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Color Glass, Comune chiederà parere del Ministero

Redazione

Color Glass, Comune chiederà parere del Ministero

In Commissione si è tornato a parlare dell'azienda di Trestina alla vigilia della ripresa dell'attività, sul tavolo ancora il caso tettoia e l'ipotesi delocalizzazione
Sab, 08/12/2018 - 10:19

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Color Glass, Comune chiederà parere del Ministero

Chiediamo al Ministero, che ha dato la prima autorizzazione a Color Glass, di dire a quale tipo di classificazione appartiene l’azienda e poi tiriamo le conclusioni. Se è sicura, è sicura ovunque; se è insalubre, delocalizzare non può essere la soluzione”: con questa proposta, ufficializzata dall’assessore all’Ambiente del Comune di Città di Castello Massimo Massetti, si è chiusa la commissione Assetto del territorio che, nella seduta di giovedì 6 dicembre, è tornata a parlare di Color Glass, azienda di Trestina impegnata nel trattamento di fanghi di scarto industriale, alla luce delle decisioni della Conferenza dei servizi dello scorso 22 novembre.

In quella sede il presidente dell’organismo consiliare aveva prescritto a Color Glassuno studio idrogeologico finalizzato alla riduzione della classe di rischio degli acquiferi, un progetto definitivo per il postcombustore, il quadro delle emissioni con cronoprogramma per realizzazione e collaudo, una relazione sull’attività in essere in fase di riavvio e i risultati dello svolgimento di tali attività entro 60 giorni. Non ha applicato la clausola di salvaguardia del prg per le attività nei centri abitati, perché l’azienda già esiste e non amplia flussi produttivi o superficie di oltre il 50%”.

I consulenti tecnici dell’azienda Mauro Mariotti e Patrick Paterno, hanno illustrato l’attuale fase: “Color Glass non si è mai nascosta, ha avuto decine di controlli su campionamenti di tutto ciò che è entrato e uscito. Ci sono stati superamenti ed Arpa ha analizzato dove nel corso del tempo questi inquinamenti potessero cadere. Ha saggiato il terreno ma non è stato trovato nulla. Color Glass ha fatto dei controlli anche sulle nanoparticelle perché non vuole che ricapiti quello che è successo: niente che esca all’esterno. Il rifacimento della tettoia non è un ampliamento ma costituisce una parte del processo produttivo e contiene le emissioni. Ne prevediamo la ristrutturazione con la demolizione e la ricostruzione. Il cronoprogramma prevede la fine dei controlli proprio in queste ore. Quello che fa Color Glass è protetto da un brevetto. Non possiamo accettare, mentre altri camini fumano, che solo il nostro diventi un problema”.

Il legale di Color Glass Michela Paganelli ha sottolineato come “sull’azienda non penda nessun processo penale per inquinamento ambientale. Avendo pagato le sanzioni, ci sarà archiviazione. Nessun carico sul titolare di Color Glass. Questo elemento è di rassicurazione per la popolazione”.

Particolare attenzione, anche da parte dei cittadini, è stata posta al caso della tettoia, su cui grava un’ordinanza di demolizione del Comune, per la quale Color Glass ha ricorso al Tar, ottenendo una sospensiva, e insieme presentando istanza all’ente tifernate per la sanatoria. Per il dirigente dell’Urbanistica Federico Calderinila tettoia rispetto ad aspetti propriamente ambientali può sembrare una questione di corredo ma sotto c’è il cuore della produzione Color Glass”. Per Domenichini (Pd) e per alcuni dei cittadini presenti “demolirla sarebbe stato un atto di buona volontà da parte dell’azienda”, che invece ritiene “sospensiva e richiesta di sanatoria canali aperti per sviluppare un’interlocuzione sulle parti e trovare una soluzione condivisa”. Massimo Mariangeli, a nome del comitato, ha ribadito l’assenza di pregiudizi verso l’attività imprenditoriale: “Abbiamo a cuore la salute del nostro territorio. Se questa azienda rispetta le normative, non ci sono problemi, altrimenti porteremo avanti la nostra battaglia”.

Sul tavolo dei commissari anche l’ipotesi di delocalizzazione, su cui l’azienda, nel precedente incontro, si era detta disponibile a una valutazione: se negli interventi di alcuni cittadini presenti, di Gasperi (M5S) e Lignani Marchesani (Fd’I), “la ripresa dell’attività fa tramontare questa ipotesi o la pregiudica seriamente”, per Paternol’azienda è disponibile a parlare di delocalizzazione ma da azienda viva non chiusa”. Sia Zucchini (Pd), che il presidente dell’organismo Tavernelli, hanno invitato a “non fare passi indietro rispetto all’ipotesi della delocalizzazione, che è in campo” ed hanno chiesto “chiarezza sulle analisi secretate e sull’iter ancora aperto della Conferenza e della giustizia”.

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