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Popolare Spoleto, beccati 3 dipendenti infedeli: malversazioni per 600mila euro. Nuovi guai per Antonini da Pagani (Salerno)

Redazione

Popolare Spoleto, beccati 3 dipendenti infedeli: malversazioni per 600mila euro. Nuovi guai per Antonini da Pagani (Salerno)

Ven, 02/09/2011 - 09:39

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Popolare Spoleto, beccati 3 dipendenti infedeli: malversazioni per 600mila euro. Nuovi guai per Antonini da Pagani (Salerno)

Carlo Ceraso
L’occasione fa l’uomo ladro, recita il proverbio con cui si è soliti avvertire di non cedere alle tentazioni che certe circostanze possono offrire. Maneggiare i soldi, da sempre, è una di queste. Alla Banca Popolare di Spoleto il proverbio provano a farlo ripetere tutti i giorni ai dipendenti, ma alcuni sembrano duri d’orecchi. Così tre di loro sono stati licenziati o in via di licenziamento per aver lucrato su conti correnti e persino su mandati di tesoreria di un Comune della Valle umbra sud.
LE MALVERSAZIONI: almeno 3 quelle stanate dagli ispettori solo nei primi 6 mesi di quest’anno. A volte si è davanti a ladri di galline, persino di uova, altre a veri e propri comportamenti delinquenziali. Nella prima fattispecie ci rientra una dipendente della stessa Direzione Generale che ha alterato ricevute di pagamento di bollettini postali per ‘incassare’ € 5.110,61. E’ stata licenziata lo scorso maggio, anche se pare che la donna abbia impugnato il provvedimento davanti al giudice del lavoro di Spoleto. Alla seconda categoria, quella che i rubagalline neanche li guardano, appartengono altri due dipendenti, entrambi in servizio in filiali dello spoletino. Il primo è stato scoperto dal neoresponsabile dell’agenzia che si era accorto di una anomala attività su libretti di risparmio e mandati di Tesoreria del Comune in cui è sita la filiale: un ammanco da paura, pari a € 475.663 e 62 centesimi, per essere precisi. Un bel danno, e non solo di immagine, visto che la polizza assicurativa per “infedeltà del dipendente” prevede una franchigia di 150mila euro. Nei guai è finito anche il precedente responsabile dell’ufficio per non aver monitorato correttamente le operazioni. Di poche settimane fa un altro caso, molto simile a quest’ultimo (si parla di un ammanco 100-150mila euro), e che ha portato all’avvio di una nuova indagine nei confronti del cassiere e del titolare dell’agenzia. Tre casi in 6 mesi sono di per sé già un bel record che si va ad aggiungere ai 4 scoperti nel 2010 (3 quelli riportati nel Bilancio d’esercizio). Il primo riguardava i movimenti illeciti di un dipendente che ‘frugava’ nei conti correnti dei clienti incassando illecitamente € 19.082,09. Una indagine ha invece riguardato un cassiere i cui movimenti (per 47mila euro) hanno suggerito “il contatto con la clientela coinvolta che ha portato al riconoscimento pressoché integrale, da parte della stessa delle movimentazioni intervenute sui rispettivi rapporti”. Quindi in questo caso il pregiudizio economico è stato pressoché nullo, ma non totalmente. Come pure un altro dipendente che ha messo in essere “una articolata attività su rapporti riconducibili a se stesso e alla propria famiglia per creare, in via temporanea, disponibilità finanziaria per esigenze personali”: il danno per Bps è stato di appena 253,99 euro e al cassiere è irrogata la sanzione di 4 giorni di sospensione dal servizio. Fonti autorevoli parlano poi di un quarto evento prodotto da un giovane cassiere spoletino che si sarebbe appropriato di ca. 100mila euro venendo di lì a poco pizzicato. Senza colpo ferire sono intervenuti i familiari che hanno coperto l’ammanco e convinto il ragazzo a rassegnare le dimissioni dalla Banca. Forse per questo, se la notizia è vera, non ve n’è traccia nella Relazione al Bilancio. Nel mirino anche qualche promotore finanziario. Ad uno, che operava in contrasto con la normativa di settore, è stato rescisso il contratto di consulenza e inviata una relazione dettagliata alla Vigilanza. Per colpa sua è stato avviato un iter disciplinare nei confronti del personale dello sportello che è risultato non completamente “consapevole dei confini entro i quali deve essere esercitata l’attività di promozione finanziaria”.
I CONTROLLI – Sarà per questo che Palazzo Koch, al termine della arcinota ispezione della primavera 2010, aveva messo in evidenza una carenza nei controlli interni, richiamando il management ad ottemperare quanto prima. Una responsabilità non certo in capo all’ex dominus Giovanni Antonini e al suo Cda, quanto all’ex d.g. Alfredo Pallini e ai suoi più vicini collaboratori. Bps, pare di capire in buona sostanza, si è sviluppata troppo velocemente, trascurando un analogo rafforzamento sul fronte dei controlli. Un fronte sul quale è ora impegnato il neo d.g. Francesco Tuccari e che sembra dare già i primi risultati.
LA CURA DIMAGRANTE – ma non è l’unico cruccio per il potente direttore di piazza Pianciani. Alla lotta ai furbetti e ad un riequilibrio del personale (già una 40na quelli che hanno abbandonato la Direzione per prendere servizio nelle filiali), c’è da portare avanti pure la strategia dei tagli. Dopo aver preso di mira i rimborsi auto a dirigenti e consulenti (risolti con l’avvio di contratti di noleggio a lungo termine per un risparmio di 200mila €) sono le spese di pubblicità ad aver subito qualche sforbiciata: se sotto la guida Antonini hanno ammontato a 1,45 milioni di euro per il 2010, il primo semestre 2011 si è chiuso poco sopra i 400mila. Un taglio del 50% anche se bisognerà attendere la prossima semestrale per capire quanto avrà influito il Festival dei 2 Mondi, al quale il ‘barbiere’ Tuccari è pronto a dare una sforbiciatina per la prossima edizione.
GLI EMOLUMENTI – dove Tuccari non può mettere becco è negli emolumenti per Cda e Collegio sindacale, che, bilancio 2010 alla mano, è costato 1.525.312€ euro: 204.640 ai revisori, 1.320.672 agli amministratori. Un fiume di soldi, specie di questi tempi (e la crisi non è proprio del 2011). Gli 11 consiglieri hanno guadagnato fra i 61.417 e i 77.667 euro l’anno, il vice presidente € 117.833. Il salto di qualità lo ha fatto il vice presidente vicario, l’avvocato Marco Bellingacci, con 171.838€. Ma a spiccar il volo, da guardarsi negli occhi con gli astronauti della Nasa, era il presidentissimo Antonini: 321.917 euretti tondi tondi, al netto della carta di credito per le spese di rappresentanza (impossibile conoscere l’ammontare) e altri 25mila euro di indennità quale consigliere della holding che controlla Bps, quella Spoleto Credito e Servizi di cui ora, dopo il defenestramento imposto da Bankit, è divenuto presidente dovendosi “accontentare” di circa 70mila euro l’anno. Potrà pure dire di aver lavorato per il bene della banca, della regione, delle assunzioni, etc. etc. ma magari ora dovrà pure aggiungere di esser stato profumatamente retribuito. Basti pensare che Mario Draghi, che da Governatore della Bce ha magari qualche grattacapo in più che amministrare una banca interprovinciale, percepirà 367.863 euro. O allo sfigatissimo, a questo punto, Ben Bernancke che nel 2009, da presidente della Fed, portò a casa 199.700 dollari (poco più di 142mila euro al cambio attuale, meno della metà di quanto percepisce un presidente in Bps). Si dirà che è un andazzo comune nelle banche italiane – qualche caso di eccellenza per fortuna c’è – ma visto ciò che si sta vivendo da 3-4 anni a questa parte e alla luce degli scarni risultati di Bps degli ultimi 2-3 anni, una manovra correttiva si imporrebbe. Una questione, quella dei compensi, che il nuovo Cda sembra voler prendere in considerazione, anche se finora poco è stato fatto.
Discorso diverso per i contratti dei dirigenti che seguono altre logiche e responsabilità: Pallini ha guadagnato 364.649 euro nel 2010 (152.657 per i primi 4 mesi del 2011 ai quali ha aggiunto 1.449.000€ per la “risoluzione del rapporto di lavoro”) distaccando di 80mila euro circa il vice direttore generale, il dottor Mauro Conticini (€ 284.105).

