Il Consiglio di Stato ha messo un punto fermo sulla questione inceneritore a Gualdo Tadino. Riaffermando il valore supremo della pianificazione pubblica e della tutela ambientale. Con la sentenza della Sezione Quarta si è parzialmente riformato la precedente pronuncia del Tar Umbria, confermando definitivamente la legittimità dei provvedimenti con cui la Regione Umbria ha disposto l’archiviazione del progetto proposto dalla società Waldum Tadinum Energia Srl per un impianto di termovalorizzazione nella città.
Le vicende
Nel 2022 la società Waldum Tadinum Energia ha presentato un progetto per la costruzione di un termovalorizzatore da circa 278.000 tonnellate all’anno, considerato dalla Regione e dai comitati locali sovradimensionato e non coerente con la pianificazione locale. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate allora dall’assessore regionale Roberto Morroni, “tali impianti sono oggetto della programmazione regionale a cui compete in via esclusiva disciplinarne scelte e contenuti. Si tratta di un progetto non coerente con il Piano regionale dei rifiuti vigente, quello del 2009, e tantomeno in linea con i criteri del nuovo Piano regionale”. La Regione aveva quindi archiviato l’istanza ma il ricorso accolto dal TAR Umbria nell’ottobre 2024 diede ragione alla società ritenendo che il progetto non andasse archiviato e sbloccando l’iter, dichiarando illegittimo il “monopolio” nelle scelte di localizzazione. Ora il Consiglio di Stato mette la parola fine alla vicenda.
De Luca: “Vittoria dei cittadini umbri”
“Non si tratta di una vittoria contro un’iniziativa privata, ma dell’affermazione del primato dell’interesse pubblico e della programmazione ordinata su logiche estranee alle necessità dei nostri territori. Abbiamo sempre sostenuto che l’Umbria debba essere un modello di economia circolare, dove il recupero di materia e la riduzione della produzione di scarti siano il cuore pulsante delle politiche ambientali” commenta l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca. “Una decisione che rappresenta una vittoria fondamentale per i cittadini umbri e per il futuro della nostra terra. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha riconosciuto che la difesa del paesaggio e della salute pubblica non può essere subordinata a logiche di mercato prive di coordinamento istituzionale” prosegue De Luca.
La decisione del Consiglio di Stato
Il nucleo centrale della sentenza del Consiglio di Stato risiede nel riconoscimento della Regione come titolare di un potere di pianificazione “molto ampio“. I giudici hanno chiarito che l’amministrazione ha il diritto e il dovere di orientare la localizzazione degli impianti e, soprattutto, di quantificare il bisogno impiantistico reale e secondo il Consiglio di Stato la programmazione regionale è una previsione vincolante volta a garantire un “equilibrato sviluppo territoriale”. Senza il rischio è quello di scivolare in una gestione frammentata e caotica che ignorerebbe i principi cardine di autosufficienza e prossimità stabiliti dalla normativa europea e nazionale. La sentenza conferma che l’archiviazione del progetto Waldum del 2022 è stata giustificata proprio dalla sua contrarietà alle previsioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (Prgr), risultando non rispondente al fabbisogno regionale e ai criteri di localizzazione determinati. Il Consiglio di Stato ha evidenziato inoltre come la preclusione alla realizzazione di un impianto non sia un’illegittima limitazione della concorrenza, ma uno “strumento-chiave” per evitare il sovradimensionamento impiantistico che, nel caso dell’incenerimento, potrebbe disincentivare la raccolta differenziata e il riciclo. Poiché la termovalorizzazione è subordinata al riuso e al riciclaggio nel principio di gerarchia dei rifiuti, permettere la costruzione di impianti in assenza di un reale fabbisogno regionale comprometterebbe il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e salvaguardia ambientale. La sentenza ricorda che l’attività economica, pur essendo libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute o all’ambiente. I giudici hanno stabilito che, sebbene i privati possano proporre la costruzione di impianti in regime di concorrenza, tali proposte devono obbligatoriamente rispettare i binari della pianificazione regionale. Nel caso di Waldum Tadinum Energia Srl, l’insussistenza del fabbisogno e la localizzazione non conforme rimangono “ragioni giustificatrici” autonome e sufficienti a sorreggere l’archiviazione del progetto.