di Carlo Petrini (*)
Federazione Moda Italia, in data 11 ottobre 2010, ha deliberato all'unanimità un documento, con oggetto, Saldi e Vendite Promozionali che mi trova in disaccordo con quanto propone.
Il documento di Federmoda, ha contribuito alla decisione spettante alle Regioni di fissare le date dei saldi uniformandole in tutta Italia; 6 Gennaio data dei Saldi invernali, primo sabato di Luglio Saldi estivi, come proposto al punto 1 della delibera. L'unica nota positiva del documento è la data dei saldi uniformata in tutta Italia, finalmente qualcosa di buono dopo anni di tante battaglie.
La gran parte dei commercianti “normali” è d'accordo con le date uniformate ma è del parere che andrebbero posticipate ai primi di febbraio e ai primi di Agosto. Non lo dico io ma i tanti sondaggi fatti dalle associazioni di categoria. Posticipare i saldi significherebbe riposizionare il termine etimologico “saldi di fine stagione” e soprattutto riportare ad un comportamento commerciale corretto le attività economiche del settore tutte, dai piccoli imprenditori, ai franchising fino ai grandi gruppi. Ribadendo l'aspetto positivo della data unica sono invece del tutto contrario alla scelta del 6 gennaio giorno della Befana.
Tale scelta impone una riflessione anche di tipo morale.
Dopo il tour de force pre-natalizio, gli imprenditori sono costretti a chiedere un ulteriore sacrificio ai loro dipendenti per lo più donne anche madri di bambini, per il giorno della Befana. Ritengo inopportuna questa decisione che calpesta i valori della festa, della famiglia e il diritto al riposo, tralascio l'aspetto commerciale che mi pare del tutto secondario.
Ma ciò che più contesto del documento è il punto due della delibera, che propone la liberalizzazione delle vendite promozionali.
Questa seconda proposta, qualora sia accolta dalle Istituzioni e mi auguro che ciò non avvenga, oltre che assurda, di fatto, annulla la prima delibera al punto tale che la data unica dei saldi non ha più alcun senso.
Con il documento di Federmoda Italia, al punto tre della delibera, si chiede il coinvolgimento e la condivisione delle proposte a Federdistribuzioni. Con questa scelta si rafforzano ancor più le mie convinzioni che le Associazioni di categoria, a livello nazionale, sono oramai prone ai voleri dei grandi gruppi e della grande distribuzione, fregandosene di tutelare gli interessi della piccola distribuzione.
È pertanto mia intenzione aprire una discussione in merito al documento di Federmoda Italia e più in generale sulla politica di Confcommercio, rispetto alla tutela delle piccole imprese che rappresentano le fondamenta del nostro sindacato.
(*) Consigliere Federmoda