Segnali 2014, il "futuro antico" dell'opera di Francoise Barrière/Applausi al concerto di Perugia - Tuttoggi

Segnali 2014, il “futuro antico” dell'opera di Francoise Barrière/Applausi al concerto di Perugia

Redazione

Segnali 2014, il “futuro antico” dell'opera di Francoise Barrière/Applausi al concerto di Perugia

Mar, 08/04/2014 - 18:36

Condividi su:


Carlo Vantaggioli

Seconda serata ieri (7 aprile ndr.) di concerti per la Rassegna Segnali 2014 giunta alla sua quarta edizione. Prosegue dunque il programma della manifestazione di arti audiovisive e performance, oltre ai concerti dedicati alla musica elettronica e elettroacustica. Ieri sera in programma la serata dedicata a Francoise Barrière, compositrice e musicista, una della massime autorità in campo di elettroacustica con base a Bourges, Francia, dove si trova il suo Groupe de Musique Experimentale.

La signora Barrière è un personaggio speciale se solo si pensa che la sua data di nascita risale al 12 giugno 1944 e che, esclusa la prima formazione classica con lo studio del pianoforte, tutto il resto della sua vita è stato dedicato al lavoro sulla composizione elettronica ed elettroacustica, con una prima parentesi dedicata a studi sulla etnomusicologia. I primi passi “nel futuro” risalgono agli inizi degli anni ’70 a cui seguiranno una serie di importanti incarichi in settori ed istituti dedicati alla ricerca sulla musica elettroacustica, oltre naturalmente alla fondazione del suo GMEB di Bourges.
Quando facciamo il nostro ingresso nella sala dell’Auditorium del Conservatorio di Musica di Perugia, ci accorgiamo che la Barrière è seduta proprio davanti al banco della regia con una plaid che le copre le gambe, i capelli raccolti in una crocchia di altri tempi ed un viso ieratico, mentre osserva gli ultimi ritocchi al mixer suono.
Solo questa potrebbe essere l’immagine della serata, il tratto distintivo di ciò che abbiamo ascoltato e visto nel corso dell’ora successiva, dove una non più giovane compositrice lascia di stucco una platea di giovani spettatori accorsi per capire, consegnandoli alla riflessione su cosa incide di più nella vita delle persone. Il tempo che passa o la mente in equilibrio?
Hera Acedia- Il lavoro in programma, fa parte di un ciclo musicale iniziato nel 2009, una Suite dedicata ai vizi capitali. Dopo Hera Irae e Hera Luxuria è ora il tempo di Hera Acedia, ovvero il tempo dell’Accidia. Un vizio che calato su diversi piani di interpretazione può avere il nome di Malattia dell’Anima o Pigrizia, ma anche Melanconia.
Per Francoise Barrière è esattamente quest’ultima la giusta definizione, punto di partenza per una composizione multimediale fatta di suoni elettroacustici, voce e immagini.
Tutto ciò che ha a che fare con l’anima e che rappresenta un disequilibrio spirituale e materico, scatti di ira, eccitazioni scomposte o profondi momenti di prostrazione, passano nel lavoro della Barrière attraverso un complesso percorso costruito attorno alla voce di Clarisse Clozier e alle immagini girate dalla stessa. Una scena dell'Auditorium volutamente “nuda” crea le condizioni per una predisposizione interiore al limite del vuoto assoluto, in cui la polifonia eletroacustica della Barrière irrompe come un coltello nella carne viva.
Se si potesse azzardare una metafora del capitolo Accidia della Suite di ieri sera si potrebbe allora definirlo come un rito iniziatico, dove l’abbandono del proprio involucro corporeo è sacrificio necessario per ritrovare il vero “se”. La chiusura stessa di Hera Acedia propone un anelito di resurrezione quando la voce non ha più nulla da dire e la sola cosa che rimane immutabile ed attiva è il mare che si infrange sulle onde, promessa futura di nuova vita forse rigenerata.
