Ex convitto femminile, assessore Flavoni “C’è il vincolo della destinazione d’uso”

Ex convitto femminile, assessore Flavoni “C’è il vincolo della destinazione d’uso”

L’assessore spoletino replica alla lettera aperta dell’opposizione sulla struttura Inps di piazza Carducci “Non ci interessa la destinazione d’uso dell’immobile quanto invece la risoluzione di questa annosa situazione di degrado”

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Non si fa attendere la replica dell’assessore comunale all’urbanistica Francesco Flavoni sulla situazione dell’ex convitto femminile Inps di piazza Carducci, dopo la lettera aperta a lui indirizzata da parte dei consiglieri comunali di Spoleto Popolare ed Alleanza Civica.

Di seguito la replica dell’assessore.

In riferimento alle esternazioni di alcuni gruppi di minoranza in una lettera aperta, a me indirizzata, riguardo l’ex convitto femminile di piazza Carducci, penso sia utile fornire precisazioni per l’importanza del tema e per essere chiari e precisi nei confronti dei cittadini che da oltre trenta anni sono costretti a vivere in una condizione di diffuso disagio. Senza considerare poi il grave danno turistico e d’immagine poiché questo “monumento alla vergogna” si trova lungo una delle maggiori vie di accesso al centro storico della città.

È importante una breve cronistoria per far capire bene contesto e problematiche. Nel 1924 il Comune cedette a titolo gratuito il fabbricato di piazza Carducci all’ENPAS di allora per farne un convitto femminile. L’atto prevedeva una clausola di reversibilità in caso di mancata continuazione dell’attività convittuale. Nel 1985, dopo la cessazione dell’attività del convitto, fu rilasciata una concessione edilizia per lavori di ristrutturazione e di adeguamento dell’immobile a casa di riposo, con varianti in corso d’opera nel 1987 e nel 1992. Nel 1993 fu rilasciata una nuova concessione edilizia, subordinata ad una stipula di una convezione poi approvata nel 1995 dal Consiglio comunale. Tale convenzione però non teneva conto in alcun modo dell’atto di cessione del 1924. Una nuova richiesta di concessione fu rilasciata nel 1997. La concessione e la relativa convenzione che autorizzavano la realizzazione della casa di riposo sono da tempo scadute.

Ciò ha comportato il ripristino del vincolo della destinazione a convitto femminile. Servirebbe quindi una nuova delibera di Consiglio comunale che autorizzi il cambiamento di destinazione d’uso.

Dopo questi necessari cenni storici ribadisco che all’Amministrazione non interessa la destinazione d’uso dell’immobile quanto invece la risoluzione di questa annosa situazione di degrado che affligge la città da oltre 35 anni. Voglio precisare però che nessun progetto è stato a tutt’oggi presentato. Esistono solo ipotesi e idee, espresse nell’arco di quasi 25 anni, che, qualora avessero le caratteristiche della serietà, incontrerebbero il favore dell’Amministrazione. Dopo decenni di inazione e di promesse non mantenute, l’attendibilità degli interlocutori, agli occhi del Comune, potrà essere ripristinata soltanto con la presentazioni di atti ufficiali e progetti formali.

Altrettanto chiaramente va sottolineato che, al pari dei privati, anche gli enti come l’INPS sono tenuti a rispettare le leggi e a versare quanto dovuto per l’occupazione di suolo pubblico. A maggior ragione quando manca in parte l’autorizzazione. Il mancato introito di queste somme dovute va a discapito dell’intera comunità e di ogni singolo cittadino. Non solo. Mi duole che sia stato possibile comminare la sanzione, pari a circa 800mila euro, soltanto dal 2013 al 2018, poiché gli anni antecedenti sono andati in prescrizione. Siamo però decisi ad attuare tutte le misure necessarie affinché, con la massima celerità, cessi lo stato di degrado e venga riconsegnata alla città e ai cittadini l’area abusivamente occupata”.

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