Omicidio Lucentini, l'Appello "ecco come e perché Armeni ha ucciso" - Tuttoggi

Omicidio Lucentini, l’Appello “ecco come e perché Armeni ha ucciso”

Sara Minciaroni

Omicidio Lucentini, l’Appello “ecco come e perché Armeni ha ucciso”

Si apre il processo d'appello davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Perugia per il carabiniere già condannato a 20 anni di carcere
Gio, 11/05/2017 - 11:41

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Omicidio Lucentini, l’Appello “ecco come e perché Armeni ha ucciso”

Armeni torna in aula. Il 21 giugno si apre il processo d’appello davanti alla Corte d’Assise di Perugia per il carabiniere già condannato in primo grado a 20 anni di carcere per aver ucciso il collega Emanuele Lucentini.

A due anni dall’omicidio (avvenne il 16 maggio del 2015) sia la Procura che le parti civili hanno impugnato la sentenza del Gup di Spoleto (il primo grado è stato celebrato con il rito abbreviato).  La procura di Spoleto diretta da Alessandro Cannevale aveva già presentato ricorso per Cassazione (non potendo impugnare una sentenza in appello) ma le questioni sollevate dalla magistratura saranno riunite – nell’appello proposto dall’avvocato Michele Montesoro, che assiste il carabiniere condannato – a quelle della Procura Generale.


Per comprendere appieno le motivazioni dei ricorsi bisogna ripartire dalle motivazioni della sentenza di primo grado: 

Il Gup –  escluso con riscontri tecnici e fattuali che l’arma che ha causato la morte di Emanuele Lucentini possa essersi accidentalmente armata, questo anche in fase di estrazione dall’apposito alloggiamento a bordo dell’auto di servizio –  ha ricostruito la dinamica del delitto mettendo a confronto la tesi accusatoria e quella difensiva con riferimento a tutte le diverse variabili. Con analisi delle possibili variabili e delle ricostruzioni alternative (compatibilità del bossolo ritrovato sul tettino della Mercedes della vittima; posizione dello sparatore e della vittima; distanza dello sparo, traiettoria intrasomatica, punto di impatto del proiettile sul muro di cinta, altezza e posizione dell’arma al momento dello sparo del colpo mortale, verifica dei risultati degli esperimenti balistici, con particolare riguardo agli andamenti dei bossoli in fase di eiezione dopo l’esplosione dei colpi dalle diverse posizioni ed altezze), per poi analizzare il comportamento dell’imputato immediatamente dopo il delitto (che in maniera sprezzante non si è neanche minimamente avvicinato al Lucentini per verificare quali erano state le conseguenze dello sparo, sapendo di averlo ferito mortalmente da quella breve distanza), giungendo alla conclusione che il colpo esploso dall’imputato nei confronti del Lucentini è stato volontario e consapevolmente letale.

Accogliendo quindi solo in parte le richieste del Procuratore Generale (e delle parti civili, familiari della vittima) che contro Armeni aveva formulato l’accusa in questi termini “Per aver cagionato la morte dell’appuntato scelto dell’Arma dei Carabinieri Emanuele Lucentini, agente di polizia giudiziaria impegnato nell’adempimento del servizio, colpendolo alla testa con un proiettile sparato da breve distanza con la pistola mitragliatrice M-12/S2 matr. AA41346- 98, arma in dotazione al NORM della Compagnia Carabinieri di Foligno e assegnata alla vittima, agendo con premeditazione e con abuso dei poteri inerenti una pubblica funzione. In Foligno il 16 maggio 2015”.


Il movente, la premeditazione, e l’aggravante dell’omicidio contro “persona qualificata”

Il giudice ha escluso l’aggravane della premeditazione, “ritenendo di non essere in grado di sapere quando sarebbe insorta la determinazione di Armeni di uccidere il commilitone”, ma secondo le parti civili – rappresentate dall’avvocato Giuseppe Berellini – la premeditazione consiste proprio nell’avere scelto “il momento più conveniente” per uccidere. Parti civili e accusa sollevano quindi con le stesse richieste sostenendo “la sussistenza dell’omicidio aggravato dalla premeditazione del colpevole”. Per cui la famiglia della vittima chiede al Procuratore della Repubblica di inasprire della pena detentiva irrogata. Anche perché nell’impugnare il giudizio di primo grado fanno riferimento anche all’esclusione dell’aggravante dell’“omicidio contro persona qualificata”, in altre parole, quando è stato ucciso “Lucentini era un pubblico ufficiale nel pieno svolgimento del suo servizio”. E per quanto attiene al movente, anche se il Gup scrive che “le ragioni precise che hanno determinato Armeni ad uccidere Lucentini non sono state accertate”. Per i familiari non ci sono dubbi, il movente sta “nell’odio, nel rancore, del disprezzo e nel risentimento che Armeni nutriva verso Lucentini”. 

La difesa di Armeni sosterrà invece la necessità di rinnovare la perizia balistica. L’arma del delitto (M12 s 2 da cui è partito il colpo mortale) è stata elemento chiave della vicenda.


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