Giornata di apertura della caccia in Umbria senza incidenti (la setter Edda, caduta in un pozzo nel territorio di Umbertide, è stata salvata dai vigili del fuoco e sta bene), ma il carniere, per molti, è stato molto misero. Poca, infatti, la selvaggina stanziale presente nelle campagne umbre. Con poche eccezioni (un po’ meglio la situazione nel Perugino), di fagiani, starne e lepri se ne sono trovati ben pochi esemplari.
Timori che erano stati sollevati alla vigilia e che sono stati confermati nella prima giornata dell’apertura generale della stagione venatoria.
“Non si sono registrati incidenti, né ci sono state segnalate particolari irregolarità che hanno portato ad elevare verbali. E questo dimostra la serietà e la maturità di chi pratica la caccia in Umbria” esordisce il presidente di Federcaccia Umbra, Maurizio Lorenzini, tracciando un bilancio di questa prima giornata. “La stagione – ricorda – è iniziata senza impugnazioni e questo grazie alle scelte fatte per il Calendario venatorio. Certo, su alcuni aspetti si può migliorare, come proposto da Federcaccia su alcuni punti, ma complessivamente si tratta di un buon testo”.
“Non siamo invece soddisfatti – aggiunge Lorenzini – per la selvaggina stanziale: salvo qualche oasi felice, sono presenti pochi animali nei nostri territori. E questo è un aspetto sul quale tutte le associazioni venatorie e la Regione dovranno lavorare, insieme a tutti i portatori di interesse, per ridare alla stanziale l’attenzione che merita”.
Problema evidenziato anche dal presidente umbro di Libera Caccia, Lando Loretoni, che punta l’indice contro le scelte della politica: “I cacciatori, un po’ in tutta l’Umbria, sono rimasti molto delusi per l’assenza di selvaggina stanziale. Con il ritardo dell’avvio della stagione venatoria, che esclude la quaglia – spiega – ci si attendeva la presenza di fagiani, starne e lepri. Specie che invece non sono presenti, soprattutto nel territorio dell’ATC2. Ma la caccia col cane da ferma è praticamente finita su tutto il territorio regionale e su questo c’è una responsabilità della politica. Perché in alcune aree i lanci di selvaggina non sono stati effettuati, in altre sono invece avvenuti all’interno di Art e Zrc e quindi sbagliati. Con il risultato che sul territorio, con poche eccezioni, non si trova più la selvaggina stanziale”.
Il cinghiale
Per qualche ora il tema della selvaggina stanziale ha soppiantato quello del cinghiale. Per il quale (in attesa dell’avvio della stagione, il primo ottobre) si attende l’entrata in vigore delle modifiche al regolamento numero 34. Ma anche le possibili modifiche alle procedure di controllo, per le quali, come ha spiegato l’assessore Simona Meloni intervenendo al tradizionale Brindisi del Cacciatore in Federcaccia, si attendono a giorni risposte da parte delle autorità sanitarie sulla congruità di portare ai controlli punta della lingua e coda. “Se si tratta di una modifica dettata da esigenze di natura sanitaria non discutiamo – commenta su questo aspetto Loretoni – ma non accettiamo che venga messa in discussione la correttezza dell’operato dei cacciatori. Tanto più dopo che è stato scelto di modificare il regolamento nell’imminenza dell’avvio della caccia al cinghiale”.