Politicamente sarà anche tutto lecito, ma lo spettacolo che da ben più di un anno offre il Consiglio comunale a trazione Pd-M5S-Civici Umbri e Ora Spoleto – almeno quello “pubblico”, visto che quello nelle segrete (si fa per dire) stanze di partiti e movimenti appare ben più grave – conferma come il campo largo sia ormai ridotto a brandelli. Senza però che nessuno abbia il coraggio, amministrativo e politico, di tramutare in atti concreti le tante, troppe ciarle di cui rischia di diventare una sorta di vittima lo stesso primo cittadino. Che di abbandonare la nave, buona o cattiva che sia la navigazione nel suo complesso, non ne vuol sapere.
Prova a contenere tentativi di sgambetti, falli e minacce di ammutinamenti che non hanno alcun valore giuridico. Una sorta di asilo mariuccia che sembra replicare la stessa crisi che interessò la giunta precedente (a trazione Lega), quando il sindaco a trazione leghista, l’ex magistrato De Augstinis, aveva perso la fiducia del centrodestra che però non riusciva a trovare sponda tra i banchi dell’opposizione (in primis Pd) per chiudere l’esperienza.
L’ultimo sipario a inizio settimana, con le questioni del Prg, alias la lottizzazione di Madonna di Lugo nell’area del cosiddetto “Laghetto di Teodorico”, che ha registrato una ulteriore perdita di tempo con la maggioranza che ha preferito chiudere i lavori una volta accortasi di non avere i numeri sufficienti per approvare la pratica. Grazie all’aiutino della lista civica, di centrosinistra, di Insieme per Spoleto, formalmente all’opposizione, ma da tempo in contatti con i maggiorenti dem, alla probabile ricerca di una intesa per le elezioni che si terranno la prossima primavera 2027.
Ma andiamo con ordine. Approvata quasi all’unanimità la pratica sulla Tari, con l’astensione di Alleanza civica (Dottarelli e Profili) ovvero le “scadenze di pagamento della Tari per il 2026, in deroga al vigente regolamento”, si è passati ad affrontare il “Riesame della Osservazione presentata il 25.03.2019 alla Variante al Prg – Parte strutturale adottato con deliberazione del Consiglio Comunale del 4 febbraio 2019 a seguito della Sentenza del Tar datata 8 Ottobre 2024 – Approvazione Finale”. Che solo a leggere l’ordine del giorno, la dice lunga sulla velocità con cui certe pratiche vengono affrontate dalla politica. In pratica lsi tratta dela lottizzazione dell’area di Madonna di Lugo su cui si sono sollevate da tempo le proteste delle associazioni ambientaliste (Legambiente, Italia Nostra e Cai) ma anche parte dell’opposizione e persino pezzi della maggioranza.
Così, con il Presidente del Consiglio comunale che aveva annunciato la fine lavori per le 14, è bastato chiedere qualche sospensione dei lavori o allungare quanto basta gli interventi per arrivare a richiedere la fine della seduta (proprio da Insieme per Spoleto favorevole alla pratica) prima dello scoccare dell’ora prestabilita. In realtà il voto contrario annunciato da Ora Spoleto, M5S (viva Dio stavolta coerente con il programma elettorale di contrastare la cementificazione), del consigliere Calabresi (Pd), l’uscita dall’aula del capogruppo dei Civici umbri (Alleori) e l’assenza per il pomeriggio dei consiglieri Lucentini e Fibraroli per impegni già presi, ha messo la “strana maggioranza” nelle condizoni di non avere i voti sufficienti per far passare la pratica. Su cui, legittimamente, i proprietari del terreno, attendono da anni una risposta, qualunque essa sia. Costretti a impugnare prima il “voto non voto” della giunta De Augustinis che decise di non decidere (astenendosi da voto – decisione annulla dal Tar dell’Umbria che ha richiamato il parlamento cittadino a riunirsi ed esprimersi sul tema), più di recente (2025) la cosiddetta mozione “Filippi”, dal nome del consigliere della lista del sindaco, che impegna la Giunta a imporre un vincolo sull’area così da ridurre la parte da destinare a edilizia residenziale.
