di don Gian Franco Formenton
Il Capitano chiese al giovane alpino: “Credi in Dio, soldato?”. Il giovane alpino rispose con una “bestemmia affermativa”, seguita da un marziale “…signor Capitano”. In Italia essere cattolici è come per gli americani bere la Coca Cola. E' logico, scontato. Una questione di identità nazionale, come il giovane rampollo di casa Savoia ci ha ricordato a Sanremo (“Io credo nella mia cultura e nella mia religione…”). Ed è logico e scontato che le caratteristiche del cattolico ruspante devono per forza coincidere con i valori del “sacro recinto” nel quale sono da sempre rinchiusi i cattolici che vogliano rappresentare i cattolici. Un cattolicesimo “identitario”.
Non si è andati molto più lontani del “Dio, Patria e Famiglia” dietro il quale si sono formati prima i battaglioni di cattolici osannanti al fascismo e al Duce e poi i comitati e le leghe intenti in crociate storiche contro il comunismo, il divorzio, l'aborto…l'eutanasia, gli stranieri. Logico e scontato, per un cattolico italiano, marciare dietro a scudi crociati e uomini della provvidenza. Meno logico e scontato è ritrovarli pensosi di fronte alla storia, occupare spazi al di fuori del “sacro recinto” e dove tuttavia abitano uomini e valori e dove i valori del Vangelo si incontrano con i valori dell'uomo, fuori dai palazzi, nei luoghi abitati dalla povertà ordinaria degli umani.
Cattolici formati al dialogo, alla tolleranza, all'accoglienza, all'attenzione ai valori della pace, della solidarietà, della giustizia, della legalità. Indisponibili alle crociate e all'idolatria delle persone e delle cose. Cattolici cultori della vita, di tutta la vita, dal concepimento al suo termine naturale ma che non fanno del concepimento e del termine una ideologia e considerano anche quello che c'è in mezzo: la dignità dell'uomo vivente che è “la gloria di Dio” e quindi profondamente convinti del valore della pace e della condanna della guerra, di tutte le guerre, dell'ideologia della guerra che non consente soprattutto agli innocenti un termine-vita “naturale”.
Questi cattolici che non hanno casa in un solo partito e non riconoscono a nessun partito l'esclusiva di rappresentanza; questi cattolici bollati sbrigativamente e con dispregio come “catto-comunisti” dagli scaltri manovratori del voto cattolico identitario… questi cattolici sono quelli che ci hanno dato pieno diritto di cittadinanza in questo paese. Sono quelli che, mentre la cattolicità identitaria strizzava l'occhio alle dittature e chiudeva gli occhi sulle loro nefandezze, furono esiliati e combatterono con le armi e con le idee per un futuro migliore. Sono quelli che mentre tutti erano preoccupati di organizzare crociate “contro” qualcuno e qualcosa, guardavano all'altro semplicemente come a uno semplicemente diverso da loro, e non necessariamente un nemico, e sapevano vedere anche nelle idee dell'altro un anelito e una speranza, e sono i grandi uomini, cattolici, della Resistenza, della Costituzione, del Concilio, del Cattolicesimo democratico.
Questi cattolici sono quelli che non ci permettono di accettare di essere rappresentati da personaggi pubblici forse anche cristiani ma che nascondono, dietro a messaggi dalle parole abilmente miscelate e accattivanti per il voto cattolico (e mutuate da volti sereni e sorridenti), ideologie profondamente anti-cristiane quali il culto del mito dell'edonismo e del successo, l'impunità per i potenti, i ricchi e i furbi, l'intolleranza, il razzismo, la xenofobia che alimenta la violenza e imbarbarisce il clima sociale, la distruzione sistematica di ogni valore relazionale tramite un terrorismo mediatico quotidiano fatto di grandi fratelli, amici e isole dei famosi. Un'ipocrisia sfacciata e arrogante che pretende di dare il voto in condotta ai ragazzi e non accetta giudizi sui propri comportamenti immorali che fanno scuola ai giovani e di cui giunge persino a vantarsi.
Questi cattolici ci hanno insegnato che la politica non si fa solo in prossimità delle scadenze elettorali e soprattutto non si fa solo con le parole. I grandi politici sono i grandi uomini (cattolici e non) che hanno saputo lavorare insieme ad altri grandi uomini perché portatori di idee e progetti veri, concreti, grandi e tesi al bene di tutti (cattolici e non) e non hanno avuto timore di rischiare le proprie vite, la propria reputazione per il bene del paese.
Non basta fare memoria e condannare la dittatura passata. Occorre saper riconoscere le parole e i meccanismi che hanno portato il nostro paese nelle mani di un folle. E per questo servono uomini pensanti e liberi, capaci di rifiutare l'arruolamento nei “sacri recinti” elettorali, capaci di resistere alla satanica seduzione del potere. Questi uomini o queste donne voteremo, cattolici e non.