Liberazione di Foligno: una storia di guerra, una storia vera. Memorie del Maggiore Brock, medaglia al valore

Liberazione di Foligno: una storia di guerra, una storia vera. Memorie del Maggiore Brock, medaglia al valore

share

Fabio Muzzi e Sara Cipriani
Il 25 aprile è una data simbolo per l’intera nazione italiana. Per un processo di liberazione durato diverso tempo, la scelta è caduta su una data simbolo: convenzionalmente si è scelto di far ricorrere l’anniversario nel giorno della liberazione dall’occupazione nazifascista di Milano e Torino. Tuttavia, nelle tappe che hanno visto percorrere l’intera penisola da parte degli alleati, diversi sono i giorni che varie città, nel loro piccolo, attribuiscono al giorno della liberazione.
Quella di Foligno rappresenta una tappa fondamentale del processo di avanzamento. Qui il 16 giugno 1944 gli alleati, con un’abile strategia di accerchiamento, sulle sponde del fiume Topino circondarono e sconfissero l’esercito che occupava la città, liberandola e preservandone l’integrità dei ponti che stavano per essere demoliti.
Nel giorno delle celebrazioni del 25 aprile, Tuttoggi si è messa in contatto con Tony Brock, il figlio de Maggiore Francis Antoine Brock che contribuì significativamente alla campagna di liberazione italiana. Il soldato, morto nel 1996 scrisse un diario che descrive accuratamente le vicende occorse nei vari spostamenti.
Teminata la guerra e tornato in patria, l’ormai ex soldato Brock, non parlò più delle lunghe battaglie e delle faticate vittorie, risalendo l'Italia. Fu solo dopo la sua scomparsa figli scoprirono il diario di guerra, pubblicato a proprie spese nel 1948 e che per l’azione svoltasi proprio a Foligno il Maggiore Brock era stato insignito della medaglia al valore.

Da quel momento Tony e il fratello hanno iniziato a fare delle ricerche su Foligno e sulle vicende chel'hanno resa tappa importante del processo di liberazione dal domino nazi-fascista. I due fratelli Brock hanno già in programma di poter visitare la città nel 2014, per il 70esimo anniversario della battaglia e ripercorrere le strade su cui aveva marciato suo padre, sino al cimitero di Rivotorto d’Assisi dove sono sepolti 949 soldati di varie nazionalità; tutti giovani soldati morti per difendere gli ideali di libertà. 

Di seguito riportiamo la tradzione di alcune pagine del diario, che raccontano le vicende riguardanti la città di Foligno, dal documento relativo al 6° DCO Lancieri in Italia nel 1943-1945. Con “A” “B” “C” l’autore intende le divisioni degli squadroni:

“[…] Terni è stata catturata il 14 giugno.
“A” proseguì poi, e il 15 giugno, supportata da una truppa di carri armati seguì la 19° Brigata Fanteria, lo squadrone mosse da Terni verso nord e quella sera avanzò di circa 23 miglia. Durante quest’avanzata, trovò almeno quattro ponti pronti alla demolizione, ma non esplosi, e catturò dei tedeschi mentre stavano lavorando alla demolizione. Circa 4 miglia al nord di Massa Martana lo squadrone trovò molta artiglieria e un po’ di munizioni abbandonate preparate per la demolizione, molte delle quali vennero tratte in salvo.
Il giorno seguente, il 16 giugno, l’inseguimento proseguì verso Foligno. “A” era diretto a Foligno da nord-ovest, “C”, supportato da una compagnia del 6/13 Frontier Force Rifle (19° Brigata), da sud-ovest, mentre “B” venne spedito attraverso le colline ad ovest della strada, alla ricerca di una via alternativa, considerando che la strada principale sarebbe stata inaccessibile a causa delle demolizioni. Al 12° Royal Lancers (Corps Armoured Car Regiment) venne ordinato di avanzare dentro Foligno da nord. “A” avanzò rapidamente, conquistando il ponte sul Topino prima che fosse fatto esplodere. Lo squadrone raggiunse la strada di congiunzione al nord-ovest di Foligno e in tal modo tagliò la via di fuga tedesca.
Appena “A” arrivò alla strada di congiunzione, due ufficiali tedeschi vennero individuati mentre tentavano la fuga con un’auto di stato. L’auto viaggiava a circa 40 miglia orarie, e Sowar Rattan Singh, l’autista della principale auto corazzata, realizzando che sarebbero probabilmente fuggiti, li speronò al loro passaggio, riuscendo a fermarli. Entrambi gli ufficiali furono fatti prigionieri, poi “C” entrato in città da sud-ovest spinse i nemici verso nord, contro la posizione occupata dallo squadrone “A”.

share

Commenti

Stampa