Servizi sociosanitari, posto di lavoro a rischio per 1500 umbri - Tuttoggi

Servizi sociosanitari, posto di lavoro a rischio per 1500 umbri

Sara Fratepietro

Servizi sociosanitari, posto di lavoro a rischio per 1500 umbri

Sono gli educatori ed operatori sociali che da anni lavorano in asili nido, servizi psichiatrici, sanitari e delle dipendenze e che non hanno più titolo per farlo | Appello di Legacoop ai senatori umbri
Mer, 19/12/2018 - 12:05

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Sono circa 1500 gli umbri che rischiano il posto di lavoro dopo le ultime novità legislative legate alla figura dell’educatore professionale. Chi da anni lavora negli asili nido, ma anche nei servizi sociosanitari da anni, infatti, ora -con l’approvazione della cosiddetta “Legge Iori” – non può più farlo se non è in possesso del titolo di studio necessario.

Per ovviare a tale problema in questa fase transitoria, sono stati di recente previsti dei corsi intensivi – promossi dalle Università – per educatore o operatore sociale. Ma ora, per questi ultimi, emergono nuovi problemi dopo un emendamento presentato in Commissione bilancio del Senato da Giovanni Endrizzi del Movimento 5 stelle alla Legge di bilancio attualmente in discussione.

Ecco quindi che arriva l’appello di Legacoop che chiede “un intervento urgente ed efficace per risolvere le difficoltà e le contraddizioni emerse in merito al processo di riqualificazione e riconoscimento della figura dell’educatore professionale”. Con un appello che viene rivolto in particolare ai senatori eletti in Umbria affinché non venga approvato tale emendamento.

“Sono coinvolte 150.000 persone, 1.500 sono solo i lavoratori umbri – afferma Andrea Bernardoni, responsabile Legacoopsociali Umbria – che dopo aver lavorato per 10 o 15 anni in servizi socio-sanitari rischiano di perdere il posto di lavoro”.

Il percorso di riforma “la cosiddetta legge Iori” – ricorda Legacoop – ha trovato parziale accoglimento nella legge finanziaria dell’anno 2017 (art. 1, commi dal 594 al 601, della legge 205/2017), ma allo stato attuale la soppressione al Senato di un emendamento già approvato alla Camera mette a repentaglio la sorte di oltre 150.000 educatori e il futuro dei servizi nei quali operano da anni concorrendo all’affermazione di eccellenze italiane, quali i percorsi di deistituzionalizzazione in ambito psichiatrico.

Se l’emendamento non passa si avranno ricadute sia sul fronte dei lavoratori e sui servizi di welfare:

  • oltre 150.000 educatori rimarrebbero sprovvisti del “titolo” ad operare in servizi socio-sanitari (psichiatria, dipendenze, sanità) con il rischio di perdere il lavoro;
  • i servizi verrebbero depauperati di competenze ed esperienze professionali che ne hanno, in questi anni, sviluppato qualità e continuità e gli utenti dei servizi si troverebbero di fronte a repentine interruzioni di relazioni e progettualità educative;
  • la cooperazione sociale e gli enti del terzo settore si troverebbe a gestire un doppio danno: la perdita di personale qualificato e l’impossibilità a reperire le qualifiche necessarie, anche perché il numero chiuso nei corsi di EP nelle facoltà di Medicina è fortemente sottostimato rispetto al bisogno, oltre ai costi consistenti della tassa sui licenziamenti che si troverebbe costretta ad effettuare suo malgrado.

Si tratta di un intervento di giustizia sociale ed economica che non risolve l’intero problema relativo al doppio binario della qualifica di educatore, ma salvaguarda il lavoro di persone e imprese sociali cooperative che in questi anni hanno contribuito attivamente a far fronte alle problematiche di una società sempre più contrassegnata da fragilità e bisogni sociali e sanitari.

“Ad ogni modo – continua Bernardoni – insieme alle organizzazioni sindacali ed alle altre centrali cooperative ad ottobre abbiamo sottoposto il tema all’Assessore Barberini e sono certo che, se il parlamento non riesce a sanare questo aspetto, la Regione Umbria, essendo la sanità materia di competenza regionale, saprà regolare i servizi socio-sanitari garantendo la qualità e la continuità dei servizi di welfare ed il posto di lavoro per i 1.500 operatori sociali”.

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