L'albergo diurno delle “Città invisibili” | Venga a fare la doccia da noi, Spoleto come “Isidora” - Tuttoggi.info

L’albergo diurno delle “Città invisibili” | Venga a fare la doccia da noi, Spoleto come “Isidora”

Carlo Vantaggioli

L’albergo diurno delle “Città invisibili” | Venga a fare la doccia da noi, Spoleto come “Isidora”

Mer, 22/07/2026 - 07:02

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Ma è proprio vero che Spoleto è come Isidora?
Racconta Italo Calvino nel suo celebre “Le città invisibili” che all’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici, e a cui viene desiderio di una città, può trovare sul suo percorso Isidora.

È questa una città meravigliosa, proprio nel senso della meraviglia metafisica, in cui si costruiscono cannocchiali a regola d’arte e violini dal suono ineguagliabile, Quando il forestiero, in cerca di ristoro a Isidora, dovesse mai scegliere tra due donne alla fine ne incontra sempre una terza e qui sa per certo che le lotte tra galli finiscono sempre in risse sanguinose tra gli scommettitori

Un luogo desiderato e dei sogni che guarda caso ha una sua copia esatta in Spoleto, terra Umbra. Una città ideale che accoglie un forestiero con mille cose fitte fitte e belle bellissime.

Ogni giorno che il calendario segna c’è una novità fatta apposta per gli avventori vacanzieri o magari cavalcatori, come quelli descritti da Calvino. Non ci mancano gli ottici, i violini melodiosi, le giovani ragazze e i ragazzi accoglienti e abbiamo un discreto numero di galli Cedroni che pugnano continuamente su campi diversi, inclusa la scommessa delle scommesse, quella politica. Scommettitori di tutte le età si azzuffano sanguinosamente senza mai trovare né un vincitore, né un vinto, così da ricominciare continuamente a scommettere sul nulla di fatto. Se Spoleto dunque non è una città dei sogni, allora non ci rimane che il Nirvana.

Una delle novità appena sfornata è quella del progetto di riqualificazione bello bello bello dell’albergo diurno di Piazza della Vittoria, dalla parte del Ponte Sanguinario. (qui troverete cifre riferimenti e quant’altro) Un luogo sicuramente da riqualificare, Ponte incluso, ma che non manca di provocare stupore in chi osserva, sulla nuova destinazione sognata.

Un albergo diurno con servizi come quelli antichi antichi di quei trafficatissimi luoghi di passaggio che erano le stazioni ferroviarie o aree a loro limitrofe, per cavalcatori di commercio o militari guerrieri in licenza breve, viaggiatori a dorso di cammello con e senza meta definitiva o trafficanti di qualcosa in cerca di intimità, da pannicello caldo dal barbiere.

Scrive in lingua originale e con la consueta certezza granitica del “io so io e voi…ciccia”, il nostro Kublai Kan-Sisti, sindaco di Spoleto-Isidora:

Se prendete visione dell’opera di rigenerazione dell’albergo diurno vi renderete conto del ruolo strategico per la valorizzazione turistica della città. Il collegamento con San Salvatore, bene UNESCO che vedrà il restauro del monastero degli agostiniani e della casa del custode nella parte monumentale del cimitero, raggiungibile attraverso la via pedonale della traversa a via cacciatori delle alpi con parcheggio nel lato della complesso della Manzoni prospiciente all’ex-vigili del fuoco.”

E dopo la strategia, lo stesso aggiunge inesorabile: “Le città per intercettare i flussi turistici dei ‘cammini’ o in generale della mobilità dolce devono dare servizi. Il flusso di queste persone è notevole e con una buona disponibilità a spendere”.

E quindi come insegnava un noto barista spoletino, mentre serviva un turista-cavalcatore che chiedeva di mettere il 5° gusto su un cono da due euro, “Ecco… mo daje forte a cioccolato!”

Cosa poteva mai mancare dunque a Spoleto-Isidora se non un luogo per farsi la doccia, asciugarsi i capelli, fare magari un riposino, cambiare o abbeverare il cavallo, spazzolare il cammello o gonfiare le ruote della bici in attesa della destinazione finale, quella di raggiungere a piedi con scarponi e bastoni da passeggio la Basilica di San Salvatore ?

Anzi a dirla tutta sarà una tappa obbligatoria, trend e di moda passare per l’area ristoro e restauro, trucco e parrucco, “acqua e olio tutto a posto?”, di Piazza della Vittoria. Non possiamo nemmeno immaginarci le folle oceaniche di turisti “glicemici”, pardon “dolci” che aggrediranno il percorso pedatorio indicato da Kublai-Sisti, in direzione cimitero. Senza contare l’esperienza decisiva dell’area recuperata della Casa del Custode. Francamente ci sfugge cosa ci si possa fare dentro, visto che comunque siamo adiacenti al luogo del riposo eterno. Magari non un altro diurno. Un luogo questo, rigenerato per carità, che somiglia molto all’altra città invisibile calviniana di Argia. Quella di cui si dice “È là sotto” (sotto terra ovviamente) e dove se accosti l’orecchio al terreno a volte senti sbattere una porta!

Il sindaco cita le “città dei cammini”, e se la mission è questa per lo sviluppo futuro, visto anche un certo progetto annunciato di sistemazione dell’attuale Piazza Garibaldi, con aiuole e laghetti, ci domandiamo se più che Isidora non stiamo trasformandoci in una nuova Samarcanda o magari una novella Timbuktu. E visto che ultimamente è tutto un rifiorire impetuoso del “bel tempo che fu”, togliamo l’asfalto dalle vie principali, torniamo a carrozze e cavalli, sicuramente ecologico e concimante. O torniamo agli odori forti da carovaniere dopo un mese senza lavarsi e vedrai che allora la doccia+sauna a piazza della Vittoria, con dispenser di bagnoschiuma, almeno evitiamo la saponetta che devi piegarti per raccoglierla – perché col carovaniere in giro da un mese non si scherza – sarà meglio del 25 aprile: una vera liberazione. E del resto come dice l’antico adagio, “al carovaniere non far sapere come è utile il dispenser…senza pere”.

Insomma, con la nostra consueta dose di cialtroneria, vorremmo segnalare che le certezze granitiche dei regnanti con i soldi di Pantalone, non sono mai foriere di cavalieri o carovanieri sognanti che arrivano in città per riposare e spendere. Accidenti a noi e a questa perenne idea di città come un Suq.

Se qualcuno volesse perdere del tempo a leggere la descrizione originale di Isidora, scoprirà che il finale pensato da Calvino somiglia maledettamente alla Spoleto attuale e crediamo noi, anche futura.

Citiamo testualmente “A tutte queste cose egli pensava (l’uomo che cavalca) quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui da giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.”. Una sentenza inappellabile.

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