Era stato condannato in via definitiva a 5 anni di reclusione per maltrattamenti avvenuti in una comunità terapeutica di Assisi – insieme ad altre 8 persone – ma si era rifugiato prima in Romania e poi in Regno Unito. Ora l’uomo latitante, un romeno di 39 anni, ex operatore della struttura L’Alveare di Torchiagina, al centro di un’inchiesta esplosa dieci anni fa, è stato arrestato e presto verrà estradato in Italia per espiare la pena residua (4 anni e 11 mesi).
L’uomo, destinatario di un “Taca” (Trade And Cooperation Agreement, ordine di cattura che permette l’arresto nel territorio britannico su richiesta di un Paese europeo), emesso dalla Procura Generale di Perugia, è stato arrestato il 17 giugno.
Secondo l’inchiesta – che aveva portato alla condanna di 11 persone in primo grado, mentre due erano state assolte in appello – il legale rappresentante e alcuni operatori della comunità terapeutica (gestita da un’associazione onlus e da una cooperativa) tra il 2014 e il 2016 avrebbero dato vita a gravi soprusi nei confronti degli ospiti di quello che all’epoca venne definito come un ospizio lager e che ospitava sia anziani sia persone sottoposte a percorsi di cura e riabilitazione.
Nel corso del processo, concluso con condanne definitive, sono emerse condotte di maltrattamento all’interno della comunità terapeutica reiterate e sistematiche, attuate sia attraverso violenze fisiche sia mediante pressioni psicologiche, con episodi che comprendono aggressioni, schiaffi, calci, pugni, anche con l’utilizzo di oggetti; privazioni di beni essenziali come i pasti e gli effetti personali; limitazioni della libertà personale nonché l’uso di strumenti coercitivi; sono state inoltre accertate pratiche umilianti e degradanti del tutto incompatibili con le finalità educative e riabilitative proprie della struttura. Tali comportamenti venivano posti in essere come forma di punizione o come strumento di controllo nei confronti degli ospiti, anche mediante il ricorso alla minaccia quale mezzo deterrente, idonei a provocare gravi sofferenze fisiche e morali, in evidente contrasto con la funzione assistenziale che la struttura avrebbe dovuto garantire. L’attività investigativa di ricerca del latitante, coordinata dal Procuratore Generale di Perugia con il supporto di un componente della Polizia Penitenziaria in servizio presso l’Ufficio SDI della stessa Procura Generale, e sviluppata in collaborazione con la divisione S.I.Re.N.E. di Roma, ha consentito, in un primo momento, di accertare che il ricercato si era rifugiato nella città natale di Vulcan in Romania e, successivamente, di ricostruirne gli spostamenti fino al trasferimento insieme alla moglie nella città di Northampton in Inghilterra. Grazie alle ulteriori informazioni acquisite, è stata attivata la cooperazione internazionale con il coinvolgimento di Interpol che, con l’ausilio della National Crime Agency Fugitives Unit di Manchester, ha permesso di localizzare con precisione il soggetto e procedere al suo arresto.