L’aumento del costo della vita, innescato dall’infiammata dei carburanti e dei costi energetici dopo la crisi di Hormuz, pone maggiormente l’attenzione sul livello reale delle retribuzioni. In Umbria, nel settore privato non agricolo, le retribuzioni orarie in Italia sono aumentate in termini nominali del 2,8% nel 2024 e del 3,3% nel 2025.
In attesa dei dati relativi agli ultimi mesi, per un confronto, appunto, sull’andamento dei prezzi legati alla crisi mediorientale, l’ultimo rapporto della Banca d’Italia aiuta a comprendere le dinamiche nella regione, almeno nel confronto con il resto del Paese.
A livello regionale, le informazioni disponibili – derivate dai dati dell’INPS sulle retribuzioni giornaliere aggiornati al 2024 – sembrano mostra che in Umbria l’incremento sia stato superiore rispetto alla media nazionale. Tuttavia, avvertono gli analisti di Bankitalia, in un’analisi di lungo periodo, la dinamica delle retribuzioni nel settore privato umbro è stata negativa e meno favorevole rispetto a quella italiana.
Le retribuzioni nel settore privato negli ultimi anni
In base ai Conti economici territoriali dell’Istat, nel 2023 in Umbria le retribuzioni medie nominali dei lavoratori dipendenti del settore privato erano il 21,9% più elevate rispetto al 2008 (23,3 e 20,1 nella media nazionale e in quella del Centro, rispettivamente); tuttavia in termini reali risultavano inferiori dell’8,0% (-8,2 nel Centro e -6,2 in Italia).
Dopo la flessione registrata in seguito alla crisi del debito sovrano, le retribuzioni reali sono calate nuovamente nel 2020 per effetto della pandemia e nel biennio 2022‑23 in concomitanza con il rapido aumento dell’inflazione e il ritardo nell’adeguamento delle retribuzioni nominali.
La variazione della retribuzione per lavoratore dipendente può essere scomposta nei contributi forniti dalla retribuzione oraria e dal numero medio di ore lavorate da ciascun dipendente. Durante la crisi del debito sovrano, in un contesto in cui le imprese hanno adottato politiche di contenimento del costo del lavoro, la flessione delle retribuzioni reali medie per occupato è derivata dalla diminuzione delle ore lavorate per occupato; questa dinamica si è accentuata nel 2020 a causa dell’ampio ricorso agli strumenti di
integrazione salariale durante la pandemia. Nel biennio 2022-23, per effetto dell’elevata inflazione, sono diminuite anche le retribuzioni orarie reali. Alla fine del periodo queste ultime risultavano inferiori del 5,6% rispetto ai livelli
del 2008 (-5,2 nel Centro e -3,3 in Italia).
Le dinamiche retributive – ricorda la Banca d’Italia – possono riflettere sia le politiche salariali delle imprese
sia la composizione della forza lavoro; mediante tecniche econometriche è stata isolata la prima componente. Tra il 2008 e il 2023 in Umbria, a parità di caratteristiche della forza lavoro, la dinamica salariale negativa è stata generalizzata; solo per le imprese con politiche retributive più elevate (oltre il 95° percentile) i salari medi in termini reali sono rimasti sostanzialmente in linea con quelli del 2008. Tale andamento differisce da quanto riscontrato nella media italiana e nel Centro, dove le aziende con politiche retributive migliori (dal 90° percentile) hanno mostrato un incremento delle retribuzioni reali. A livello settoriale il calo dei
salari medi è stato particolarmente marcato nel commercio e nel turismo e pressoché trascurabile negli altri servizi.
I contratti nazionali
Ovviamente, i contratti collettivi nazionali (CCNL) determinano la componente di base delle retribuzioni effettive; questa può essere integrata da accordi di secondo livello, da erogazioni una tantum o da politiche retributive autonome delle imprese.
Nel 2025 nel settore PNA italiano la componente di base è cresciuta del 3,2% in media annua, a fronte di un’inflazione dell’1,5% secondo l’indice NIC. Ciononostante, alla fine dello scorso anno le retribuzioni contrattuali in termini reali risultavano ancora inferiori del 7,7% rispetto ai livelli del 2021.
La contrattazione collettiva può incidere in modo differenziato sul territorio riflettendo il diverso peso dei comparti contrattuali sul monte retributivo locale. Sulla base di nostre elaborazioni sui dati dell’INPS e dell’Istat, nel 2025 in Umbria l’incremento delle retribuzioni contrattuali è risultato di poco superiore a quello nazionale; vi ha inciso la dinamica più sostenuta dei comparti dell’edilizia e dei trasporti che in regione hanno un peso lievemente maggiore rispetto alla media del Paese.