Gli "Specials 30" richiamati dal Pd: riservisti con armi cariche o dinosauri?

Gli “Specials 30” richiamati dal Pd: riservisti con armi cariche o dinosauri già estinti?

Massimo Sbardella

Gli “Specials 30” richiamati dal Pd: riservisti con armi cariche o dinosauri già estinti?

Dom, 30/01/2022 - 15:14

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Il dibattito, tra Pd ed ex Pd, sui 30 passati amministratori chiamati ad affiancare il segretario Bori nella Consulta dei saggi

In questi giorni gli elettori umbri del Pd si sentono un po’ come i tifosi della Roma all’annuncio dell’arrivo di Mourinho, la scorsa primavera. Con la differenza che nella capitale è sbarcato lo Special One, mentre in via dei Priori, a Perugia, si sono ritrovati addirittura gli “Specials Thirty “. Trenta personaggi che hanno dominato la scena politica del Pci-Pds (e anche Pd, in qualche caso) e quindi dell’Umbria rossa.

Se poi l’Umbria, per tutti quei decenni, l’avessero dipinta di rosso loro o fosse, allora, il suo colore naturale e indelebile, difficile dirlo. Un po’ come dire se il Triplete dell’Inter sia merito di Mourinho o dei vari Eto’o, Milito, Zanetti.

I “riservisti” passate le bombe

Dalle pagine di Passaggi Magazine Gabriella Mecucci, scelta dal regista dell’operazione, Alberto Stramaccioni, per veicolare la notizia del grande ritorno sulla scena della politica, li ha chiamati riservisti. Evocando uno scenario di guerra che richiede il sacrificio di tutti, compresi gli ex combattenti. Anche se le bombe, sul partito, sembrano essere crollate negli ultimi anni, tra il cappotto delle politiche, l’inchiesta Sanitopoli, il lungo commissariamento (con tanto di tentata resistenza interna) e la sconfitta che per la prima volta ha costretto la sinistra ad ammainare la propria bandiera da Palazzo Donini. Sino alle elezioni amministrative, il cui risultato è stato mitigato dal parziale recupero dell’ultima tornata. Insomma, rispetto a tutto questo, il tempo attuale, per il Pd, sembra quasi un Rinascimento. Anche se forse dettato più da limiti e demeriti altrui che da un proprio riscatto.

Terminate le bombe dell’artiglieria, c’è da stanare i nemici casa per casa. O comunque sfibrarli con azioni di guerriglia e sabotaggio. In questo mutato clima sono rispuntati fuori anche i cosiddetti riservisti, appunto, che quando cadevano le bombe erano per lo più al riparo neanche nel fortino, ma sembravano essere espatriati nella neutrale Svizzera (della politica).

Basta che ora non si ritrovino per la parata quando (se) ci saranno la Perugia e l’Umbria “liberate”.

L’ironia sui “dinosauri”

Se riservisti è il nome da loro stessi suggerito, dinosauri (qualcuno addirittura ha usato la parola “morti”, sempre politicamente parlando, ma si è visto anche di peggio nei commenti social) è l’epiteto con cui sono stati indicati da chi ironizza su questa operazione nostalgia.

Un po’ come per Mourinho, appunto. Vincente in grado di riportare entusiasmo o bollito che non ha più nulla da dare in campo (politico)?

Tanto più che sono stati chiamati ad affiancare, in questa “consulta dei saggi”, il segretario Tommaso Bori, la cui rapida ascesa era fin qui avvenuta al grido di “voltiamo pagina”. E ora, si torna non a qualche pagina, ma addirittura a diversi tomi indietro?

Il compromesso su Sauro Cristofani a Perugia

In realtà i giovani galletti si sono dimostrati ben più rissosi dei polli stagionati (e conosciuti). Tanto che a Perugia, per non rischiare di lasciarci le penne, anche Bori ha virato su Sauro Cristofani, incoronato all’unanimità segretario cittadino del partito. Non rinunciando, nel suo discorso, a rimarcare comunque le differenze tra la sua Segreteria e quelle che lo hanno preceduto nel recente passato. Non tanto quella, brevissima, terminata con le dimissioni di Bocci (con il quale pare che lo stesso Bori sia dovuto venire a compromessi), ma quella di Leonelli, a cui ha soffiato il posto in Consiglio regionale. L’ex compagno di partito passato ad Azione, raccolte le voci che arrivavano dal Capitini, le pelli di capro espiatorio non le vuole indossare. Rivendica il suo tentativo riformista (con Meloni e Burico, tanto per fare qualche nome) e ironizza sul “nuovo, giovane e baldanzoso gruppo dirigente che affiancherà il segretario regionale“.

