Riconosciuta la parziale seminfermità mentale per Erjon Behari, il 44enne che nel luglio del 2024 uccise il 28enne Stefano Bartoli, in via II Giugno a Spoleto. La Corte d’assise d’appello, accogliendo l’istanza dell’avvocato Maria Donatella Aiello, che difende l’imputato accusato di omicidio volontario, ha rideterminato la pena inflitta in primo grado, riducendola da 24 a 21 anni di reclusione. La Corte ha inoltre disposto il ricovero in una casa di cura per 3 anni per Behari, che attualmente si trova detenuto nel carcere di Maiano.
L’avvocato Aiello annuncia però già che presenterà ricorso per Cassazione. “Il riconoscimento della parziale seminfermità mentale di Behari – è il suo commento – è un primo passo verso quello che chiedevamo, anche se la pena è stata ridotta soltanto di 3 anni, ma è importantissimo perché ci permetterà di ricorrere in Cassazione. Ora attenderemo le motivazioni della sentenza, ma siamo pronti a tornare a chiedere il riconoscimento della provocazione da parte di Bartoli e la riqualificazione del fatto da omicidio volontario a preterintenzionale”.
Il 24enne Stefano Bartoli era stato accoltellato a morte nella prima serata del 20 luglio nel rione Casette da Erjon Behari dopo una discussione per un piccolo debito tra i due. Sanguinante, si era trascinato lungo la strada, con una famiglia della via che aveva poi lanciato l’allarme. Ma nonostante l’intervento dei soccorritori, per il giovane spoletino non c’era stato purtroppo nulla da fare. In poco tempo i carabinieri avevano individuato e arrestato l’aggressore, Behari, appunto, che sin da subito aveva detto di aver colpito il 24enne non con l’intenzione di ucciderlo ma solo di spaventarlo. Nonostante questo, in primo grado nei mesi scorsi era stato condannato per omicidio volontario a 24 anni di carcere; ora, in appello, è stata appunto riconosciuta la parziale seminfermità mentale, con la pena lievemente ridotta.