sicurezza e riconversione industriale del sito di Acciai Speciali Terni – troviamo il senso di tutto il lavoro che stiamo portando avanti. L’obiettivo è fare in modo che questo storico sito industriale, che rappresenta il passato ma soprattutto il futuro di questa città e dell’intera regione, possa rafforzare sempre di più le proprie caratteristiche di sostenibilità e di efficienza. Per questo abbiamo assunto precisi impegni nell’Accordo di programma, che ora dovrà essere aggiornato alla luce del lavoro svolto e dei cosiddetti compiti a casa che ciascuno dei soggetti coinvolti era chiamato a portare avanti”.
“Il modello che presentiamo oggi – ha spiegato ancora l’assessore De Rebotti – rappresenterà il riferimento per il lavoro delle prossime settimane, anche aprendo un confronto con le sigle sindacali, in vista dell’appuntamento dedicato all’aggiornamento dell’Accordo di programma, che ormai è imminente. Abbiamo svolto il lavoro necessario e messo a disposizione un modello costruito non soltanto in Umbria, ma attraverso un confronto articolato che ha coinvolto anche il livello europeo. Siamo quindi soddisfatti del percorso compiuto e motivati a proseguire nel rispetto degli impegni assunti. Ricordo che quell’intesa ha rappresentato un elemento importante per restituire fiducia alla comunità del lavoro e al sistema delle imprese ternane”.
Attraverso il modello prescelto, la Regione Umbria manterrà un ruolo attivo e permanente nella governance del sistema idroelettrico, partecipando alle decisioni strategiche e alla definizione delle politiche industriali. Il bando di gara per il socio privato includerà inoltre prescrizioni rigorose per il perseguimento di obiettivi ambientali, energetici e socio-economici, con un’attenzione specifica all’ammodernamento degli impianti, come nel caso della centrale di Pentima, e al miglior utilizzo delle opere idrauliche.
La scelta del modello di società mista, rispetto alla concessione, garantisce alla Regione un ritorno economico significativamente superiore e un’efficace protezione dei conti pubblici con un Van (Valore Attuale Netto) quasi raddoppiato: secondo le stime più prudenziali fatte dall’advisor Rse, garantisce un Van dei flussi regionali stimato in 683 milioni di euro su un orizzonte trentennale (con un potenziale incremento fino a 752 milioni di euro nelle configurazioni societarie ottimizzate). Si tratta di un guadagno quasi doppio rispetto ai 375 milioni di euro del Van atteso per una gara tradizionale. Con flussi attesi per l’azionista pubblico pari a 50 milioni di euro al 2030 rispetto alla stima dei 25 milioni di canoni demaniali che la Regione incasserebbe in caso di concessione al privato. A differenza del modello tradizionale, la Regione incasserà non solo i canoni demaniali fissi e variabili e la monetizzazione dell’energia gratuita spettante per legge, ma beneficerà anche della percezione diretta dei dividendi societari in proporzione alla quota azionaria. La gestione pubblica permetterà inoltre un maggiore equilibrio ambientale ed economico nei confronti dei territori dove sono insediati i grandi impianti idroelettrici, a partire dall’offerta turistica della Cascata delle Marmore fino ad arrivare al tema dello sfruttamento del Lago di Piediluco come bacino d’accumulo, finalmente riportando ricchezza sui territori interessati.