INCHIESTA A PAGANI – il presidentissimo Antonini, non fossero bastate le polemiche con Bankit dei mesi scorsi, che per la verità sembrano sopite (in attesa di conoscere l’importo delle sanzioni che la Vigilanza ha fissato per tutto l’ex Cda, revisori dei conti ed ex d.g.), e l'inchiesta della procura di Spoleto, si ritrova al centro di nuovi impicci, stavolta lontano dalla città natale (anche se è nato a Castel Ritaldi, un pugno di chilometri da Spoleto). Bisogna scendere a sud, fino a Salerno, fino a Pagani per la precisione, comune di 35mila anime dove, la Human Health Foundation, di cui Antonini è il presidente (la onlus è stata avviata e viene sostenuta da Scs e Bps), l’8 giugno scorso, ha siglato un accordo per la cessione, in comodato d’uso, di strutture, servizi e personale dell’ospedale “Tortora” alla Onlus umbra. “Più che un accordo una intesa”, precisano oggi i fautori del progetto che di ora in ora si va sgonfiando. Specie dopo l’arresto, operato dalla DDA lo scorso 15 luglio, del consigliere regionale Pdl ed ex sindaco di Pagani, Alberico Gambino, da qualche giorno ai domiciliari con l’accusa di concussione e associazione per delinquere finalizzata allo scambio elettorale politico-mafioso. Della vicenda, facilmente rintracciabile su Google, se ne stanno occupando da qualche mese diversi quotidiani: dall’irriverente Infiltrato.it agli autorevoli Il Mattino e Corriere del Mezzogiorno. “Una vicenda con ancora molti lati oscuri” la definisce Rosa Coppola, la giornalista del Corriere che ha seguito sin dalle prime battute la vicenda del Polo oncologico e la prima ad aver annunciato l’apertura di un fascicolo della Procura di Nocera Inferiore. “Lo stesso direttore sanitario – ci dice al telefonino la Coppola -, la dottoressa Sara Caropreso, pochi giorni fa ha ‘sgonfiato’ il progetto del Polo oncologico parlando apertamente di una ‘operazione mediatica’”. A gridare allo scandalo è anche la Cgil provinciale che ha puntato più volte il dito nei confronti di Antonini non perdonandogli il fatto di esser finito nelle intercettazioni relative alla P3, o meglio che il suo nome fosse stato fatto al telefono da Carboni & Co. (l’ex presidente Bps, come si ricorderà, dichiarò di non aver mai conosciuto né Carboni né gli altri personaggi finiti nell’inchiesta). Sulla vicenda del Polo gli uomini della Camusso hanno presentato un esposto al procuratore capo di Nocera, il dottor Gianfranco Izzo. La denuncia punta il dito principalmente sui “poteri” del Commissario, che secondo la Cgil non consentirebbero la sigla dell'Accordo, e sullo stesso Polo della cui realizzazione non vi è traccia nel riordino stabilito dalla Regione. Non solo. Leggiamo la denuncia protocollata il 1 agosto scorso dalla Procura di Nocera: “…oltre alla già compromessa figura di amministratore pubblico di Gambino – coinvolto, poi, in una inchiesta la cui gravità è in re ipsa – viste le accuse mossegli – anche il presidente della Fondazione, Antonino Giovannino (Antonini, n.d.r.), da una lettura di articoli di stampa, apparsi in più occasioni e per diversi eventi – non sembrerebbe avere e/o possedere tutte quelle necessarie caratteristiche e garanzie che, di norma, sono richieste ad un possibile futuro collaboratore – in partnership – quale gestore di servizi di una PA qual è l'Asl coinvolta; peraltro tutto ciò dovrebbe avvenire nel campo dell'Oncologia dove potrebbero essere riversati cospicui finanziamenti europei, statali e regionali, per milioni e milioni di euro“. Per il sindacato poi lo stesso accordo sarebbe inficiato da vizio di sostanza visto che non sarebbe stato firmato da Antonini, quale legale rappresentante della Onlus, ma dal presidente del comitato scientifico della HHF che sembra non avesse la necessaria delega (o almeno questa non è stata verbalizzata nell'Accordo).

