Spoleto ha riabbracciato, in una occasione pubblica, uno dei suoi più illustri concittadini, il Colonnello Paolo Vincenzoni, Vice Comandante del Ros (Raggruppamento operativo speciale) dei Carabinieri, cui si devono negli anni molte operazioni nel contrasto alla criminalità organizzata, di stampo mafioso o meno, come a coloro che si sono macchiati dei più efferati delitti che hanno scosso l’opinione pubblica.
La sala dell’Hotel dei Duchi a malapena è riuscita a contenere le decine di persone che hanno voluto ascoltare la lezione del colonnello Vincenzoni, invitato per l’occasione dall’Associazione Nazionale Carabinieri Sezione “Sbarretti” di Spoleto presieduta dal cavaliere Gianni Fernetti e dall’Associazione Prima Spoleto del dottor Pietro Testaguzza.
Dopo il saluto del Sindaco – presenti tra le autorità il Presidente del Consiglio comunale Marco Trippetti con i consiglieri Alessandra Dottarelli, Alessandro Cretoni e Paolo Imbriani e l’assessore Giovanni Angelini Paroli – è stato il portavoce di Prima Spoleto e consigliere comunale Sergio Grifoni a presentare l’illustre ospite di cui sono state appena accennate, per volontà dello stesso, solo alcune delle inchieste da lui guidate e che hanno consentito alla magistratura di assicurare alla giustizia centinaia di criminali.
In sala presenti anche personale della locale Compagnia dei carabinieri, retta dal capitano Marco Rotondi, e del Commissariato della Polizia di Stato.
L’omaggio al Generale Dalla Chiesa
Il Vice comandante nazionale del Ros ha così ricostruito, sotto il profilo operativo e giuridico la storia del Reparto ma anche la legislazione che si è andata via via approvando per contrastare la criminalità organizzata.
Inevitabile quindi il ricordo della figura del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che proprio a Spoleto si formò come ufficiale dell’Esercito prima di passare all’Arma dei Carabinieri (fino al 2000 Prima Arma dell’Esercito, da quell’anno elevata a rango di Forza Armata autonoma), grazie al quale si deve la nascita dei primi nuclei e sezioni speciali (oggi il Ros), il debellamento del terrorismo come le Brigate Rosse, Prima Linea e Nar (fu lui ad attuare la strategia di infiltrare i carabinieri in quelle fabbriche e università – nel triangolo industriale tra Genova, Torino e Milano – in cui si evolveva il fenomeno criminale), la lotta alla criminalità organizzata che negli anni a cavallo tra il ’70 e l’90 si dedicava ai rapimenti di industriali e politici, fino al contrasto al narcotraffico che resta ancora oggi la principale “rendita” delle mafie come quella calabrese, siciliana, napoletana e pugliese.
Sotto il profilo normativo, senza il quale ben poco allora potevano le forze di polizia, sono state ricordate le figure dell’onorevole Pio La Torre (che con Rognoni approntò le prime leggi antimafia) e del giudice Giovanni Falcone (che collaborò a scrivere quella per l’istituzione dei Reparti e Servizi centrali di polizia giudiziaria).
Tanti gli aspetti toccati dall’ufficiale da cui dipendono tutte le sezioni provinciali del Ros italiano e molte, delicate competenze come la lotta al narcotraffico, anche transnazionale con operazioni che spesso coinvolgono le Polizie di tutto il mondo a cominciare dalla Fbi americana, al terrorismo, alla gestione del personale militare sotto copertura al cui lavoro (e rischio, non solo per la propria vita ma anche di quella dei rispettivi familiari) si devono i maggiori successi in termini di polizia giudiziaria.
Ma anche aneddoti che hanno tenuto alta l’attenzione del pubblico: dalle operazioni in cui ha partecipato lo stesso Vincenzoni come la risoluzione dell’omicidio di Sarah Scazzi, l’attentato alla scuola Falcone, a quelle più recenti in cui l’ufficiale dei carabinieri ha svolto e svolge un ruolo di coordinamento, indubbiamente grazie a non comuni doti di leadeship che lo hanno portato a guadagnare prima il Comando del Reparto crimini violenti e, dallo scorso anno, il ruolo di Vice Comandante del Ros.
Carabinieri (ROS) “Nessun caduto viene dimenticato”
Una attività incessante tesa a reprimere e lottare contro la criminalità. Con un richiamo che fa dell’Arma dei Carabinieri una delle forze di polizia più seguite dalla cittadinanza e più temute dai criminali; “nessun caduto viene dimenticato”. Come il motto “nessuno si lascia indietro”, proprio dell’etica militare.
L’ultima riprova è di pochi mesi fa quando la Procura di Torino ha ottenuto il rinvio a giudizio per Lauro Azzolini (oggi 82enne), accusato di essere il killer dell’appuntato Giovanni D’Alfonso, ucciso nel 1975 nello scontro a fuoco di Cascina Spiotta quando una pattuglia dei carabinieri, ispezionando un casale, trovò casualmente il covo di due dei fondatori delle BR, Renato Curcio e la Mara Cogol, che pochi giorni prima avevano rapito l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia. Grazie anche a un esposto del figlio Bruno D’Alfonso, la Benemerita, con il lavoro in prima linea del Ros, ha acquisito 18 impronte su una relazione scritta da fin lì anonimi terroristi, una intercettazione e una testimonianza che hanno consentito ai magistrati di iniziare il processo.
Interessante il richiamo alla platea a non sottovalutare nessun fenomeno, neanche quello apparentemente di poco interesse perché spesso proprio certi avvenimenti possono indirettamente “segnalare” altri, più seri fenomeni. In tal senso Vincenzoni, pur non entrando sui fenomeni malavitosi che interessano l’Umbria, ha ricordato come proprio la Sezione del ROS di Perugia ha recentemente individuato una raffineria di droga nella campagna folignate, sgominando la banda che l’aveva realizzata: una situazione che non ha precedenti nella storia umbra e che appunto rappresenta un “segnale” da non sottovalutare.

La lectio del colonnello Vincenzoni è stata accompagnata da alcune slide (vd in photogallery), toccanti quelle dedicate ad alcuni Caduti dell’Arma come la maxifoto “I giganti con i nani tra i piedi”, opera allestita al “Museo del Presente – Giovanni Falcone e Paolo Borsellino” a Palazzo Jung di Palermo dove i Grandi che hanno lottato contro la mafia sovrastano i mafiosi, rappresentati a mò di formiche.
Al termine dell’incontro, in molti, tra compagni di studi (Vincenzoni si è diplomato al Liceo classico Pontano Sansi prima di intraprendere la carriera militare durante al quale ha conseguito 2 Lauree oltre a diversi titoli post-accademici) e di gioco, hanno voluto abbracciare l’ufficiale che non ha mai dimenticato la sua città di origine.
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