di Carlo Ceraso
La paura, a tombola, fa 90. Al Consiglio comunale di Spoleto invece fa 16. Come i voti che servivano alla maggioranza (Pd, Psi e Città unita), chiamata per la terza volta a votare il neo presidente del consiglio comunale, per eleggere Patrizia Cristofori. Dopo le fumate nere degli ultimi giorni, dove è stata determinante la manovra di 5 franchi tiratori (tutti della maggioranza, oggi finalmente è arrivata quella bianca che ha portato la Cristofori sullo scranno più alto dell’assemblea.
La minoranza non ha ritirato le schede di voto, mettendo in luce anche questa volta le contraddizioni interne alla coalizione che sostiene la giunta Benedetti.
Perché, diciamolo subito, il neopresidente è passato con il minimo dei voti. E il massimo delle pressioni sui consiglieri comunali. Non può in altro modo esser letta la presenza sugli spalti niente meno che dell’assessore regionale dei socialisti Aldo Potenza. Sugli uomini del garofano (Alleori, Dominici e Piccioni) pesava infatti più di un sospetto di fare il doppio gioco.
D’altra parte in ben due occasioni i 19 consiglieri del centrosinistra avevano giurato e spergiurato di essere tutti d’accordo sul nome della Cristofori: salvo poi, 5 di questi, mandare ad escort la votazione.
Sarà solo una casualità, fatto è che la presenza di Potenza ha coinciso con l’elezione del neopresidente. E il muso lungo di Alleori.
La lunga giornata è cominciata di mattina presto quando, intorno alle 10, il sindaco Daniele Benedetti ha raggiunto Perugia per una “riunione politica”. Il rischio che quello di Spoleto divenisse un ‘caso’ di portata regionale, con effetti neanche ipotizzabili, era fin troppo concreto e indubbiamente il primo cittadino ha voluto tastare il polso agli organismi politici superiori. Qualcosa si è mosso visto che alle 14 si è tenuto a Spoleto, nella sede del piddì, l’incontro con tutti i consiglieri della coalizione, il segretario del piddì cittadino Andrea Bartocci e Aldo Potenza appunto. Cosa si siano detti è difficile saperlo, anche se l’esito del voto e le dichiarazioni del capogruppo socialista Alleori fanno propendere per un accordo ad ampio raggio che potrebbe includere nuovi incarichi.
In Aula la minoranza chiede subito conto delle operazioni di voto. Comincia Fabrizio Cardarelli (Lista Rinnovamento) che, facendo riferimento ai tanti sms circolati fra gli esponenti del piddì circa le modalità e possibili stratagemmi per stanare i ‘traditori’, ha chiesto che il voto fosse “veramente irriconoscibile” proponendo che “tutti i consiglieri comunali barrassero il quadratino con 2 diagonali”. La proposta di Cardarelli – accolta da Grifoni (che ieri l’altro ha ‘trasferito’ la propria lista civica Spoleto Prima nell’Udc) e Petrini (Pdl) – ha mandato in paranoia più di qualche consigliere comunale.
“Ci si fa grosso perché insegna matematica e fisica, ma che vuol dire diagonale?” si è sentito fra i banchi. E così più d’uno, come mostra la photogallery, ha cominciato a ripassare come si fanno le aste, i cerchietti e le diagonali. Vigile come sempre (non fosse che è un agente) Bernelli che chiede ai colleghi di lasciare i telefonini sul tavolo della Commissione che presiede alle operazioni di voto.
Il segretario comunale, Paolo Ricciarelli, ricorda quali sono i principi della legge e del regolamento sul voto: poco importa che siano asticelle, cerchietti, righe o croci; l’essenziale è che il voto manifesti inequivocabilmente la scelta del votante e che non vengano apposti ulteriori ‘segni’ che rendano riconoscibile la scheda. L’ufficio di presidenza (Paolo Martellini e David Militoni) si ritirano per decidere sulle proposte della opposizione accogliendo di lì a poco solo quella di Bernelli.