Che Gambino e Antonini volessero fortemente un nuovo centro per la HHF a Pagani lo si evince dalle parole del colonnello dei carabinieri Maurizio Bortoletti, commissario straordinario della locale Asl, che in audizione davanti alla Commissione regionale alla sanità della Campania disse: “Venne da me l'allora sindaco Gambino insieme al professore Romeo e mi proposero questa convenzione, all'inizio di marzo, appena arrivato. Mi parlarono della Fondazione il cui presidente (Antonini, n.d.r.) è una persona a me cara e nota. Tra l'altro molto generosa. La pensata è stata: visto che noi lì non riusciamo a comprare la Tac ho detto: vediamo se ce la facciamo regalare da Antonini!”. A Spoleto però, dentro e fuori Scs e Bps, dell’Intesa come della Tac nessuno ne sa nulla. E sì che nel Cda della Human Health Foundation siedono dirigenti e consiglieri di Scs. “Non mi stupisce – dice il professor Fabrizio Cardarelli – dal 27 dicembre 2008 (quando Antonini lo defenestrò dalla presidenza Scs perché diventato scomodo, n.d.r.) non ho più saputo nulla”. Eppure il suo nome compare ancora nel sito quale componente del Consiglio Generale che, a noma dello Statuto, deve riunirsi almeno 2 volte l’anno. “Ora che me lo dice dovrò fare una raccomandata per farmi togliere dall’organismo, mi risulta di non essere neanche il primo a non volerne più far parte”.
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