Accattonaggio a Spoleto tra multe, petizioni e sensazionalismo | La “Signora Maria” finisce sul Fatto Quotidiano

Accattonaggio a Spoleto tra multe, petizioni e sensazionalismo | La “Signora Maria” finisce sul Fatto Quotidiano

Una quindicina le sanzioni emesse finora dalle forze dell’ordine | A riaccendere il dibattito una storia sul web vera solo in parte

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Finora l’ordinanza anti accattonaggio adottata un mese fa dal Comune di Spoleto non sembra aver accontentato molte persone. In molti hanno espresso sin da subito la loro contrarietà all’atto, c’è anche chi ha presentato di impugnarla davanti alle autorità competenti per chiederne l’annullamento. Chi  invece sperava di veder sparire, grazie all’ordinanza, chi chiede l’elemosina nei parcheggi, pubblici e privati, è rimasto deluso. In realtà, finora, sembra che a prevalere sia stato il buonsenso.

L’ordinanza a firma del vicesindaco Maria Elena Bececcco, infatti, non vuole contrastare soltanto l’accattonaggio molesto, ma la richiesta di elemosina in generale. L’atto vieta infatti “di mendicare e porre in essere qualsiasi forma di accattonaggio, ancorché non molesto o minaccioso” in precisi luoghi: “presso le intersezioni stradali, all’interno ed in prossimità dei mercati settimanali e giornalieri, nelle aree prospicenti la stazione ferroviaria, l’ospedale, la cattedrale ed i luoghi di culto in genere, i cimiteri cittadini, e nelle aree antistanti o prospicenti gli ingressi di esercizi commerciali, davanti o in prossimità di uffici pubblici e istituti bancari, impianti sportivi, teatri, nei pressi delle fermate dei mezzi di trasporto pubblico ed all’interno degli stessi”.

Lo stato dell’arte, dopo l’ordinanza

Nei parcheggi dei supermercati, come in quello dell’ospedale, ma anche altrove, mendicanti se ne vedono ancora. Le forze dell’ordine, però, alcune multe le hanno fatte in questo mese. Meno di 15 in tutto, divise equamente tra carabinieri, polizia e municipale; alcune durante controlli di propria iniziativa, altre su segnalazione di cittadini. Ad essere allontanati sono stati coloro che vengono visti arrivare da fuori città appositamente per chiedere soldi davanti ai supermercati. Persone, insomma, che non vengono seguite dai servizi sociali cittadini o dalla Caritas spoletina, impegnate costantemente nell’aiutare chi è in difficoltà economica.

Nel frattempo, al Comune è arrivata anche una petizione: una quarantina di persone chiedono di risolvere il problema dei parcheggiatori abusivi all’ospedale, fuori dalla palazzina Micheli. Un problema annoso che riguarda anche le città limitrofe e che sembra difficile da risolvere, nonostante le ordinanze, a Spoleto come a Terni e Foligno.

La “Signora Maria” finisce sul Fatto Quotidiano

A riaccendere il dibattito sull’accattonaggio nelle ultime ore ci ha pensato una storia strappalacrime pubblicata sul blog della coordinatrice nazionale dell’associazione di volontariato Antigone, ospitato nel sito Fatto Quotidiano. Una storia che ha da subito destato molti dubbi e che appare creata artatamente per fare sensazionalismo spicciolo prendendo a pretesto l’ordinanza del Comune di Spoleto.

La storia suona più o meno così: Maria (nome di fantasia) è una signora costretta ad elemosinare a Spoleto per vivere e con l’ordinanza antiaccattonaggio per lei sono arrivati tempi duri. A difenderla però ci sarebbero gli abitanti del quartiere in cui la donna, madre di 4 figli, chiede ogni giorno qualche spiccio per sopravvivere. Una storia il cui racconto, però, fa sin da subito venire molti dubbi. E di fatto nessuno in città sembrava saperne nulla fino a giovedì pomeriggio. Eppure la storia, dettagliata, è romanzata. La protagonista si chiama Maria, “è una signora minuta, riservata, che nel tempo si è fatta benvolere dalle persone del luogo. I negozianti della via che la signora frequenta le aprono volentieri le porte, chi passa ogni giorno di lì per recarsi al lavoro la saluta e le lascia qualcosa, gli abitanti dei dintorni le portano i vestiti per i suoi quattro bambini” scrive la blogger.

Qualche giorno fa la donna sarebbe stata avvicinata dalla polizia municipale, che l’avrebbe minacciata di arrestarla (!) se avesse continuato a chiedere l’elemosina, terrorizzandola. Ma l’ordinanza non prevede l’arresto, solo multe e un eventuale ordine di allontanamento emesso dal questore. E così la signora avrebbe ricevuto la solidarietà della gente della zona che di solito frequenta, che avrebbe, sempre secondo il racconto, anche chiesto un appuntamento al vicesindaco per parlare del problema. Nel frattempo, però, oltre ai controlli dei vigili urbani, la donna sarebbe stata fermata anche dai carabinieri, che l’avrebbero portata in caserma, le avrebbero sequestrato il denaro elemosinato (come previsto dall’ordinanza) ma – racconta la coordinatrice dell’associazione Antigone – non l’avrebbero multata. Un atto contrario ai doveri d’ufficio insomma, tanto più che i soldi sarebbero stati sequestrati. Possibile? No.

Cosa raccontano i fatti a Spoleto

Le forze dell’ordine smentiscono infatti tutto. Ma al vicesindaco in realtà una richiesta di appuntamento è stata inviata: da una singola spoletina. E proprio giovedì pomeriggio, poco dopo la pubblicazione dell’articolo (non giornalistico) sul blog. “Caso” vuole che qualche minuto più tardi appaia sotto allo stesso articolo, un aggiornamento (al quale il Comune di Spoleto è estraneo) che recita: “Siamo contenti di apprendere che l’ufficio del vicesindaco, dopo aver letto questo post, ha contattato i cittadini che avevano chiesto un appuntamento anticipando che si trattava del caso della signora Maria, fissando l’incontro …”. Appuntamento che quindi effettivamente alla fine è stato chiesto e concesso.

In fondo in fondo, quindi, un po’ di verità c’è. La signora mendicante esiste e c’è una donna che si è attivata per lei. Ma è stata vista chiedere l’elemosina anche con un minore e per questo il vicesindaco ha attivato i servizi sociali e l’assistente sociale per tutelare i bambini che questa donna avrebbe, anche se non è chiaro se sia residente a Spoleto o meno. Nessuno comunque l’avrebbe minacciata di arresto o portata in caserma. D’altronde l’amministrazione comunale, nell’adottare l’ordinanza, aveva spiegato che tra gli scopi dell’ordinanza c’era proprio quello di far emergere situazioni di disagio attivando le misure contro la povertà esistenti. Come ora si sta cercando di fare.

(foto di repertorio)

Modificato alle 16:25

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