Presunti insulti razzisti a giovane calciatore, allenatrice ritira squadra dal campo

Presunti insulti razzisti a giovane calciatore, allenatrice ritira squadra dal campo

E’ successo nel match di Allievi regionali Gualdo-Collepieve, squadra di casa smentisce “Accusa profondamente diffamatoria, nemmeno l’arbitro ha sentito certi epiteti”

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Ennesimo brutto episodio sui campi di calcio dei campionati giovanili. Anche stavolta si è trattato di un match di Allievi regionali A2, quello fra la squadra di casa del Gualdo Casacastalda e Collepieve, quest’ultima già protagonista di un fatto di cronaca all’interno di un campo da gioco nel dicembre scorso.

In questo caso, la partita di ieri (domenica 18 marzo), è stata sospesa dall’arbitro a poco più di 10 minuti dalla fine (sull’8-0 per il Gualdo) ma i contorni della vicenda non sono ancora del tutto chiari.

L’ultima azione prima dell’interruzione definitiva ha visto il direttore di gara sventolare il cartellino rosso ad un giocatore di colore del Collepieve, reo di un brutto fallo, dopo di che, dagli spalti, sarebbero piovuti presunti insulti razzisti proprio ai danni del giovane appena espulso. La situazione si è poi scaldata anche in campo, con altre parole grosse, un gesto di reazione del ragazzo di origine ivoriana ed un’altra espulsione tra le file del Gualdo. Fino alla decisione del mister del Collepieve, Marta Gelosia, di radunare i suoi ragazzi e ritirarsi negli spogliatoi anzitempo.

L’allenatrice, come sostiene la società perugina, ha dichiarato di aver compiuto questo gesto dopo aver udito chiari insulti razzisti (addirittura con riferimenti a “forni crematori” e altri pessimi luoghi comuni), continuati anche dopo l’ingresso dei suoi negli spogliatoi. La Gelosia ha riferito anche di aver preso un pugno sulla spalla, durante il parapiglia venutosi a creare sull’uscio della porta. Queste le sue parole:

Non è certo questo il calcio che vorrei ma in realtà non è neppure questa l’Italia che vorrei. Mai come oggi sono uscita da un campo di calcio sfinita, delusa e amareggiata. Ritirare la squadra è stata la cosa più giusta da fare. Si perché io devo difendere e salvaguardare i nostri ragazzi. Noi i forni li accendiamo ma per cuocerci le bistecche. Cara politica e cari italiani avete creato una guerra civile tra innocenti. Grazie per il cazzotto, l’ho preso volentieri se ho protetto un nostro giovane

Con la conseguente minaccia del Collepieve di ritirare la squadra dal campionato e la richiesta di intervento del presidente della Figc umbro, in tarda serata è arrivata la risposta del Gualdo Casacastalda e del presidente Fabrizio Rinaldini, che ha annunciato, “ove necessario, di attivarsi presso le opportune sedi competenti in virtù della gravità delle farneticanti accuse ricevute”.

L’accusa profondamente diffamatoria del tecnico Gelosia, che poggia le basi della propria decisione di ritirare la squadra per insulti di stampo razzista verso la sua squadra, è argomentazione assai delicata ed accusa di notevole gravità che, prima di essere mossa, dovrebbe basarsi su oggettività incontrovertibili. Qualsivoglia soggetto presente alla gara, facendo leva su etica e buona fede, può testimoniare l’assoluta l’infondatezza di quanto espresso. A tal proposito, anche il direttore di gara ha più volte dichiarato manifestamente di non aver mai sentito tali epiteti

Il Gualdo Casacastalda ha voluto anche precisare che ha da sempre svolto “il proprio ruolo di funzione sociale e di aggregazione all’interno del territorio, non facendo mai né distinzioni di sesso né razziali né di estrazione sociale. Siate certi che, se qualcuno dei nostri tesserati avesse compiuto tali gesti biechi, avrebbe avuto dei seri provvedimenti disciplinari a proprio discapito in virtù dei precetti su cui facciamo da sempre leva, insiti nel fair play e nei valori veri dello sport più bello del mondo”.

Per far luce sui dubbi e le versioni contrastanti di questa storia, non resta che aspettare le decisioni del giudice sportivo.

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