Don Giovanni e il suo pitbull, Branciaroli lascia il “segno” di Fante al Caio Melisso | Pubblico diviso - Tuttoggi.info

Don Giovanni e il suo pitbull, Branciaroli lascia il “segno” di Fante al Caio Melisso | Pubblico diviso

Carlo Ceraso

Don Giovanni e il suo pitbull, Branciaroli lascia il “segno” di Fante al Caio Melisso | Pubblico diviso

Mer, 08/07/2026 - 20:36

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Per chi ama il teatro di Franco Branciaroli, regista anticonformista e attore di teatro originale, non consueto, volendo anche eccentrico (nulla a che vedere con quello del cinema che lo ha portato alla popolarità con La chiave, in cui interpretava l’amante di Stefania Sandrelli), il Don Giovanni e il suo pitbull scritto da Dan Fante e portato in Prima al Festival dei Due Mondi non avrà deluso le aspettative. Dividendo però il pubblico festivaliero – la grande stampa si è fermata a presentare con enfasi lo spettacolo, senza scendere nella “arena” del Teatro Caio Melisso – che si è letteralmente diviso su questa opera teatrale che forse, forse, solo nei prossimi decenni le nuove generazioni sapranno magari capire appieno.

Figlio del più celebre scrittore italo-americano John Fante, anche Dan (scomparso nel 2015) ha registrato un discreto successo in America con i suoi libri, mentre i testi teatrali (appunto il “Don Giovanni” e “The boiler room”) sembrano destinati a rimanere di nicchia.

Una scrittura “noir” ma anche ironica (e in questo Branciaroli è magistrale), capace di far emergere le debolezze di ogni interprete, ma non così accattivante da colpire lo spettatore. Sarà che il Festival menottiano ha già “visto tutto” sui suoi palcoscenici che non sarà il “Don Giovanni e il suo pitbull” a poter regalare qualcosa di veramente innovativo. 

Nelle intenzioni l’autore tenta di far emergere come il “sogno a stelle e strisce” altro non ha creato che una società lacerata, con i valori che si vanno affievolendo di giorno in giorno.

La bella scenografia di Francesca Tunno (che ricorda la casa davanti al mare di Malibù descritta nei testi di John) come anche il gioco di luci affidato a Sofia Xella, accompagnano la storia di di Jonathan (Giovanni, interpretato da Franco Branciaroli), romanziere che non ha avuto il successo sperato, neanche dalla decisione di voltar pagina dedicandosi alle sceneggiature per Hollywood. Burbero, inflessibile, dalla battuta comunque pronta, si ritrova a fronteggiare una famiglia disastrata, retta, sotto il profilo umano, dalla moglie e madre dei suoi due figli: Bruno, alcolizzato e tossicodipendente, il cui lavoro di attore potrebbe riscattarlo e consentire alla moglie spesso ubriaca (che trascorrerà anche una notte di sesso con il suocero) di mantenere un buon tenore di vita; e Dickie, anche lui alcolizzato, che ad una promettente carriera di pianista ha preferito quella di insegnate sportivo che lo porterà ad essere allontanato dalla scuola che lo ha scoperto aver avuto rapporti omosessuali con un allievo.

Quella omosessualità condannata da Jonathan che non gli risparmia battute sarcastiche, prive di umanità. L’unica a mantenere una vita retta e composta, a mantenere a stento unita la famiglia, è la moglie e madre dei due figli, Catherine (interpretata da Ester Galazzi), dotata di grande pazienza e amorevole nel curare il consorte ormai debilitato dal diabete che lo ha portato alla quasi cecità e ad una cancrena del piede destro che necessita di essere amputato.

Nello scorrere della narrazione, non mancano momenti di pentimento, di scuse reciproche, di un affetto che è presente, ma troppo debilitato da whisky e droga.

Sullo sfondo l’immagine del pitbull – non si vedrà mai in scena -, l’amatissimo cane di Giovanni, capace di combinare guai e danni a tutto il quartiere, non da ultimo ad un gattino del vicino rinvenuto morto all’alba tra le fauci del molossoide: questo almeno quanto sospettano i proprietari del cane che si ritroveranno invece a scagionare la bestia. Almeno stavolta “innocente”.

Ecco, che ogni personaggio sia un pitbull per se stesso e di chi lo circonda, capace di ferire e ferirsi, di poter essere facile bersaglio del comune sentire, anche quando è solo l’apparenza ad ingannare.

Con Branciaroli, nel Don Giovanni e il suo pitbull, recitano Emanuele Fortunati, Flavio Francucci, Ester Galazzi, Eros Pascale e Valentina Violo, per questo spettacolo prodotto dal Teatro de Gli Incamminati con il Teatro Stabile d’Abruzzo, il Centro Teatrale Bresciano e il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia.

Meritano su tutti una citazione le interpretazioni della Galazzi e di Francucci (Dickye). 

Riproduzione riservata

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