A sbrogliare le operazioni di voto ci pensano i consiglieri Marco Trippetti e Leonardo Piselli, quest’ultimo convocato dopo la rinuncia della collega Vincenza Campagnani che aveva annunciato alcuni problemi familiari che avrebbero potuta portarla ad abbandonare l’aula (salvo poi rimanere fino alla fine).
Pdl, Rinnovamento, Spoleto 5 stelle e Gruppo misto restano compatti e non ritirano le schede. Lo scrutinio dei 19 votanti è al cardiopalma. Le prime 6 schede sono per la Cristofori. Ecco la prima ‘bianca’, subito seguita da una ‘nulla’. Nella stanza scende il gelo. Il nome “Cristofori” torna per altre sei volte consecutive. 12 a 2. Di nuovo 1 bianca. 12 a 3. Nel bussolotto restano ancora 4 schede, ma lo scrutinio decreta l’elezione della Cristofori. Parte l’applauso dai banchi della maggioranza. E’ finita. Paolo Spedalieri è l'unico che conferma la propria scheda bianca, confermando quella 'trasparenza' che lo ha contraddistinto in tutte e tre le votazioni.
Il neo presidente si alza e ringrazia, passando poi a stringere la mano a tutti i consiglieri. Tutti le fanno i complimenti. Il capogruppo socialista Alleori, forse tradendo un certo fastidio, fra il serio e il faceto le fa invece le ‘condoglianze’. Martellini invita la neopresidente a prendere posto sullo scranno del presidente. La Cristofori si lascia ad un discorso (brutto per la verità, forse tradita dall’emozione) durante il quale assicura che sarà la presidente di tutti. I Capigruppo salutano la presidente. E’ ancora Alleori a fare dei distinguo ricordando in pratica al sindaco che ora dovrà impegnarsi ad un riassetto degli incarichi. Sembra che Alleori voglia la delega ai rapporti con la sanità, da un anno assegnata a Marco Trippetti.
Volti soddisfatti fra la maggioranza. “Per fortuna è finita” commenta il segretario Andrea Bartocci “abbiamo offerto uno spettacolo che la nostra città non meritava ma ora è finita. Da oggi si torna a lavorare, giunta e consiglio per portare a termine il nostro programma. La maggioranza oggi si è rinsaldata e, lasciatemelo dire, la candidata che abbiamo proposto ed eletto era la migliore che potessimo esprimere”. Contento anche il sindaco “i giorni turbolenti sono finiti, siamo l’unico comune ad avere un presidente del consiglio donna”. Quanto ai franchi tiratori Benedetti assicura che “non ci sarà alcuna caccia alle streghe”. Per lui ora dovrebbe cominciare un periodo tutto in discesa, politicamente parlando, anche se pieno di lavoro. Quello di ieri è stato in pratica l'ultimo voto segreto, non ce ne saranno altri fino a fine legislatura. Dunque chi vorrà votare contro alle decisioni di Giunta o dei propri Partiti dovrà farlo alzando la mano: difficile che avvengano simili distinguo, visto che fino ad oggi il Consiglio comunale ha sempre votato compatto tutto ciò che gli è stato chiesto.
Le due facce della medaglia – la conclusione della vicenda relativa alla elezione del presidente del consiglio, che ha fatto quasi rischiare le dimissioni dello stesso sindaco, ha messo drammaticamente in evidenza due (orribili) facce della stessa medaglia. Da una parte è ormai assodato che esponenti della Giunta in questo primo squarcio di legislatura hanno promesso più di quanto potevano mantenere: poltrone, incarichi, assessorati che il recente rimpasto ha dimostrato essere solo delle bugie. Se a queste si aggiungono le modalità dei recenti concorsi, certe anomale assunzioni ed alcuni stravaganti incarichi di consulenza, c’è da sospettare che nulla sia cambiato, anzi. Dall’altra parte, il tanto decantato rinnovamento del consiglio comunale ha dimostrato che certi ‘giovani’ della politica, altro non sono che imitatori di quei vecchi marpioni che hanno segnato la Prima Repubblica.
(aggiornato il 28 gen. 2011)