Terza ondata Covid e picco influenzale, l'Umbria si prepara per la nuova emergenza di fine gennaio

Terza ondata Covid e picco influenzale, l’Umbria si prepara per la nuova emergenza di fine gennaio

Massimo Sbardella

Terza ondata Covid e picco influenzale, l’Umbria si prepara per la nuova emergenza di fine gennaio

Gio, 26/11/2020 - 12:46

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Terza ondata Covid e picco influenzale, l’Umbria si prepara per la nuova emergenza di fine gennaio

L’Umbria di prepara alla terza ondata Covid e al piccolo influenzale, atteso tra la fine di gennaio e i primi di febbraio. Una nuova emergenza da affrontare con un’adeguata capacità di risposta sanitaria, in strutture e personale.

Covid in Umbria, dati in miglioramento

Nelle comunicazioni all’Assemblea sull’andamento della pandemia in Umbria e sulla tenuta del sistema sanitario, la presidente Donatella Tesei ha ricordato i dati in miglioramento in Umbria. Con i casi di positività al Covid sotto quota 10mila, le terapie con un numero costante di pazienti (intorno ai 70) e l’indice Rt sotto 1, pur con un tasso di letalità cresciuto.

I posti letto Covid occupati in Umbria sono il 50% di quelli disponibili, il 55% per la terapia intensiva. (130 attivate e 62 quelle subintensive, partivamo da 55 e 4). I posti letto Covid attualmente sono 584. Tesei ha ricordato che l’Umbria partiva, un anno fa, da 28 posti letto per le malattie infettive, 55 terapie intensive e 4 subintensive.

L’aggiornamento della protezione civile sui contagi di oggi

L’aggiornamento della protezione civile sui contagi è arrivato poco dopo l’intervento della presidente Tesei: nell’ultimo giorno in Umbria si contano 343nuovi positivi (su circa 4.800 tamponi processati) e 832 persone guarite. Purtroppo si registrano altri 14 decessi: a Deruta, Foligno (4), Narni, Orvieto (2), Perugia (2), San Giustino, Terni (2), fuori regione.

I pazienti Covid ricoverati sono 418 (erano 432 il giorno prima), di cui68 in terapia intensiva,

Tesei: “Le misure restrittive hanno funzionato”

“L’Umbria è lontana dall’essere la maglia nera delle Regioni italiane” ha rivendicato. Insieme al fatto che “le misure restrittive della Regione Umbria hanno funzionato”.

Terza ondata Covid e influenza

La parola d’ordine, però, è “non abbassare la guardia”. E prepararsi alla fase 3. Dove alla terza ondata Covid – ormai data per scontata – si sommerà il picco influenzale, atteso per la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio.

“Dobbiamo rivedere le misure restrittive, scaricare le strutture sanitarie e pensare alla fase 3” ha detto Tesei. Che ha ricordato come, anche in vista della fase 3, si continuerà a lavorare al Piano di salvaguardia per l’implementazione delle strutture sanitarie. Spiegando che da aprile la Regione sta valutando anche altre soluzioni, come l’ex Milizia di Terni e le strutture universitari di via del Giochetto a Perugia. Valutazioni che riguardano la fattibilità tecnica degli interventi, i tempi, i costi, la disclocazione dello scarso personale e l’utilità futura di questi interventi emergenziali.

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Le terapie intensive e il “caso” Civitanova Marche

Proprio in vista della fase 3 l’Umbria lavorerà per attivare comunque i 44 ulteriori posti di terapie intensive. Che saranno 32 negli ospedali di Terni e Perugia e 12 nell’ospedale da campo della Regione.

La prospettiva di 14 posti emergenziali presso l’ospedale di Civitanova Marche, ha ribadito Tesei, è solo per la gestione di un eventuale picco incrementale della pandemia in attesa di avere altre disponibilità. Quindi come eventuale intervento residuale.

“Al momento di questa eventuale opportunità non c’è bisogno. Questo era e questo rimane lo scopo” ha chiarito ancora una volta Tesei. Difendendo l’operatore di Guido Bertolaso, consulente a costo zero per la Regione Umbria, “persona che come comunità umbra dovremmo soltanto ringraziare”.

“Nessun umbro è stato portato a Civitanova” ha detto ancora Tesei. Ricordando come nella fase 1 e in quella attuale negli ospedali umbri siano curati pazienti provenienti da altre regioni.

L’ospedale da campo

Nel frattempo, sono stati attivati gli ospedali da campo dell’Esercito a Perugia e della Croce Rossa a Terni. “Ci hanno dimostrato – ha detto Tesei -che in Italia non ci sono ospedali da campo per 38 posti Covid”. Quelli dell’ospedale da campo finanziato dalla Banca d’Italia, che l’Umbria potrà avere da metà dicembre. Una scelta che Tesei ha difeso.

I 25 milioni del Piano Arcuri

Quanto al piano da 25 milioni concordato con il Governo, che ricordato che solo dai primi di novembre si è potuto avviare la progettazione. In Umbria come nelle altre Regioni. La rapidità di questa ondata del Covid e la difficoltà ad effettuare interventi strutturali in piena pandemia ne rendono comunque difficile l’attuazione.

L’appello agli umbri

Tesei ha quindi parlato dei possibili parziali allentamenti delle misure nazionali e regionali che ci saranno a breve: “Ora sono cruciali i nostri comportamenti sociali. Per convivere con il Covid nella fase 3 che può essere altrettanto feroce”.

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Quindi l’appello agli umbri: “I comportamenti corretti di tutti faranno la differenza nel superare questa fase e per la ripartenza nel futuro”.

Le proposte delle opposizioni

L’opposizione ha rilanciato, con il capogruppo Pd Tommaso Bori, il proprio piano di proposte in 10 punti. Che verranno discussi in Commissione. Il portavoce dell’opposizione, Fabio Paparelli, ha auspicato che, a Roma come a Perugia, in vista della terza ondata si faccia ciò che non è stato fatto finora. Ricordando come altre Regioni abbiano utilizzato autonomamente i fondi messi a disposizione dal piano Arcuri.

Paparelli ha chiesto di recuperare il sistema di tracciamento e di migliorare il sistema delle liberatorie per chi non è più positivo al Covid.

Le opposizioni ribadiscono la propria contrarietà al progetto dell’ospedale da campo. E chiedono di porre rimedio al tema dei temi: le assunzioni e le stabilizzazioni del personale sanitario.

Paparelli, Bori e Porzi hanno poi posto il tema della Rsa e delle Residenze protette, che ospitano persone anziane o diversamente abili. Persone vulnerabili, che necessitano di una particolare attenzione, dal punto di vista sanitario, ma anche sociale.

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