Save the children, preoccupanti i dati in Umbria della 10^ edizione dell' Atlante dell’infanzia a rischio - Tuttoggi

Save the children, preoccupanti i dati in Umbria della 10^ edizione dell’ Atlante dell’infanzia a rischio

Redazione

Save the children, preoccupanti i dati in Umbria della 10^ edizione dell’ Atlante dell’infanzia a rischio

Quasi 1 bambino su 5 in povertà relativa | L'Umbria è una delle regioni dove si nasce di meno (-30% in 10 anni) | Nuova campagna "Illuminiamo il futuro"
Lun, 21/10/2019 - 10:49

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Infanzia, Save the Children: Umbria, quasi 1 bambino su 5 in povertà relativa; è una delle regioni dove si nasce di meno (-30% in 10 anni), diminuiscono gli accessi agli asili nido (il 15,8%), ma la spesa sociale per famiglie e minori sale a 176 euro pro capite. Solo l’8,4% dei ragazzi abbandona la scuola, tasso più basso in Italia, crescono i NEET (19%) ma anche gli adolescenti che utilizzano internet tutti i giorni (63%), gli umbri i più connessi d’Italia. Nella regione il 50,2% delle scuole non ha il certificato di agibilità.

L’Organizzazione rilancia la sua campagna “Illuminiamo il futuro”, in occasione della decima edizione della pubblicazione dell’Atlante dell’infanzia a rischio, fotografando un’Italia sempre più “vietata ai minori” e rilanciando la petizione in cui chiede la restituzione di luoghi abbandonati per le attività di bambini e ragazzi e scuole sicure.

Oggi in Umbria il 19,7% dei minori vive in condizioni di povertà relativa, un dato al di sotto della media nazionale che si attesta al 22%[1]. Una condizione che anche se coinvolge meno di 1 minore su 5 nella regione, conferma come il tema della povertà minorile resti una vera emergenza. Basti pensare che a livello nazionale negli ultimi dieci anni il numero dei minori in Italia che vivono in povertà assoluta è più che triplicato, passando dal 3,7% del 2008 al 12,5% del 2018, 1,2 milioni di bambini. Un record negativo che ha visto un peggioramento negli anni più duri della crisi economica, tra il 2011 e il 2014.

Una povertà che non è solo economica ma anche educativa e che si riflette su una serie di indicatori chiave che fotografano lo stato dell’infanzia nel paese e nella regione. E’ la regione in cui si nasce di meno, dopo la Valle D’Aosta – complice anche la congiuntura economica non positiva – negli ultimi dieci anni, infatti, la percentuale di nuovi nati è scesa del 30% rispetto al 2008, mentre il numero di bambini e adolescenti con cittadinanza non italiana nel 2018 rappresentava un significativo 13,7% della popolazione dei minori nella regione.

E intanto l’Italia continua a non avere un Piano nazionale per l’infanzia e a investire risorse insufficienti in spesa sociale, alimentando gli squilibri esistenti a livello di servizi e prestazioni per l’infanzia e condannando proprio i bambini e le famiglie più in difficoltà ad affrontare da sole, o quasi, gli effetti della crisi. Sebbene il dato di spesa media annua in Italia resti insufficiente, l’Umbria – negli ultimi 10 anni – ha incrementato di 24 euro la spesa pro capite per interventi a favore dell’area famiglia/minori, arrivando a 176 euro. In Umbria diminuisce l’accesso ai servizi per la prima infanzia che riguarda il 15,8% dei bambini, rispetto al 23,4% del 2008, con una spesa media pro capite da parte dei comuni per questi servizi che si attesta su 934 euro.

Anche la scuola è stata in questi anni colpita pesantemente in tutto il paese dai tagli alle risorse, spesso lineari, che hanno penalizzato le aree già in difficoltà. Sebbene nell’ultimo decennio si siano fatti grandi passi in avanti sul tema della dispersione scolastica, le differenze tra regioni sono molto ampie e l’Umbria svetta in positivo con il suo 8,4%, tasso più basso tra tutte le regioni italiane inferiore anche alla media nazionale (14,5%), e migliorato negli ultimi 10 anni, diminuendo di 6 punti. Scuole che restano luoghi non sicuri per gli studenti, nell’Italia fragile dal punto di vista sismico e idrogeologico: in un paese in cui gli indicatori sono drammatici, l’Umbria con il suo 50,2% di edifici scolastici privi del certificato di agibilità è al di sotto della media nazionale del 53.9% per le scuole che hanno compilato il dato.