I “saggi” intorno a Bori in cerca di “tituli”

Insomma, se l’opinione pubblica non è apparsa granché toccata dall’incontro di via dei Priori, tra gli esponenti (ed ex esponenti) del Pd se ne parla come dell’unico avvenimento nuovo, ironia delle parole, avvenuto nel partito. Tra chi punta l’indice e ironizza. E chi invece comprende il motivo della mossa di Bori, che si ritrova in mano un partito che, complice anche le azioni perse dalla Lega, può tornare a vincere. Ma per farlo, bisogna innanzi tutto continuare a tenerlo, il partito, visto anche il cambio alla segreteria nazionale. E sul territorio, c’è davvero bisogno che non vada sprecata neanche una pallottola di chi ha ancora un’arma (politica). Poco importa se ben oliata e pronta sul tavolo o da tirar fuori dalla polvere della propria cantina.

Se poi alla fine ci sarà da gioire o saranno ancora “zeru tituli”, si vedrà al 90′ minuto (più recupero).

L’elenco dei riservisti/dinosauri

Ah, i nomi dei riservisti/dinorauri (a seconda dei punti di vista), per chi non li ricordasse. In rigoroso ordine alfabetico, per non svelare i capisaldi dell’operazione. L’ex sindaco di Trevi Carlo Antonini; l’ex assessore alla Sanità Nadia Antonini; l’ex consigliere e assessore regionale Paolo Bairdini; l’ex presidente della Regione Bruno Bracalente; l’ex presidente del Consiglio regionale e parlamentare Fabrizio Bracco; l’ex consigliere regionale Vannio Brozzi; l’ex sindaco di Castiglione del Lago Annibale Carloia; l’ex senatore Pierluigi Castellani; l’ex presidente della Provincia di Terni Andrea Cavicchioli; l’ex assessore regionale Fernanda Cecchini; l’ex consigliere regionale Gianfranco Chiacchieroni; l’ex parlamentare Franco Ciliberti; l’ex assessore provinciale e comunale di Perugia e neo segretario Pd di Perugia Sauro Cristofani; Federica Di Bartolo; l’ex sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo; l’ex sindaco di Orvieto Giuseppe Germani; l’ex assessore regionale Franco Giustinelli; l’ex assessore regionale Gaia Grossi; l’ex sindaco di Perugia e consigliere regionale Renato Locchi; l’ex presidente della Regione Umbria e parlamentare Maria Rita Lorenzetti; l’ex segretario regionale della Cgil e consigliere regionale Manlio Mariotti; l’ex dirigente Ds e Pd Getulio Petrini; l’ex presidente dell’Arpa Svedo Piccioni; l’ex assessore regionale Maurizio Rosi; l’ex parlamentare Alba Scaramucci; l’ex consigliere regionale Giuseppe Sbrenna; l’ex parlamentare Alberto Stramaccioni; l’ex presidente Isuc Mario Tosti.

Gli assenti (forse)

Tutti qui i rappresentanti di quasi 50 anni di potere in Umbria? Certo che no. Alcuni, i compagni-amici “in sonno”, dovrebbero essere risvegliati e mobilitati da questa pattuglia di saggi. Altri in questo organismo, proprio non ci possono stare.

Mancava Mauro Agostini, che con l’emergente Bori non ha mai avuto feeling. O l’ex governatore Francesco Mandarini, ricorda Mecucci. E tra gli ex governatori non c’era Catiuscia Marini, che oltre alle attuali vicende della storia italiana che hanno portato alla rielezione di Mattarella a Capo dello Stato (salutata con torcolo e vino rosso) ha dato un occhio anche a quanto accaduto 65 milioni di anni fa. E non c’era Gianpiero Bocci. Anche se pare che sia stato evocato più volte. Prima, durante e dopo la seduta.

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