di Geraldina Rindinella
Quello di Barbara Baraldi è un nome che rimane impresso nella mente, proprio come i romanzi gotici di cui è autrice. Il suo aspetto, esile e raffinato, di una bellezza quasi fuori dal tempo, calza perfettamente con la personalità delle protagoniste delle storie. Emiliana doc, è una di quelle persone con cui passeresti intere giornate a parlare per il suo linguaggio immediato e diretto. Reduce dal successo al Salone del libro di Torino, la “Principessa del noir” ha presentato ieri a Perugia – nell’ambito della rassegna curata da Pasquale Guerra e Silvia Rampini – la sua ultima fatica letteraria, “Scarlett”, nel suggestivo scenario di Sala dei Legisti di via Baldeschi
La Baraldi ha raccontato così a TO® come è nata la sua ascesa nel mondo della scrittura.
Come è iniziata la passione per i racconti fantasy?
“L’interesse è cresciuto dalla volontà di narrare ai miei tre fratelli minori alcune storie orribili che mi inventavo di sana pianta, e che loro dimostravano di apprezzare. Poi, un giorno, ho deciso di trascrivere questi resoconti surreali, quasi onirici, e inviarli ad alcune case editrici. Da lì in poi, è iniziata l’avventura che mi ha portato alle prime pubblicazioni e alla vincita di alcuni premi letterari, come quello del Gran Giallo Città di Cattolica”.
Chi o cosa ha ispirato i racconti di genere gotico?
“La musa ispiratrice è stata mia nonna, di origine inglese. Lei teneva nella sua camera da letto delle spaventose bambole e mi costringeva a dormire con loro. Terrorizzata, immaginavo che questi pupazzi si animassero e potessero fare qualcosa contro di me”.
L’ ultimo romanzo “Scarlett” tocca alcuni temi che riaffiorano in quasi tutte le opere: l’adolescenza, l’amore ma anche gli scenari che richiamano al decadentismo, alla corruzione dei costumi. Perché questa scelta?
“L’adolescenza ha, insieme all’amore, un lato romantico ed infinito perché tutti noi rimaniamo eterni Peter Pan per la vita, una vita in cui gli affetti sono un aspetto importante. Scarlett, la protagonista del libro, è una sedicenne che ha qualche difficoltà ad integrarsi nella città in cui si è trasferita da poco con la famiglia e si ritrova a dover affrontare un ambiente ostile e vivido.
In Scarlett c’è la volontà di parlare di temi attuali, come la ricerca di profondi valori e di figure di riferimento, al di fuori dell’indifferente contesto familiare. È per questo che il romanzo è dedicato non solo ad un target adolescenziale, ma a tutte le persone che si rispecchiano nella vita odierna”.
Se si dovesse identificare in uno scrittore o in un film, quale la rappresenterebbe di più?
“Dal punto di vista gotico-letterario, mi sento più vicina a Mary Shelley e a Stefany Mayer, perché nei miei racconti sono presenti riferimenti a pellicole noir, generi musicali che si rifanno al rock, personaggi di ispirazione romantica e decadentista come Flaubert. Per ciò che riguarda i film, sicuramente quelli di Tim Burton sono il genere che rappresenta di più la mia personalità”.
Continuerà a scrivere libri fantasy o sperimenterà altri generi?
“Attualmente sto lavorando ad un romanzo di formazione, una specie di ritorno alle origini perché è da lì che sono partita per approdare poi all’urban-fantasy. Inoltre, ho in programma una fiaba per bambini, ma non posso anticipare nulla perché ogni produzione letteraria è come una melodia: finchè non è musicale, non si può farla ascoltare”.