Pagnottata conto terzi, Umbria Jazz all’asta | Il patron contro Perugia 1416

Pagnottata conto terzi, Umbria Jazz all’asta | Il patron contro Perugia 1416

Pagnotta, “dal Comune a noi solo 50mila euro” | Severini assente, Bertinelli ‘difende’ il Comune

In tempi di ‘golpe’, magari orchestrati, non vorremmo fare parallelismi immaginifici. Eppure, a figurarsi uno scenario più esotico della ‘medievale’ Perugia, la sfuriata di questa mattina del patron di Umbria Jazz, Carlo Pagnotta, durante la conferenza stampa di chiusura dell’edizione 2016 del festival, fa volare la mente a quello che è accaduto nelle ultime ore in Turchia, con quel colpo di Stato fallito, che a più di qualcuno puzza di ‘pantomima’, pronta ad essere strumentalizzata. Come se insomma, dietro la macchina da presa, ci sia un regista diverso dall’attore che recita sul palcoscenico, e la scenografia sia stata creata ad arte. Aldilà del Bosforo, si fronteggiano potere costituito e militari, mentre le grandi potenze muovono i loro pedoni comodamente sedute alla finestra. Qui in casa nostra, un Pagnotta in piena forma ‘attacca’ il Comune di Perugia, sguarnito in fanteria e con il solo assessore al bilancio Cristina Bertinelli a difesa del re. In prima linea, anche la Regione, con la presidente Marini e l’assessore Cecchini: la prima rivendica aiuti da Palazzo Donini a Umbria Jazz come a nessun altro festival, con finanziamenti per 650mila euro all’anno. La seconda non fa neanche in tempo a parlare perché il golpe di Pagnotta arriva prima.

Nella partita perugina di oggi, succede quindi che, durante la conferenza stampa di chiusura dell’edizione 2016 di Umbria Jazz, in una Sala dei Priori dell’Hotel Brufani piena di giornalisti, il patron della manifestazione, Carlo Pagnotta, sbotta. Marini inizia parlando della necessità di costituire un cordone attorno a Umbria Jazz, per aiutare e sostenere il festival in maniera strutturata, e farlo camminare anche con gambe costruite e mosse dalla presenza di sponsor fissi. Alla buon’ora, verrebbe da dire, considerando che UJ è ormai over 40 e i mecenati stanno tornando di moda in Italia. I relatori in conferenza sono tutti impegnati a ringraziare, con i loro interventi, lo staff tecnico, gli artisti, i lavoratori che fanno funzionare la macchina di Umbria Jazz non certo per 10 giorni d’estate, ma tutto l’anno. Tutti, tranne Pagnotta, il quale, “si vede che sta bene: avrà fatto le analisi mediche di controllo, avrà visto che la salute è ok, allora si sarà concesso una sfuriata”, dice qualcuno con un sorriso tra il soddisfatto e il beffardo. Alle pagnottate siamo abituati: ma quella di oggi è stato uno show in piena regola. Con il patron che lancia la granata ed esce dalla sala, prima che la voce della Marini non lo preghi di rientrare.

Sindaco del capoluogo, Andrea Romizi, ma soprattutto assessore alla cultura, Teresa Severini, non pervenuti: a Pagnotta la mossa non piace, e come una molla ne approfitta per sferrare l’attacco. “Il festival di Umbria Jazz non è né di Perugia né di Orvieto. Grazie al festival, 400mila persone accorrono in città. Non possiamo accettare che a Perugia 1416 vengano dati dal Comune 200mila euro, mentre a Umbria Jazz solo 50mila. Il festival, se troverà sponsor, anche istituzionali, convinti nel dare più fondi, se ne andrà da Perugia“. Come a dire che Umbria Jazz è all’asta al migliore offerente. La polemica è montata in realtà già quando Pagnotta ha cominciato a parlare e ha fatto riferimento alle Clinics della Berklee College of Music: “è inaccettabile che non vengano istituzionalizzate. Abbiamo più di 250 studenti ogni anno, provenienti da ogni parte del mondo. Eppure ogni anno dobbiamo partecipare ai bandi per riuscire a restare in piedi. Se non ci fosse stato anche l’aiuto della Fondazione Cassa di Risparmio l’esperienza si sarebbe conclusa da tempo“. E poi continua: “il sindaco Romizi a breve si sposerà, e gli faccio i miei migliori auguri. Riceverà molti regali, ma uno vorrei chiederglielo io: che ci sia lo sforzo, tra Marini, Cecchini, Romizi e Severini di sedersi attorno a un tavolo, e di parlare seriamente del futuro di Umbria Jazz“.

