Rischio Psa, l'Umbria prepara un piano straordinario di abbattimento cinghiale

Rischio Psa, l’Umbria prepara un piano straordinario di abbattimento cinghiale

Redazione

Rischio Psa, l’Umbria prepara un piano straordinario di abbattimento cinghiale

Gio, 19/05/2022 - 15:35

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Confagricoltura plaude alle misure annunciate dall'assessore Morroni nel tavolo di crisi, ma critica la divisione in zone vocate e non

Contro il rischio del diffondersi della peste suina africana, l’Umbria pensa a un piano straordinario di abbattimento della specie cinghiale ,con il quale si dispone di intensificare l’attività di contenimento e controllo degli ungulati, soprattutto nelle aree in cui si sono verificati maggiori danni alle produzioni agricole, alla circolazione e nei pressi degli allevamenti di suini ( brado, semibrado ed in stalla). Tali disposizioni saranno attuate con l’utilizzo delle tecniche dell’aspetto e della girata.

Il presidente di Confagricoltura Umbria, Fabio Rossi, plaude a quanto annunciato dall’assessore Morroni nel confronti di mercoledì, chiesto dopo i casi di Psa in cinghiali rivenuti a Roma.

“Chiedevamo decisioni rapide – commenta Rossi – e non possiamo che constatare con piacere il fatto che tutto è andato in questa direzione, con l’obiettivo immutato di limitare velocemente il proliferare incontrollato della specie cinghiale. Auspichiamo che Atc e cacciatori procedano intensificando gli abbattimenti. Garantendo non solo una riduzione dei danni alle produzioni agricole, ma anche che gli agricoltori possano essere risarciti del 100% dei danni subiti”.


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Rafforzate le attività di controllo

La Giunta regionale, sulla base delle indicazioni arrivate dal Governo nazionale, ha previso il rafforzamento delle attività di controllo e contenimento, in particolare nelle zone dove sono presenti allevamenti di suini.

Le recinzioni

Altra notizia che Confagricoltura giudica positivamente è la modifica al PSR, che preveda finanziamenti per la realizzazione di recinzioni atte a proteggere le produzioni agricole a ulteriore salvaguardia degli allevamenti.

Già un anno e mezzo fa Confagricoltura Umbria, nelle persone del direttore Cristiano Casagrande e del presidente della zootecnia Matteo Pennacchi, organizzò una serie di incontri con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Umbria e Marche e con la Asl per individuare le linee guida necessarie alla tutela del settore suinicolo, cardine economico regionale, inteso non solo come allevamenti ma anche come trasformazione e la ben più nota norcineria.

“Purtroppo, come spesso accade – dice Pennacchi – ora è tardi per promuovere azioni che scongiurino il diffondersi della malattia, il problema è alle porte dell’Umbria ed è ormai solamente possibile circoscrivere aree di tutela degli allevamenti. È intanto importante la decisione presa dall’assessore Morroni per l’attuazione di misure pratiche a tutela dei nostri siti zootecnici affinché non si perdano il patrimonio suinicolo e gastronomico che contraddistinguono la nostra regione”.

“Nei giorni scorsi – continua Pennacchi – abbiamo inviato un documento all’assessore all’Agricoltura Roberto Morroni per sollecitare un incontro, non solo con gli assessorati di Agricoltura, Ambiente e Sanità, ma anche con le Associazioni di categoria tutte e indicato anche i temi più caldi da affrontare nell’immediato, quali la gestione della specie cinghiale, la protezione degli allevamenti, il piano di supporto economico per gli interventi strutturali per la biosicurezza, l’informazione/formazione/assistenza agli allevatori ed altro ancora”.

“Siamo contenti, quindi, – prosegue Pennacchi – che parte delle proposte presentate da Confagricoltura siano state già accolte dall’assessore Morroni, anche se sappiamo che altre azioni dovranno essere intraprese per mettere al sicuro quanto oggi è a rischio”.

La divisione in zone

Secondo Confagricoltura Umbria l’attuale suddivisione in zone vocate e non vocate alla caccia collettiva al cinghiale, “risulta del tutto inadeguata alla reale situazione” e nelle zone non vocate è necessario non autorizzare la caccia ma attività di contenimento per l’eradicazione del cinghiale con interventi di girata, aspetto e trappolamento oltre che caccia di selezione.

Confagricoltura ribadisce che, nelle zone vocate, è necessario eliminare l’assegnazione dei settori alle squadre passando all’assegnazione casuale annuale.

I rischi in caso di infezione da Psa

Confagricoltura ricorda che se si arrivasse a dover dichiarare l’Umbria zona rossa, non solo verrebbe cancellato l’allevamento suinicolo ma l’intera filiera della carne e della norcineria verrebbero colpite, con gravi ripercussioni economiche, occupazionali e di mercato. Nelle aree circoscritte – come accaduto in Liguria e Piemonte – potrebbero essere vietate anche la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e altre attività di interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti con gravi danni per tutta la comunità. Un danno che si ripercuoterebbe anche sul turismo, creando un ulteriore allarme.


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