In un paese in cui si è disinvestito sulle politiche sociali e sull’infanzia, la povertà educativa è una piaga in continua crescita. Basti prendere in considerazione alcuni indicatori, rispetto ai quali l’Umbria si attesta, comunque, come una delle regioni più virtuose: quasi un minore su 2 non apre un libro durante l’anno, un dato che in Umbria è al 40,8% (aumentato rispetto a dieci anni prima, quando era al 37,8%). Il tema della deprivazione culturale nei minori resta un tema di allarme: nel corso dell’ultimo decennio la quota dei “disconnessi culturali”[1] è diminuita in tutto il paese di 4 punti, sebbene i minori che non svolgono sufficienti attività culturali restino ancora 7 su 10, in Umbria sono poco più della metà, 53,2%. Anche lo sport resta per molti un privilegio: in Italia meno di un minore su cinque (tra i 6 e i 17 anni) non fa sport, l’11,1% in Umbria. Bambini e ragazzi che leggono sempre meno, fanno poco sport e che non sono sottoposti a stimoli culturali, sono invece iperconnessi: nell’ultimo decennio si è assistito a una rivoluzione che ha portato all’aumento esponenziale dei minori che usano ogni giorno la Rete. Nel 2008 solo il 15,9% dei bambini e adolescenti umbri usava tutti i giorni internet, una quota che è passata al 63% nel 2018, la percentuale più alta in Italia.

Un Paese sempre più “vietato ai minori”, in cui i cosiddetti NEET (Not in Emplyement, nor in Education and Training) sono in Italia 1 su 4 tra i giovani 15-29enni (23,4%), l’Umbria si attesta al 19%, cresciuta di 6,1 punti rispetto a dieci anni fa.

L’impoverimento materiale ed educativo dei bambini in Italia, si accompagna anche ad un impoverimento “ambientale”. Mentre il dibattito mondiale si accende sull’impatto dei cambiamenti climatici sul pianeta, i bambini e adolescenti italiani crescono in un paese in cui c’è sempre meno verde, con un aumento di 30.000 ettari di territorio cementificato dal 2012 al 2018. Il fatto che ben il 44% dei bambini ed adolescenti italiani vada a scuola in macchina non stupisce (63,1% nella regione), soprattutto se si considera che il rapporto tra ogni neonato che nasce in Italia e le macchine immatricolate nello stesso anno è di 1 a 4 (in Umbria più di 1 a 4).

Questi alcuni tra i dati messi in luce dal X Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro, che viene presentata oggi in contemporanea in 10 città italiane. La pubblicazione a cura di Giulio Cederna e dal titolo evocativo “Il tempo dei bambini”, fa il bilancio della condizione dei bambini e adolescenti in Italia negli ultimi dieci anni, e viene presentata quest’anno in occasione della nuova edizione della campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa.

“I danni provocati in quest’ultimo decennio dall’inerzia della politica, dai mancati investimenti nei servizi per la prima infanzia, nella scuola, nelle politiche sociali, dall’incapacità di varare una norma per riconoscere la cittadinanza ai bambini di seconda generazione sono sotto gli occhi di tutti e hanno colpito anche l’Umbria. Insieme alle diseguaglianze intergenerazionali, si sono acuite le diseguaglianze geografiche, sociali, economiche, tra bambini delle aree centrali e delle periferie, tra italiani e stranieri, tra figli delle scuole bene e delle classi ghetto. Si sono divaricate le possibilità di accesso al futuro”, spiega Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

L’organizzazione rilancia oggi la campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa, ormai giunta al suo sesto anno, chiedendo proprio – attraverso una petizione disponibile al link http://www.illuminiamoilfuturo.it- il recupero di tanti spazi pubblici abbandonati e inutilizzati su tutto il territorio nazionale da destinare ad attività extrascolastiche gratuite per i bambini e scuole sicure per tutti. La mobilitazione, accompagnata sui social dall’hashtag #italiavietatAiminori, è associata a 16 luoghi simbolici vietati ai minori in Italia, individuati dall’Organizzazione con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui tanti spazi pubblici, da nord a sud, sottratti ai minori nel nostro Paese. Una campagna che riprende la richiesta già lanciata lo scorso anno e che ha portato all’inizio di un percorso di recupero di alcuni dei 10 luoghi segnati nella precedente edizione, a cui quest’anno Save the Children ne ha voluti aggiungere altri sei.

Nell’ambito della campagna, inoltre, a partire dal 21 ottobre è prevista una settimana di mobilitazione, con centinaia di eventi e iniziative in tutto il Paese, da nord a sud, in cui saranno coinvolte moltissime realtà locali, associazioni, scuole, enti e istituzioni culturali che anche quest’anno hanno scelto di essere al fianco di Save the Children per sensibilizzare e informare sul tema del contrasto alla povertà educativa che colpisce bambini e ragazzi e sull’importanza di attivare comunità educanti.

L’Atlante dell’infanzia a rischio 2019 è disponibile al link https://atlante.savethechildren.it/


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