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Spoleto, nel giorno del suo compleanno un bel ricordo del Prof. Ugo Laudicina

Redazione

Spoleto, nel giorno del suo compleanno un bel ricordo del Prof. Ugo Laudicina

La cugina Maria Caterina Morella celebra il compianto Prof. Laudicina con un ricordo di gioventù
Ven, 22/07/2016 - 11:39

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Spoleto, nel giorno del suo compleanno un bel ricordo del Prof. Ugo Laudicina

di Maria Caterina Morella

Oggi mio cugino Ugo avrebbe compiuto 68 anni.
Era un uomo colto, socievole anche se riservato, possedeva il dono della pacatezza e della tolleranza, stimato professore e padre tenerissimo.
“Spoleto piange uno dei figli più illustri” Cosi’ la sua città ha voluto ricordarlo.
Ma a me, in queste notti d’estate tornano in mente, vive come non mai, immagini di tanti anni fa’.
Ti ricordi, Ughè, quante volte abbiamo giocato da ragazzini tra i porticati e le rovine archeologiche della caserma Minervio: quel monastero della Stella trasformato, all’epoca, in un piccolo agglomerato di abitazioni per ufficiali e sottufficiali?
Tu eri schierato con i maschi ed io con le femmine, ma spesso ci riunivamo in “progetti comuni”, come quando si giocava alla guerra sul prato che sormontava l’anfiteatro romano: tu mi affidavi il ruolo di crocerossina ed io ne ero tanto orgogliosa.
E poi ci si divertiva a giocare a zigo, a guardia e ladri oppure a nascondino fra le lenzuola dei soldati stese nella “zona lavanderia” di quel gran paese dei balocchi , tanto mi appariva, allora, la caserma Minervio dove ti ho visto pattinare, fabbricare fionde incidendo artisticamente rametti biforcuti, sparare proiettili di carta con le cerbottane e anche cimentarti in prove di coraggio, come quando ti imponesti di affrontare una fantomatica “ mano nera” che, nei crepuscoli autunnali, sarebbe apparsa fra le crepe dell’anfiteatro.
Ti ho visto riparare le ruote delle biciclette, fabbricare i monopattini, intrecciare lo scoubidou per confezionare portachiavi i , scambiare i giornaletti o barattare le figurine dei calciatori, quando c’erano Jair, Mazzola e Suarez , perché tu tifavi per la squadra dell’Inter e di conseguenza anche io ho sempre tifato per la squadra dell’Inter.
Eravamo entrambi birichini e tignosetti: spesso andavo a lamentarmi da tua madre, che era mia zia, invocando giustizia perché mi avevi “canzonato” o , ancor peggio, perchè mi avevi procurato la più insostenibile delle vergogne, rivelando a squarciagola l’improbabile cotta che mi ero presa per il più bello dei tuoi amici.
E’ vero che eri dispettosetto, ma, se qualcuno si azzardava a toccarmi erano guai! e poi eri leale: non ti sei mai tirato indietro nel pagar pegno affrontando le penitenze più strampalate, come quando ti toccò dire ad un colonnello che si chiamava Fiore che somigliava ad un ciclamino.
Mi ricordo di tutto, anche quando mi ribattezzasti “Cater” che avrò avuto 12 o 13 anni e da allora mi hai sempre chiamato così, con mio grande compiacimento ( da diverso tempo, a mia volta, ti avevo ribattezzato Ugus)
Poi la vita ci aveva diviso un po’, come è normale che accada quando si cresce, ma, evidentemente, sotto alcuni aspetti tanto cresciuti non lo eravamo, se considero l’accanimento giocoso, gli sfottò e la voglia di batterci a vicenda che ci aveva coinvolto esageratamente da quando avevamo preso l’abitudine di giocare a scopone.
L’ultima grande sfida,durata per quasi più di 4 ore,l’abbiamo affrontata il giorno di Pasqua di quest’anno.
Poco prima che te ne andassi, ho avuto il tempo di trascorrere con te una notte e anche in quella occasione sei stato grande!
Credendoti profondamente assopito sotto l’effetto della morfina, ricordo di essere uscita dalla stanza rimanendo appena appena dietro la porta, quando alcuni strani colpi di tosse mi hanno indotta a rientrare velocemente, ma così velocemente da aver avuto il tempo di cogliere sul tuo volto smagrito l’ombra di un sorriso, di quell’inequivocabile sorriso un tantino beffardo che ti increspava le labbra quando, in qualche modo, “mi ci avevi fatto cascare”… So che avevi finto di tossire per richiamarmi a te!
Quando ti ho salutato eri nuovamente altrove.
Sapevo che non ti avrei più rivisto, almeno non in queste stanze terrene, come sapevo che mi sarei conservata per sempre nel cuore il ricordo di quel sorriso.
Grazie di tutto, Ugus, e, dovunque tu sia, ti raggiunga tutto il mio affetto.
Cater.


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