Il Tribunale di Spoleto ha dichiarato assolti con formula piena (il fatto non sussiste) i vertici del Comune di Spoleto e della Vus al termine di un processo avviato da un esposto di un albergatore del comprensorio che aveva lamentato il non regolare ritiro dei rifiuti da parte dell’azienda multiservizi. I fatti, stando all’accusa, risalgono in un arco temporale che andava dal 2019 al 2021, ovvero il periodo in cui l’imprenditore alberghiero, che nel comprensorio detiene tre strutture limitrofe, aveva lamentato più volte il presunto disservizio della Vus nel ritiro dei rifiuti.
Dopo alcuni solleciti, la decisione di denunciare il fatto all’Autorità giudiziaria che aveva deciso per il rinvio a giudizio, accolto dal Gip, per il Comune, dell’ex sindaco Umberto De Augustinis e del Commissario Prefettizio Tiziana Tombesi (succeduta al primo dopo il voto di sfiducia del Consiglio comunale) e della dirigente municipale Stefania Nichinonni, oggi in quiescenza; per la Vus, dell’ex Presidente del CdA, Vincenzo Rossi, e del funzionario Paolo Cari.
De Augustinis e Tombesi erano difesi dall’avvocato Paolo Feliziani, la Nichinonni da Massimo Marcucci, Rossi dall’avvocato Laura Fiorani, tutti del Foro di Spoleto, Cari dall’avvocato Andrea Santarelli del Foro di Terni. L’imprenditore era assistito dall’avvocato Walter De Fusco.
I presunti reati andavano, a vario titolo, dalla interruzione di pubblico servizio alla violenza privata in concorso verso i 5 rappresentanti dei due enti pubblici.
Raccolta rifiuti, tutti assolti: la sentenza
La sentenza del Tribunale di Spoleto (Giudice monocratico Elisabetta Massini) ha sgretolato le accuse, dichiarando infondata nel merito “l’accusa prima ancora che nella errata individuazione dei soggetti eventualmente responsabili”. Durante le udienze sono state acquisite anche le verifiche fatte dalla Gdf che avevano accertato come in almeno due casi su tre i cassonetti erano stati regolarmente svuotati.
Richiamando sentenze della Corte di Cassazione, il giudice ha ricordato come non vi sia reato “se l’interruzione o il turbamento della regolarità del servizio riguardi un singolo atto…” e ancora “nel caso di specie si è di fronte – ove lo si volesse ritenere provato il che non è – ad un disservizio che ha riguardato un solo fruitore del servizio e non una generalità di soggetto. Il servizio è stato garantito nella sua generalità”. Come non è ravvisabile il reato di “minaccia” (violenza privata) contestato dall’albergatore per aver dovuto pagare per intero la Tari: “nessuna violenza o minaccia è stata posta in essere nell’esigere il pagamento della stessa (Tari, n.d.r.) pagamento che costituisce un obbligo per ciascun soggetto fruitore del servizio”.
La notizia della sentenza di assoluzione con formula piena si è appresa da una Determina dirigenziale dell’ufficio finanziario del Comune, pubblicata all’Albo pretorio la scorsa settimana, con la quale il Municipio ha riconosciuto, come per legge, le spese legali sostenute da uno dei chiamati in causa e riconosciute in 14.264 euro. Importo che fa ipotizzare come tale causa avrà una discreta ripercussione in termini finanziari sulle casse del Municipio come di quelle della Vus.
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