Spoleto IMS, lavoratori disperati "Senza soldi e futuro". Presidio in Comune, il flop del sindacato - AGGIORNAMENTI: il monito di Benedetti, la nota tardiva delle OOSS (nei Commenti) - Foto TO® - Tuttoggi

Spoleto IMS, lavoratori disperati “Senza soldi e futuro”. Presidio in Comune, il flop del sindacato – AGGIORNAMENTI: il monito di Benedetti, la nota tardiva delle OOSS (nei Commenti) – Foto TO®

Redazione

Spoleto IMS, lavoratori disperati “Senza soldi e futuro”. Presidio in Comune, il flop del sindacato – AGGIORNAMENTI: il monito di Benedetti, la nota tardiva delle OOSS (nei Commenti) – Foto TO®

Ven, 04/05/2012 - 14:54

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Spoleto IMS, lavoratori disperati “Senza soldi e futuro”. Presidio in Comune, il flop del sindacato – AGGIORNAMENTI: il monito di Benedetti, la nota tardiva delle OOSS (nei Commenti) – Foto TO®

Jacopo Brugalossi

Sono senza soldi e senza speranze ma disposti a tutto per salvare il proprio posto di lavoro. Alla Ims di Spoleto, l’azienda metallurgica che fa capo al Gruppo Castiglioni, gli operai stanno vivendo una nuova stagione di disperazione. Da ieri sera hanno proclamato lo sciopero ad oltranza per il mancato pagamento dello stipendio e anche stamattina si sono ritrovati a presidiare il cancello di ingresso alla fabbrica. Un picchetto, presenti una settantina di dipendenti, che intorno alle 9 si è trasferito a palazzo comunale dove il sindaco Daniele Benedetti ha risposto al loro appello.

Mail “indignata” – Il presidio era stato annunciato ieri sera ai quotidiani attraverso la mail di un operaio. L’uomo, che si firma “indignato”, scriveva così: “Sono un operario cassa integrato dell'Industrie metallurgiche Spoleto (ex pozzi) sono due mesi che non ci pagano, abbiamo bisogno della stampa per fare sapere all'Italia quanto la nostra azienda sta giocando sporco con le nostre vite, tenendoci all'oscuro dei loro programmi e non dandoci lo stipendio. Venite domani alla nostra sede di Spoleto dalle 6:00 in poi troverete una massa di operai disperati che manifesteranno contro la direzione ASSENTE e menefreghista, ABBIAMO BISOGNO DI VOI aiutateci a smuovere le istituzioni al fine di risolvere i problemi dell'azienda, unica grande realtà del comprensorio spoletino”. Di stampa però quest’oggi ce n’era davvero poca, un paio di redazioni inclusa quella di Tuttoggi.info.

Senza soldi e futuro – A quanto dichiarano gli operai l’ultimo stipendio pagato risalirebbe al mese di febbraio: non un euro è stato versato a marzo, né ad aprile. In più, confermano alcuni rappresentanti della Rsa, la cassa integrazione a rotazione non funziona per tutti. Ci sarebbero ancora una decina di persone – “quelle più scomode per la direzione dello stabilimento” dicono i presenti – che non mettono piede in fabbrica dall’agosto 2011. Attualmente, il comparto della ghisa lavora quasi al completo grazie alle commesse della Fiat e di una multinazionale tedesca, mentre quello dell’alluminio è completamente fermo. Ad alimentare le preoccupazioni dei lavoratori contribuisce l’assenza di un piano industriale, che fa vacillare anche le già flebili speranze. Specialmente quelle di chi ha una famiglia e dei figli da mantenere e non sa per quanto ancora potrà provvedere ai loro bisogni.

La disperazione – La situazione per alcuni di loro è disperata. Al punto che, ironia della sorte, c’è chi può far spesa solo presso qualche piccolo esercizio di alimentari “che ancora ti fanno credito”. Insomma, si torna a ‘segnare’ quello che si acquista con la promessa di pagarlo. Prima o poi. Un operaio confida di ricorrere spesso a questo metodo di pagamento, anche per mettere “venti euro di benzina, per raggiungere il lavoro e accompagnare i figli”.