Pagnottaa quel punto si alza e se ne va, dopo aver rimarcato la differenza di fondi ricevuti da parte del Comune da Umbria Jazz e da Perugia 1416 (parte dei quali, per onore di cronaca, provengono comunque dal milione di Perugia Capitale. La rievocazione storica riceverebbe inoltre 100mila euro per il 2016, altrettanti 100 per il 2017 e 75mila euro nel 2018). Il patron dopo poco ricompare in sala, mentre la presidente Marini gli chiede di tornare a sedere al tavolo. Lui resta tra gli spettatori. Ne ha per tutti, anche per il Teatro Pavone: “è pieno di acari e di pozzanghere. Andate a chiedere ai dipendenti che ci lavorano quali sono le condizioni di quel teatro. Eppure si investe denaro per farlo funzionare“. Il riferimento è di nuovo tutto ‘contro’ l’amministrazione perugina, che ha messo a bilancio 500mila euro per il suo restauro. “Se devo organizzare uno spettacolo lì dentro, e pagare l’affitto, tanto vale tornare al Morlacchi“, chiude Pagnotta, riferendosi anche alla capienza dei due teatri.

Una polemica fatta senza conti alla mano: gli unici numeri che snocciola riguardano il taglio di quest’anno alla direzione artistica, che ha sofferto di 250mila euro in meno, e della riduzione degli incassi. “Ma il prezzo dei biglietti è sceso di molto rispetto al 2015″, giustifica. Troppi tagli per il patron, che ventila il desiderio di avere per Umbria Jazz Bruce Springsteen: “è andato a Roma. Ci proviamo sempre, ma non credo lo avremo mai, anche se l’assessore Fioroni ha detto che ci pensa lui”, dice sconsolato Pagnotta, che però rivendica l’importanza di un festival internazionale, che ha spopolato in Cina, dove a breve tornerà con un nuovo progetto. “Sono loro a volerci“, sottolinea. Per Umbria Jazz 2017, appuntamento dal 7 al 16 luglio. Intanto questa sera Uj2016 si conclude con Stefano Bollani e Chick Corea, con un intermezzo di Joey Alexander.  In dieci giorni, con oltre 230 eventi cui hanno dato vita 450 musicisti, il festival valuta in circa 400 mila le presenze. Sono più di 32 mila gli spettatori paganti (oltre 25 mila all’arena) per un incasso di 1,2 milioni di euro.

A Perugia dunque la battaglia politica si combatte anche sul terreno della cultura: a fronteggiarsi, ci sono da una parte i grandi festival, mentre dall’altra lo stereotipo, semplificato nella descrizione dai suoi critici, della sfilata medievale in calzamaglia. E Marini lo dice, anche esprimendo il proprio cordoglio con quanto accaduto nella strage di Nizza (il Nice Jazz Festival è stato infatti annullato, dove doveva andare in scena anche lo spettacolo di Melody Gardot, qui a Perugia lo scorso 14 luglio), con un tocco di soft-power geopolitico che farebbe impallidire anche i grandi teorici: “vogliamo difendere la cultura, a presidio dei nostri valori. Dobbiamo resistere attraverso la cultura, prima ancora che con le armi”. Frasi a difesa di Umbria jazz, che Marini ripete ‘off-records’, davanti ad alcuni giornalisti, dicendo: “non c’è nessun festival in Umbria migliore, per presenza di pubblico e qualità artistica, di Umbria Jazz. Perugia 1416 forse avrà questi numeri quando festeggerà il suo centenario”. Chissà cosa ne penserà, geopoliticamente parlando, l’assessore Severini, che ha riportato a Perugia un Braccio Fortebracci, con spada e armatura, dal lontano 1416.

C’è da pensare che il sipario su questa storia non calerà all’ultima nota di Bollani, atteso questa sera. Il sindaco Romizi non si è fatto attendere e nel pomeriggio ha inviato una sua nota: “il Comune di Perugia tiene in grande considerazione Umbria jazz, consapevole del valore culturale e dell’indubbio ritorno di immagine ed economico che la città ha grazie alla manifestazione. Uj e Perugia sono ormai complementari, la prima per i tanti benefici che produce al capoluogo, la seconda per lo straordinario ed unico palcoscenico che mette a disposizione. Al tempo stesso l’Amministrazione, ancor di più in questo difficile momento congiunturale, deve essere in grado di gestire ed utilizzare al meglio le proprio risorse. Va considerato che se è vero che il contributo ad Uj è di 50mila euro annui, è altrettanto vero che l’impegno economico del Comune, in termini di servizi, fondamentali per la riuscita dell’evento, è almeno di tre volte tanto. Questo oltre ai 50 mila euro dati dall’Assessorato alla Cultura per la stagione del Jazz Club e per le Clinics.
Per ciò che riguarda Perugia 1416, per la quale l’Ente, visto che si tratta della prima edizione e di conseguenza più bisognosa di sostegno, ha investito in questo anno 100 mila euro,  diventa difficile un confronto visto che le due manifestazioni presentano caratteristiche e obiettivi diversi. La rievocazione, infatti, oltre che culturale ha un valore sociale, puntando al rafforzamento del rapporto tra cittadini e tra quartieri, e rispondendo, dunque, ad altro tipo di esigenze. Il Comune  conferma e ribadisce, come già detto, l’interesse e l’impegno nei confronti di Uj, evento di grande prestigio, la cui storia si sposa ed intreccia con quella della città. E’ per questo che siamo come sempre a disposizione per qualsiasi costruttivo confronto“.

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