"LE COSE NON SARANNO PIU' COME PRIMA", NUOVA PERSONALE DI GIANNI POLITI A SPOLETO - Tuttoggi

“LE COSE NON SARANNO PIU' COME PRIMA”, NUOVA PERSONALE DI GIANNI POLITI A SPOLETO

Redazione

“LE COSE NON SARANNO PIU' COME PRIMA”, NUOVA PERSONALE DI GIANNI POLITI A SPOLETO

Sab, 16/04/2011 - 10:15

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“LE COSE NON SARANNO PIU' COME PRIMA”, NUOVA PERSONALE DI GIANNI POLITI A SPOLETO

Sabato 30 aprile dalle ore 12:00 presso Palazzo Collicola Arti Visive di Spoleto, nello spazio della ex Chiesa SS. Giovanni e Paolo e al Piano Mostre del Museo, inaugura la personale di Gianni Politi “Le cose non saranno mai più come prima”, a cura di Alessandro Facente.
Inserito nella serie di aperture “Prima Primavera A Spoleto” del Museo, l’intervento consiste nell’installazione di tre tele della nuova serie quadri bianchi, la cui brutale traduzione in pittura e matita su tela mostra il sacrificio di tre mucche appese in piena putrefazione, inteso come momento sacro di restituzione dell’anima allo spazio ospitante.
Il luogo svuotato della sua sacralità sottolinea quel sapore di compimento verso cui il progetto si proietta – evocando una fine per esprimere il fallimento e l’immolazione dei tre animali – è il tentativo ultimo di espiazione.
Un’immagine eroica, adamantina che si contrappone ad una realtà odierna che disgrega il senso di collettività in tanti singolarismi chiusi nella ricerca di una felicità individuale.
Il concetto di putrefazione che Politi propone è un’espressione che solo formalmente appare negativa; la sua sostanzialità, al contrario, segue un taglio rigenerante.
Il progetto curatoriale si concentra affinché la riflessione si strutturi su tale positività, ponendo l’attenzione su questo processo, un’indagine sul ciò che rimane del corpo dopo la sua morte.
Le cose non saranno mai più come prima è pertanto il recupero di un comune e generoso nutrimento, un atto di fede che abbatta scetticismi, superstizioni e ipocrisie di una contemporaneità disillusa.
Il malum folium (Quercus pyrenaica o melojo) dove la foglia morta, denutrita e disidratata rimane attaccata all’albero fino all’arrivo della nuova in primavera: la “marcescenza”.
Un chiarimento freddo e conciso di una denutrizione in atto, una piattaforma da cui scorgere qualcosa di sano sulle basi della mutevolezza come elemento perenne.

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