“Non ci fidiamo più” – Erano le 19 di ieri (da poco era terminata l’assemblea che aveva deliberato lo sciopero ad oltranza) quando è arrivato il coupe de theatre da parte della proprietà. Una proposta, dai più definita un vero e proprio ricatto, che prevedeva, in cambio della rinuncia a scioperare, il pagamento entro oggi della metà dello stipendio di marzo scorso. L’altra metà sarebbe stata liquidata venerdì prossimo. “Non ci fidiamo più di queste false promesse – è il ritornello che ripetono i lavoratori davanti al Comune – siamo stanchi di essere presi in giro”.

“Se Maometto non va…” – Un barlume di speranza si è acceso sui volti dei 6 operai al termine dell’incontro con il primo cittadino. “La sensazione è che le istituzioni si stiano dando da fare per aiutarci – dicono – così come crediamo che la proprietà dell’azienda, a differenza della direzione di cui non ci fidiamo più da tempo, possa ancora fare qualcosa di importante per noi”. C’è da capirli. Essendo venuta meno la fiducia nei sindacati e nella direzione, i lavoratori devono pur appigliarsi a qualcuno che tenga vive la loro speranze. Benedetti è stato perentorio: “Se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto”, come a dire che è pronto a raggiungere Varese per incontrare Casiglioni e chiarire una volta per tutte il futuro di quella che è la più grande azienda metalmeccanica del comprensorio. Prima di lasciare piazza del Comune per far ritorno allo stabilimento, i manifestanti hanno discusso sull’eventuale ritorno al lavoro all’inizio della prossima settimana. “Se ci pagano metà stipendio rientriamo lunedì”, ha detto qualcuno. Ma non è affatto scontato che andrà così.

Ai ferri corti coi sindacati – Sembra ormai ridotta ai minimi termini la fiducia dei lavoratori nei confronti dei rappresentanti sindacali che nel corso degli anni hanno seguito le loro vicende. Che l’aria fosse piuttosto pesante si era capito già all’alba di stamani di fronte ai cancelli della fabbrica quando Umbro Conti (Uilm) ha provato ad aprire un dialogo con gli operai: un tentativo andato a vuoto per l’indifferenza mostratagli dalle maestranze. Nonostante il presidio si fosse spostato al centro storico, Giannini (Fiom-Cgil), Pierotti (Fim) e lo stesso Conti hanno preferito rimanere da soli davanti ai cancelli di Santo Chiodo, cercando di capire da lì come gestire la situazione. “Le commesse e il lavoro ci sarebbero anche – è stato il commento rilasciato a TO® dai tre – ma purtroppo manca la liquidità”.

La crisi del sindacato – Che le parti sociali a Spoleto siano in profonda crisi nei rapporti con i lavoratori lo si sa da tempo. Una ulteriore quanto amara prova è venuta martedì scorso quando per la festa del 1 maggio, davanti al palco della Triplice, si sono ritrovate sì e no una trentina di persone: in pratica neanche tutti i dirigenti sindacali del territorio. Perché di lavoratori non ce n’era traccia. Un clamoroso flop, a differenza di altre piazze umbre, specie per Cisl e Cgil da un po’ di tempo rimaste anche senza responsabili territoriali. Una curiosità: nel corso della cerimonia è stata consegnata al sindaco Benedetti una targa in ricordo del centenario della fondazione della Camera del lavoro a Spoleto che ricorre quest’anno (venne istituita nel febbraio 1912). Fin qui nulla di strano se non fosse che la targa reca la firma non della Cgil, ma di tutte e tre le sigle sindacali (la Cisl risale al 1948, la Uil al 1950): che sia la nuova stagione, tutta spoletina, dell’unità sindacale? Di certo i festeggiamenti e le iniziative che una simile data imponevano, in parte annunciate dal duo Mazzoli-Ciavaglia lo scorso febbraio (qui), fin qui non ci sono state. Segno di come il sindacato spoletino continui a soffrire lo strapotere folignate (a differenza della politica che sembra invece essersi smarcata dalla città della quintana) che per il proprio centenario – era il 2006 – organizzò svariati eventi. E’ stato invece formalizzato, a quanto è dato sapere da ambienti perugini, l’acquisto della nuova sede: la Cgil infatti a breve si trasferirà al quartiere di San Nicolò, per la gioia del dirigente Francesco Raspa che, ironizzano alcuni, potrà così fare ‘casa e bottega’. Resta però da capire se anche gli iscritti gradiranno la scelta di trasferirsi dal centro storico.

© Riproduzione riservata

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