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Città di Castello, continua l’oblio del vecchio ospedale | Il video del degrado

Redazione

Città di Castello, continua l’oblio del vecchio ospedale | Il video del degrado

A 15 anni di distanza ancora nessuna soluzione. Un’altra struttura finita nel “portagioie dell’indifferenza” tifernate
Dom, 01/02/2015 - 18:01

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di Roberto Fiorucci

Era il lontano 1975 quando iniziavano i lavori per la creazione del nuovo polo ospedaliero di Città di Castello, finanziato dall’Ente ospedaliero di allora. L’obbiettivo era quello di dotare il comune di una struttura più efficace ed efficiente rispetto a quella vecchia situata nel centro storico tifernate, sia per la sua posizione geografica, sia per la necessità di nuovi spazi per ospitare le ultime apparecchiature sanitarie d’avanguardia. Tutto a favore dei cittadini. Certamente la strada non fu rapida e in discesa, ma alla fine, dopo l’istituzione del piano di investimenti, il nuovo ospedale vide finalmente luce, entrando in funzione nel 2000.

Da allora sono passati ben 15 anni, e per l’ex struttura ospedaliera, ancora il futuro è incerto. La situazione non ha fatto che aggravarsi di anno in anno. Che si debba dar la colpa alla mancanza di idee, alla scarsità di fondi, o semplicemente a una cattiva amministrazione non è dato sapere, probabilmente l’insieme di tutte e tre con l’aggiunta di qualche elemento in più. Sta di fatto che, ancora oggi, l’immobile rimane abbandonato a sé stesso in condizioni veramente precarie, una ferita aperta nel cuore della città. Un altro gioiello finito da troppo tempo nel ‘portagioie dell’indifferenza’ tifernate, come le Terme di Fontecchio delle quali ci siamo occupati alcune settimane fa.  L’ennesima struttura finita purtroppo nel dimenticatoio.

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Oliviero Dottorini, capogruppo dell’Italia dei Valori in consiglio regionale, già nel 2010 aveva lanciato un grido di allarme per le condizioni critiche della struttura, dopo il suo sopralluogo nell’ex edificio storico. In seguito ad altre due visite, rispettivamente nel 2012 (il sopralluogo nel video del politico umbro) e più recentemente nel 2014, emerse una situazione a dir poco catastrofica per il completo degrado e abbandono riscontrato, con il relativo problema della messa in sicurezza della struttura, per non parlare della cappellina del ‘700 ormai irriconoscibile, dove sono state battezzate generazioni di tifernati, o del ritrovamento di numerose cartelle cliniche nei corridoi del complesso, che ha aperto un delicato dibattito sulla questione della privacy. 

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A nulla sono valse le due aste di alienazione indette dal Comune di Città di Castello e dalla Asl, per cercare di arginare il problema, andate completamente deserte forse a causa della base d’asta stimata troppo alta: intorno a 4milioni e 750mila euro la prima, poi in seguito abbassata a 3 milioni e 780mila. Sta di fatto che ad oggi comunque non esiste ancora alcun progetto di recupero. E l’edificio non rientra nemmeno nel contratto di quartiere per la riqualificazione dell’area exFat, ad esso adiacente.

In merito all’ex-Fat il sindaco, Luciano Bacchetta, ha annunciato che entro il 2016 l’area sarà recuperata per far posto alla nuova “Piazza dell’Archeologia” grazie ad una convenzione tra l’amministrazione comunale tifernate e Fat-Fintab, che prevede venti mesi di tempo per eseguire i lavori relativi alla riqualificazione dell’intera area. In particolare la convezione prevede la realizzazione di un edificio per 28 alloggi ad uso abitativo, mentre a piano terra circa 1000 metri quadrati ad uso commerciale. Ovviamente nella parte iniziale dell’area si collocherà la piazza a cielo aperto, (finalizzata a valorizzare i reperti archeologici) con i relativi parcheggi sottostanti. In programma anche il rifacimento del tetto del sito di Santa Maria della Carità. Ma nulla per quanto riguarda il vecchio ospedale. La domanda che viene naturale porsi è: come si è giunti a questa situazione ma soprattutto perché in tutti questi anni non è stato elaborato neppure un piano di recupero?

Nel frattempo l’ex ospedale, voluto da Luigi Gazzoli nel 1773, rimane abbandonato a sé stesso, nonostante il suo valore architettonico, culturale ed affettivo, sia per la città che per i cittadini.

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