Alla Gola del Bottaccione strato di roccia di 83,6 milioni di anni, su Gubbio i riflettori della scienza mondiale - Tuttoggi.info

Alla Gola del Bottaccione strato di roccia di 83,6 milioni di anni, su Gubbio i riflettori della scienza mondiale

Davide Baccarini

Alla Gola del Bottaccione strato di roccia di 83,6 milioni di anni, su Gubbio i riflettori della scienza mondiale

Lun, 24/07/2023 - 12:16

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Mercoledì 26 luglio la cerimonia di posa del "Chiodo d'oro", con autorità, scienziati e studiosi di calibro internazionale

Un riferimento mondiale per tutta la comunità scientifica, ora certificato anche con il “Chiodo d’oro”, che mercoledì 26 luglio porterà la Gola del Bottaccione, a Gubbio, sotto i riflettori di tutti i media e scienziati del mondo.

La cerimonia del “Golden Spike” riconoscerà uno strato di roccia della Gola quale riferimento universale datato 83,6 milioni di anni fa. Più precisamente, il Chiodo d’oro che verrà posato a Gubbio rappresenta l’espressione fisica del limite tra Santoniano e Campaniano, rispettivamente il 4° e il 5° dei sei piani cronostratigrafici nei quali è suddivisa la parte superiore del Periodo Cretacico, come ha stabilito un team internazionale di ricerca che si occupa specificatamente di definire e tenere aggiornata la scala cronostratigrafica internazionale, ovvero il calendario degli eventi geologici della Terra.

Dopo aver preso in esame le caratteristiche paleontologiche, fisiche e chimiche delle rocce di diversi siti geologici sparsi nei vari continenti, il team internazionale ha proposto alla Commissione internazionale di stratigrafia di riconoscere la Gola del Bottaccione come la migliore località al mondo per definire la base del Campaniano, e tale proposta è stata formalmente ratificata dall’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche nell’ottobre scorso.

Il Golden Spike verrà messo in posa con una cerimonia cura dell’International Union of Geological Sciences, del Comune di Gubbio e dell’International Commission on Stratigraphy e vedrà la partecipazione di Filippo Stirati, sindaco di Gubbio, Stefania Proietti, presidente della Provincia di Perugia, Paola Agabiti, assessore a Cultura e Turismo della Regione Umbria, Maurizio Olivero, rettore dell’Università di Perugia, Giorgio Calcagnini, rettore dell’Università di Urbino e una ricchissima lista di scienziati provenienti da tutto il mondo.

L’appuntamento è per mercoledì 26 luglio alle 10,30 al Complesso di San Benedetto, a Gubbio, dal quale poi, al termine delle relazioni degli scienziati e dei professori presenti, è previsto un trasferimento alla Gola del Bottaccione per la cerimonia vera e propria, curata da Rodolfo Coccioni, Marco Menichetti e Alessandro Montanari, docenti presso l’Università di Urbino. “Questa attribuzione di un GSSP nella Gola del Bottaccione aggiunge valore a un geosito dalle mille potenzialità – spiegano – in primo luogo si tratta di un inossidabile riferimento internazionale per le Geoscienze e poi si aggiunge ad altre particolarità storiche presenti lungo la Gola, come l’acquedotto, l’Eremo di S. Ambrogio e i mulini”.

L’inserimento da parte dell’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche della Gola del Bottaccione nella lista dei primi 100 geositi mondiali e l’attribuzione del Chiodo d’Oro – sottolinea il primo cittadino Stirati sono riconoscimenti fondamentali per tutti coloro che nei decenni hanno studiato e valorizzato a vario titolo geologia e storia della Gola, nella direzione di una sempre più necessaria valorizzazione scientifico-culturale di questo importantissimo sito. Questa giornata arriva anche a coronamento di un rapporto molto intenso, quello che come amministrazione stiamo coltivando con l’Università di Perugia e di Urbino, proprio in virtù dell’alto valore scientifico, culturale, sociale ed educativo che il Bottaccione rappresenta”.

Oggi, oltre alle numerose nuove ricerche geologiche in corso, c’è un gruppo di studio, coordinato dal professor Marco Menichetti, che sta lavorando con l’obiettivo di far riconoscere il geosito della Gola del Bottaccione come “Unesco Global Geopark”, proprio per l’alto valore scientifico, culturale, sociale ed educativo che essa rappresenta.

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