"Mia figlia contagiata dal Covid e trattata come un'untrice da altre mamme"

“Mia figlia contagiata dal Covid e trattata come un’untrice da altre mamme”

Redazione

“Mia figlia contagiata dal Covid e trattata come un’untrice da altre mamme”

Ven, 23/10/2020 - 19:22

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“Mia figlia contagiata dal Covid e trattata come un’untrice da altre mamme”

Mia figlia di 12 anni contagiata dal Covid e trattata come un’untrice da altre mamme su gruppi Whattsapp e Facebook“.

Covid, 180 gli attualmente contagiati a Corciano
dopo l’ultima impennata di casi

E’ la denuncia di una mamma che risiede in una frazione di Corciano, in quarantena con le sue due figlie, di 16 e 12 anni, positive al Coronavirus.

L’isolamento dopo il primo caso positivo di un familiare

Abbiamo passato mesi a dire che il Covid poteva essere un modo per riscoprire una nuova sensibilità – racconta Paola (nome di fantasia) – invece sta facendo venir fuori il peggio e lo sto vivendo sulla mia pelle e quella di Giulia e Emma (nomi di fantasia). Quando abbiamo avuto consapevolezza che la positività di un nostro familiare poteva avere creato problemi alle figlie con le quali era venuto a contatto, è scattato l’isolamento precauzionale in ottemperanza alle norme … ma anche l’ostracismo sociale”.

Su Whattsapp e Facebook la figlia di 12 anni trattata come un’untrice

Paola racconta l’allarmismo che è subito serpeggiato a scuola, condito anche da una certa cattiveria, che ha portato alla creazione di gruppi Whatsapp ed anche di post (poi rimossi) su Facebook nei quali la figlia minore – “rea” di avere causato la chiusura della sua classe – veniva additata come untrice. “Attacchi che definisco di bullismo – dice ancora Paola – maldicenze gratuite difficili da spiegare a ragazzine che comprendono bene la situazione e che da vittime di un virus subdolo, si trovano ad essere accusate“.

“Le nostre difficoltà in quarantena”

Già è difficile destreggiarsi tra le richieste di informazioni, dal medico di base alla Asl, e le conseguenti procedure che spesso non sono chiare o ritardano – aggiunge – già è difficile capire come si può svolgere la quotidianità quando, ad esempio, benché siano ripartiti i contagi, molti esercizi non hanno riattivato il servizio di consegne a domicilio e tu non puoi materialmente uscire. Già è difficile vedersi consegnare dal servizio igiene ambientale i sacchi per i rifiuti speciali che ti danno la misura del tuo essere ‘a rischio’ e pericoloso, al pari dell’essere soggetto a controlli di polizia in quanto positivo … Ma nulla è così difficile da sopportare come una esperienza così psicologicamente pesante. E’ un male interiore che va ad aggiungersi al Male rappresentato dal contagio”.

Le figlie senza scuola

La sensazione che emerge di più è quella della solitudine, aumentata, per le figlie, anche dal non vivere più la scuola. “Quando una classe va in quarantena – spiega Paola – per gli insegnanti è come se scattasse la malattia e, pertanto, non c’è alcun obbligo di fare lezione e mantenere i contatti con gli studenti. Alle superiori, invece, la didattica a distanza è a discrezione e le classi sono divise in gruppi che si alternano settimanalmente”.

“Mamma tranquilla, mi difendo da sola”

Tra tanti motivi di ansia, stress e smarrimento comunque, sorprendono e danno speranza i meccanismi di difesa della bambina più piccola. “Quando la classe di mia figlia è stata chiusa – conclude Paola – mi sono sentita di scrivere un messaggio al gruppo dei genitori, al quale non tutti ovviamente hanno risposto, in cui esprimevo dispiacere per il disagio causato ai ragazzini e alle loro famiglie, pur ripetendo che il virus può colpire tutti e non ci sono ‘colpe’. La lezione più bella, me l’ha data proprio mia figlia, rassicurandomi ‘mamma tranquilla, mi difendo da sola!’”.

Ad oggi comunque, Paola ha effettuato il tampone ed è negativa, le figlie sono in attesa del secondo tampone “che auspichiamo – conclude lei – sia negativo, così che possano tornare ad avere una parvenza di ‘normalità’ e gli stessi diritti degli altri studenti, oltre la libertà che questo virus silenziosamente si prende senza il nostro consenso!“.

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