Un lavoro affascinante, dove però la parte vocale e delle immagini, soprattutto in un contesto iperattivo e ipercreativo come quello di Segnali, era un po’ sotto tono. Soprattutto la vocalità di Clarisse Clozier, di professione attrice, è stata, a nostro parere, inadatta e al limite del “tecnicamente corretto”. Non che fosse necessaria una voce assoluta come quella di Cathy Berberian ma qualcosina di più “potente”, impostato, decisamente si. Sulle immagini proposte, in sala, un po’ di delusione si è percepita, ma non indaghiamo oltre, volendo invece comprendere e accettare fino in fondo il progetto complessivo della Barrière che rimane intatto nel suo fascino.
Equus- A seguire un magistrale esempio di composizione sulla base dell’andatura del cavallo (il rumore degli zoccoli sul selciato ndr.) di cui la Barrière registra appena 3 secondi dal vivo e su cui poi costruisce una tale massa di variazioni che realizzano un movimento continuo quasi “futurista” in cui pare di osservare le stesse onde sonore disperdersi in mille volute nella sala dell’Auditorium.
Trois Modes D’Air et de Lamantations- Chiude la serata una partitura per fisarmonica ed elettroacustica, dedicata alle vittime di tutte le guerre, e commissionata dallo Stato francese.
Protagonista il fisarmonicista Claudio Jacomucci, vincitore di importanti premi internazionali ed esecutore di lavori di Luciano Berio, Franco Donatoni ed altri, oltre che della stessa Barrière. Un musicista quindi molto richiesto nell’ambito della musica contemporanea e dotato di una tecnica assoluta che gli consente di produrre sonorità impensate con lo strumento, complice forse il mantice stesso della fisarmonica, elemento trasformatore dell’aria al pari di una voce umana.
Anche in questo lavoro la Barrière prende spunto da alcuni passi di un tango suonato casualmente da Jacomucci e su cui la compositrice francese costruisce tre movimenti, in cui il punto culminante è la citazione di una musica popolare della cittadina di Craonne cantata proprio dai soldati della guerra ’14-’18.
Una esecuzione “senza respiro” in cui il dialogo tra la fisarmonica e la parte elettromusicale si fa incalzante fino alla consunzione. Dolente, ma con la speranza semplice di colui che dice “le cose cambiano…”. Una bella chiusura molto applaudita dal pubblico di Segnali 2014.
Intanto cresce l'attesa per l'ultimo appuntamento di domani 9 aprile. Gran finale con il basso-baritono Nicholas Isherwood in concerto con un repertorio di composizioni a lui dedicate ed il suo Seminario “La tecnica vocale nella musica elettroacustica” che si terrà, sempre in Conservatorio, giovedì 10 aprile a partire dalle ore 10 e 30. Seminario in cui il ventennale collaboratore di Karlheinz Stockhausen si muoverà tra canto operistico e contemporaneo. All'importante appuntamento farà da preludio la performance dell’allievo del Corso di musica elettronica Giorgio Bertinelli con l’opera acusmatica “Deception” (2013) e nella stessa serata saranno ancora presenti nel Foyer le installazioni sonore del Laboratorio Accademia-Conservatorio 2014, altro contributo alla molteplicità e diversità di linguaggi presentata con successo dall’edizione 2014 di Segnali.

Riproduzione riservata

Aggiungi un commento

"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Lascia i tuoi dati per essere tra i primi ad avere accesso alla Nuova Versione più Facile da Leggere con Vantaggi e Opportunità esclusivi!

true Cliccando sul pulsante dichiaro implicitamente di avere un’età non inferiore ai 16 anni, nonché di aver letto l’informativa sul trattamento dei dati personali come reperibile alla pagina Policy Privacy di questo sito.

"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Grazie per il tuo interesse.
A breve ti invieremo una mail con maggiori informazioni per avere accesso alla nuova versione più facile da leggere con vantaggi e opportunità esclusivi!