Vicenda Arconi, Italia Nostra attacca la Soprintendenza - Tuttoggi

Vicenda Arconi, Italia Nostra attacca la Soprintendenza

Cristiana Mapelli

Vicenda Arconi, Italia Nostra attacca la Soprintendenza

A palazzo Cesaroni Casciari e Leonelli interrogano la giunta per sapere se progetto stravolto pregiudichi cofinanziamento di 3 milioni
Sab, 23/09/2017 - 13:59

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Progetti modificati, poca partecipazione cittadina e le autorizzazioni della Soprintendenza. Questi alcuni dei capitoli della polemica storia degli Arconi di Perugia, protagonisti di una vicenda nell’occhio del ciclone.


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Italia Nostra, l’associazione che con un esposto in Procura ha portato i carabinieri del Noe e della tutela del patrimonio negli uffici di palazzo dei Priori per acquisire documenti ed ha bloccato il cantiere impegnato per il progetto di realizzazione della biblioteca multimediale in piazza della Rupe, dopo un botta e risposta con il vice sindaco di Perugia Barelli – anche ex presidente della sezione perugina dell’associazione – ora punta il dito sulla Soprintendenza. Come? Elencando le tante incronguenze che questo progetto ha fatto emergere.

Difformità

Tra il progetto del 2013 e quello di adesso le difformità ci sono e sono evidenti, scrive Italia Nostra, perché nel preliminare – il progetto del 2013 – non esistono volumi e strutture aggettanti e la biblioteca è confinata entro gli arconi. Nell’esecutivo, invece, emerge la soluzione con tre solai aggettanti: “Si deve quindi senz’altro osservare – spiega l’architetto Luigi Fressoia –  che tale secondo progetto esecutivo non è il consueto e dovuto sviluppo del precedente preliminare, bensì cosa del tutto diversa e nuova avendo diversa superficie comportata dall’espansione predetta, avendo diversa soluzione strutturale, addirittura comportante nuovi volumi edilizi, operante brecce su muri portanti delle sostruzioni trecentesche del quattrocentesco Palazzo del Capitano del Popolo al fine di ottenere i desiderati passaggi di congiunzione predetti”. 


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Complesso monumentale

Giova ricordare che gli Arconi – prosegue l’analisi di Italia Nostra – che sono quattro, di cui uno già impegnato dallo sbarco delle scale mobili del Minimetrò e gli altri tre impegnati da questo progetto, col soprastante Palazzo dell’Università, Studium, ora espansione degli uffici giudiziari e soprattutto con le sottostanti sostruzioni di fondazione e supporto, sono parte del vasto complesso denominato Sopramuro, operazione urbanistico-architettonica iniziata nella prima metà del Duecento e terminata nei due primi decenni del Cinquecento, tesa ad ampliare lo spazio urbano allora delimitato dal Muro Etrusco”. Un complesso vincolato da apposite leggi che consentono solo interventi di manutenzione e restauro. “Come mai –  si chiedono dall’associazione – nei documenti del comune manca del tutto la relazione storica «pur dovuta e giustamente pretesa in ogni intervento che riguardi monumenti ed edifici storici?”. Mancanza, questa, che secondo Italia Nostra dà contezza “specie per l’ente di tutela, della consapevolezza dei progettisti circa i valori su cui accingono a porre le mani. Una mancanza che spiega benissimo l’assenza del necessario approccio prima di tutto conservativo di un intervento proposto, approccio conservativo istituzionalmente connesso col vincolo e con l’esercizio della sua tutela e quindi ineludibile“.

Le autorizzazioni

Soprintendenza che al momento ha consegnato all’associazione una sola autorizzazione “quando invece, dai documenti presi in comune, emerge che sussistono almeno altre cinque autorizzazioni. Sono riferite al progetto preliminare o esecutivo? Come è possibile che si siano autorizzati nuovi volumi, passerelle in breccia su muri portanti storici e si facciano nascondere muri pregiati finora rimasti sempre in vista?”.

Attacco alla Soprintendenza

E ancora, risultano poco chiari, i passaggi temporali con cui le autorizzazioni sarebbero state concesse. “E’ proprio incomprensibile il comportamento della Soprintendenza – continua Italia Nostra –  che non solo elargisce in copia meno autorizzazioni di quante ne ha rilasciate, bensì non vuole allegarvi -a ciascuna- il relativo fascicolo progettuale, senza il quale però non è possibile capire cosa autorizza ogni autorizzazione, quindi denegando di fatto l’accesso agli atti. Sembra ci sia un comportamento da ‘due pesi e due misure’ a seconda che il proponente un progetto sia privato cittadino/progettista oppure un ente pubblico in violazione del principio cardine di non discriminazione nell’esercizio dell’azione amministrativa. E’ infatti evidente a tutti la disparità di rigore, severità e tempi. Disparità forse riconducibile a una pervasiva “politicizzazione di tutto” che impregna ormai in modo totalitario le istituzioni”.

Da palazzo Cesaroni

Ma la polemica sugli Arconi, da palazzo dei Priori arriva fino a palazzo Cesaroni dove i consiglieri regionali del Pd Giacomo Leonelli e Carla Casciari hanno depositato un’interrogazione alla giunta per sapere “se la Regione Umbria sia stata portata a conoscenza delle modifiche apportate al progetto di riqualificazione degli Arconi, in Piazza della Rupe a Perugia, e se tali modifiche possano, o meno, pregiudicare il cofinanziamento regionale di 3 milioni e 480mila euro”. I consiglieri dell’area dem hanno in sintesi chiesto agli uffici competenti di verificare la correttezza dell’operato del Comune e se ancora sussistono i requisiti per il finanziamento.  Poco prima di depositare l’interrogazione, l’assessore regionale Cecchini aveva speso parole di elogio per il progetto, “una proposta seria che arricchisce Perugia, la sua cultura e la sua socialità”, aveva detto assicurando che è in stretto contatto con gli uffici comunali e verificherà, come per tutti i progetti finanziati, l’esattezza delle procedure.

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