"Educazione sentimentale" per non diventare mostri della società | Foto - Tuttoggi.info

“Educazione sentimentale” per non diventare mostri della società | Foto

Claudio Bianchini

“Educazione sentimentale” per non diventare mostri della società | Foto

"Educazione Sentimentale", al Festival di Spoleto l'appello indiretto e accorato di Beppe Fiorello nel suo monologo
Lun, 29/06/2026 - 17:48

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“Educazione Sentimentale”: più che uno spettacolo, è di fatto l’appello (indiretto quanto accorato) che, alla fine dei novanta minuti di monologo, Beppe Fiorello affida ai cuori – o forse sarebbe meglio dire alle coscienze – degli spettatori, come in una sorta di evangelizzazione morale.

L’attore per la sua prima nazionale ha debuttato sul palco dell’Auditorium della Stella di Spoleto, uno dei fiori all’occhiello del cartellone del Festiva dei Due Mondi 2026 che parla direttamente al cuore del pubblico.

E’ la storia di Daniele: una storia struggente, che alla fine diventa drammatica e sconvolgente, che ti fa vivere praticamente in prima persona uno dei tanti drammi che la cronaca ci sbatte in prima pagina. Il protagonista è un cinquantenne del sud che sin da bambino, sin dai tempi dell’asilo, ha assimilato goccia per goccia tutti gli stereotipi più o meno palesi di una cultura impregnata di maschilismo, misoginia in una società in cui dimostrare di essere sempre all’altezza diventa quasi un dovere. Dai banchi dell’asilo, quando aveva la paura di essere considerato un bambino troppo buono e per dimostrare di essere un duro cercava di dire parolacce e sputare in terra; in adolescenza, quando il confronto con gli altri era legato allo spuntare di peli e baffi, e poi ancora alla ‘necessità’ di perdere la verginità e di ‘avere’ una fidanzata che poi ‘va lasciata prima che lei ti lasci per non fare la figura di quello che è stato lasciato’.

Daniele cresce in questo mondo, un mondo in cui insieme a degli amici ‘deve andare a dare una lezione’ all’amante della sorella per difendere l’onore della famiglia, con i genitori compiacenti per l’onta lavata. Una famiglia che diventa ostile quando decide di sposare l’amore della sua vita perché divorziata e quindi ‘lo scarto di qualcun altro’.

Ogni volta che il protagonista supera una fase decisiva della sua vita, senza accorgersene, ha accumulato gocce di pregiudizio, stereotipi, angosce, vulnerabilità che alla fine finiscono per riempire il vaso quando si aggiunge la perdita del lavoro, la crisi del rapporto matrimoniale e resta schiacciato dal peso di se stesso.

A farne le spese sarà la sua stessa famiglia: la moglie che ama, ma che di fatto ora mantiene la famiglia, e la figlia, che adora ma che stava facendo sesso col fidanzatino. Prima le picchia selvaggiamente in uno scatto d’ira e poi, in preda alla follia, le chiude in bagno cercando di dare fuoco alla casa.

Una storia che fa riflettere, che sembra essere la ricostruzione di retroscena di vita che stanno dietro a tante storie di violenza, sopraffazione, femminicidio e cultura deviata della mascolinità. Un grido di allarme sull’esigenza – per tutti – di una sana… educazione sentimentale. Alla fine bisogna ringraziare la maestria di Beppe Fiorello e la storia di Ivan Cotroneo che ci hanno aperto gli occhi ed il cuore.

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