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Italia Nostra Terni “Salviamo Bazzani”

Redazione

Italia Nostra Terni “Salviamo Bazzani”

Appello alle istituzioni per salvaguardare un patrimoniio della città
Ven, 21/08/2015 - 14:15

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di Italia Nostra Terni

Giusto ottant’anni fa consegnava le chiavi della chiesa di Sant’Antonio di Padova – era il 1935, per la dedicazione del tempio – ma di cantieri aperti a Terni, in quel frangente, non gli mancavano. I suoi progetti hanno dato forma, seppur in varie fasi, a quell’ambizione di plasmare il nuovo volto della città industriale. Stiamo parlando di Cesare Bazzani, il noto architetto romano cui si deve la moderna immagine, quella “dinamica”, di Terni che sarebbe stata elevata a capoluogo di provincia nel 1927. Un architetto con lo spirito eclettico che lasciò nel centro umbro alcune delle sue più belle realizzazioni, tanto che oggi a metterle insieme ne uscirebbe un itinerario di grande fascino. Nel 1915 – siamo in pieno centenario – Bazzani cominciò a mettere mano a uno degli edifici scolastici principali della città: la Regia Scuola Industriale (già Scuola d’Arti e Mestieri, oggi Istituto Professionale Statale Industria e Artigianato) fondata nel 1909 su iniziativa di alcuni illustri cittadini come Virgilio Alterocca e posta strategicamente lungo l’asse di raccordo fra piazza Tacito e la zona industriale. Un edificio che sarebbe stato completato solo nel 1926 e che, quindi, l’anno prossimo compirà novant’anni proprio come la chiesa di Sant’Antonio, oggi santuario dei Protomartiri francescani. Un progetto, quello di Alterocca, che fu fortemente sostenuto dalle istituzioni e dalle industrie locali nonché dalla Cassa di Risparmio di Terni. Si trattava di dare il giusto valore ad una istituzione di interesse nazionale con un nuovo edificio accompagnato da un dettagliato apparato decorativo che rese omaggio al nome del fondatore specialmente nelle cancellate e nella scelta degli elementi ornamentali della recinzione – intrisa di chiari riferimenti massonici – tra rose, corde, nodi, nappe e bugne a diamante che animano il perimetro esterno della scuola alternato da pilastri quadrangolari e interrotto da eleganti cancellate di gusto pienamente liberty. Orbene, questo vero e proprio recinto d’artista versa in condizioni conservative che destano particolare apprensione perché aggravate da condizioni ambientali e logistiche sfavorevoli. L’opera infatti è messa a dura prova dal fatto di trovarsi sul ciglio di un incrocio fortemente trafficato da decine di migliaia di veicoli che ne hanno accelerato il processo di degrado. La particolare conformazione cementizia della decorazione in alcuni tratti non ha retto agli urti, all’incuria e alle sollecitazioni climatiche – dall’acqua piovana mista a sostanze inquinanti al sole torrido estivo – trovandosi ricoperto specialmente nelle formelle decorative da croste di sporco composto dalle sostanze chimiche emesse dalle emissioni inquinanti e dalla ruggine che sta corrodendo le parti in ferro. La preoccupazione è dettata anche dalle vibrazioni prodotte dal passaggio di mezzi pesanti che ledono la stabilità delle decorazioni creando persino la formazione di alcuni dissesti. Inoltre la recinzione d’artista è offesa dalla presenza ingombrante della segnaletica stradale che potrebbe essere collocata in modo più rispettoso del bene e al tempo stesso proteggere il raccordo tra viale Brin e via Rosselli da una barriera antiurto. L’appello quindi va a Provincia, Comune di Terni e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni che eredita la storia dell’istituto bancario, protagonista della nascita di una scuola d’eccellenza, perché si adoperi per avviare il restauro delle parti ornamentali di tale recinzione (avvalendosi anche delle capacità manuali e di ricerca dell’istituto coordinate da personale specializzato sotto l’egida degli organi preposti alla tutela), che si rende davvero indispensabile non solo come opera conservativa ma anche per avviare il processo tanto invocato di conoscenza, protezione e valorizzazione del patrimonio culturale diffuso, con interventi davvero minimi rispetto ad altre opere meritorie ma decisamente sopravalutate (vedasi la fontana di piazza Tacito), che di autentico ha più davvero poco. Troppo poco.


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