E' morto Dario Fo, il giullare che dileggiava il potere restituendo dignità agli oppressi - Tuttoggi

E’ morto Dario Fo, il giullare che dileggiava il potere restituendo dignità agli oppressi

Carlo Vantaggioli

E’ morto Dario Fo, il giullare che dileggiava il potere restituendo dignità agli oppressi

Il premio Nobel per la letteratura aveva da poco compiuto 90 anni | Il rapporto con l'Umbria, con Spoleto e il Festival dei Due Mondi
Gio, 13/10/2016 - 11:11

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E’ morto Dario Fo, il giullare che dileggiava il potere restituendo dignità agli oppressi

Difficile aggiungere qualcosa di originale su Dario Fo, scomparso oggi all’età di 90 anni e sette mesi per problemi polmonari. Su di lui è stato scritto molto e più che sulla sua storia personale, spesso anche finita nelle cronache giudiziarie di questo paese a causa della sua militanza “intellettuale” e mai strettamente ideologica, sarebbe interessante finalmente aprire un lungo percorso di apprendimento e conoscenza del corpus teatrale e drammaturgico che l’artista e autore ha scritto  durante la sua monumentale carriera, circa un centinaio di testi.

Se ne dovrebbe poter studiare qualcosa anche a scuola, sempre che in Italia si riesca a superare una diffidenza di fondo che una certa parte del paese ha riservato alla vita di Fo sin dai suoi primi esordi  teatrali. Resta naturalmente insuperato il valore di Mistero Buffo, di cui oggi tutti  parleranno a iosa, dimenticando però le feroci critiche allorquando nel 1997 gli venne assegnato il Premio Nobel per la letteratura.

A qualche paludato intellettuale nostrano venne quasi un colpo  pensando che la felice intuizione del Grammelot, sorta di lingua terza tra dialetto, suoni vocali e italiano volgare, era stata una delle motivazioni per cui gli era stato assegnato il premio oltre naturalmente il valore dei testi scritti. Indimenticabile la motivazione del Nobel sentenziata dagli algidi svedesi, “Seguendo la tradizione dei giullari medioevali dileggia il potere restituendo dignità agli oppressi”.

Da infarto per un paese sempre in bilico tra il conservatorismo censorio di stampo democristiano ed una morale cattolica poco incline ai giullari. Fo ci andava pesante e in Mistero Buffo aveva pescato a piene mani anche in alcune storie tratte dai Vangeli Apocrifi, dove compariva un Gesù bambino un pò birbante che grazie a i suoi poteri divini ne combinava di tutti i colori, tra morti per vendetta e resurrezioni riparatorie.

Una vita divisa perfettamente a metà con l’attrice Franca Rame, sposata nel ’54 e scomparsa nel maggio del 2013, un vuoto che Dario Fo riempirà con un certo vigore artistico, andando in scena più che poteva e con le evidenti difficoltà dell’età.

I testi dell’impegno politico nascono tutti dopo la strage di Piazza Fontana del 1969, Morte accidentale di un anarchico, sulla morte di Pinelli, Il Fanfani rapito, Non si paga non si paga, Pum pum! Chi è? La polizia ed ancora Tutta casa, letto, chiesa e Clacson, trombette e pernacchi. Alla coppia costeranno molto in termini di ostracismo sociale e lavorativo. Ma i due non si arrenderanno mai e con una tenacia ferrea proseguiranno sulla strada dell’impegno sociale fino in fondo.

Il ’68 invece è l’anno dell’addio di Dario Fo ai teatri borghesi per le sale Arci e le case del popolo. Fonda il gruppo Nuova Scena, poi nel ’70 il Collettivo La Comune, con cui nel ’74 occupa la Palazzina Liberty a Milano che diventerà un centro della contro-informazione politica di quegli anni. Gli anni di “Soccorso Rosso” fondato da Franca Rame per dare assistenza legale ai detenuti politici. Dalla comparsa sulla scena politica del Movimento 5Stelle, Fo non ha fatto mistero di avere una simpatia sconfinata per il movimento e per i suoi due motori, Gian Roberto Casaleggio e Beppe Grillo.

Negli ultimi anni della sua incredibile vita artistica, Dario Fo ha scritto libri e dipinto con grande intensità. E sarà proprio la pittura a legarlo ancora una volta  all’Umbria, specificamente in occasione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, quando nel 2014 con la complicità di Vittorio Sgarbi espose in una personale a Palazzo Leti Sansi 20 sue tele prodotte dal ’64 in avanti. L’altro legame storico con l’Umbria di Dario Fo si chiama Libera Università di Alcatraz, la creatura inventata e coltivata da suo figlio Jacopo Fo in quel di Santa Cristina di Gubbio. Spesso Dario Fo e Franca Rame erano ospiti del figlio  come anche spesso sono stati protagonisti di corsi e animazioni della Libera Università. 

Importante anche il legame con Assisi e l’Ordine Francescano. Di oggi la nota della Sala Stampa della Basilica di San Francesco a firma del padre Custode, Mauro Gambetti, “Si è spenta una voce critica che è stata da stimolo per l’attenzione verso gli ultimi e le periferie della storia. La preghiera che possa incontrare l’amore pieno – ricorda padre Gambetti- Dario Fo è sempre stato legato da affetto e ammirazione per il Santo di Assisi, lo testimoniano alcuni suoi scritti come la poesia per il Santo Il dono della Pace e il racconto La leggenda della fonte tiepida.

Settanta anni di vita teatrale vissuta con una intensità quotidiana, una forza di volontà e d’animo, una testimonianza attuale che solo pochi veri artisti riescono ad avere e che ne fanno l’unicum a cui guardare con attenzione per carpire qualche segreto. A noi la fortuna di  avere ora a disposizione molto del Dario Fo in vita, quasi tutto ciò che è stata la sua stessa vita terrena. Una morte, non morte, un vero Mistero Buffo.

Riproduzione riservata

Foto: Dario Fo pittore

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