Tutto rimandato alla prossima seduta, forse a fine mese, in pieno Festival dei 2 Mondi. Magari nella speranza di trovare una “quadra” interna. Così fioccano i primi comunicati stampa che stigmatizzano il comportamento del Consiglio. Come quello, stavolta delle sole Legambiente e Italia Nostra: “Il rinvio sull’area del “Laghetto di Teodorico” non è un semplice intoppo burocratico, ma il segnale di una grave inadeguatezza della politica e di una inaccettabile debolezza di fronte alle pressioni di alcune conventicole. Rinviare una scelta così cruciale significa non voler prendere atto del messaggio inequivocabile che arriva dalla comunità spoletina, che chiede la tutela dell’area. Una componente trasversale del Consiglio ha oggi dimostrato in maniera plateale il suo totale disinteresse per i valori storici, naturalistici e paesaggistici della città. Deliberatamente ha dimenticato che già nel 2003 un’analoga proposta di lottizzazione dell’area del “Laghetto di Teodorico” era stata sonoramente bocciata, tanto che essa viene classificata come esclusivamente agricola dal PRG vigente. E’ davvero inconcepibile, e per noi profondamente offensivo come associazioni e come cittadini, che ancora nel 2026 si debba combattere contro visioni urbanistiche di speculazione, votate al cemento e al consumo di suolo, grette e ormai del tutto anacronistiche. Non possiamo che esortare vivamente i consiglieri, in particolare della maggioranza, ad aprire gli occhi: assecondare le aspettative di pochi privati, a scapito del bene collettivo, rischia di creare una frattura insanabile con i cittadini, che si aspettano risposte concrete sulla salvaguardia del patrimonio. La politica ha il dovere di guidare le scelte urbanistiche con coraggio, anteponendo l’interesse pubblico e la pianificazione sostenibile alle legittime, ma pur sempre private, aspettative di rendita fondiaria. L’inadeguatezza politica emerge, a nostro parere, proprio dall’ostinazione a perseguire la totale insensatezza della variante ZAUNI (Zone Agricole Utilizzabili per Nuovi Insediamenti) per promuovere nuove lottizzazioni in una città in declino proprio a causa del progressivo spopolamento. Chiediamo con forza all’Amministrazione una dimostrazione di coerenza e stigmatizziamo ogni tentativo di contrattazione politica sulla pelle del territorio” concludono da Legambiente e Italia Nostra.
Non meno tenero quello di Alleanza civica (a firma Alessandra Dottarelli e Gianmarco Profili): “La seduta dedicata alla approvazione della variante ZAUNI ha mostrato tutte le difficoltà politiche della Giunta Sisti e della maggioranza di centrosinistra. Durante il dibattito abbiamo assistito a una serie di argomentazioni tra loro contraddittorie che hanno finito per evidenziare quanto sia fragile l’impianto politico. Abbiamo sentito invocare un presunto “senso di giustizia” nei confronti del proprietario che attende da anni una risposta; abbiamo sentito parlare di “senso del dovere” dell’Amministrazione nel fornire una risposta, lasciando intendere che tale risposta dovesse necessariamente essere positiva per evitare possibili ricorsi e contenziosi. Ma il compito di un Consiglio Comunale non è quello di garantire esiti favorevoli ai privati, bensì quello di valutare quale sia l’interesse pubblico prevalente e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Non meno sorprendente è stato il “richiamo alla coerenza” da parte di chi ha sostenuto che, in fondo, la variante sarebbe accettabile perché consentirebbe di costruire meno di quanto originariamente richiesto. Come se la riduzione delle volumetrie fosse di per sé una giustificazione sufficiente per approvare una trasformazione urbanistica in un’area che continua a presentare rilevanti valori paesaggistici, ambientali e storici da tutelare. Eppure proprio il cosiddetto “campo largo”, che oggi sostiene questa operazione, aveva fatto del principio del consumo di suolo zero uno dei punti qualificanti del proprio programma elettorale. Un principio che oggi viene clamorosamente smentito dai fatti. Il Partito Democratico, ad eccezione del consigliere Calabresi, insieme ai Civici Umbri e al sindaco Sisti, ha scelto di ignorare quegli impegni che avevano caratterizzato la campagna elettorale sul consumo “zero” del territorio. Ancora più sorprendente la posizione di Insieme per Spoleto, che continua a sostenere una scelta urbanistica sempre più difficile da giustificare sul piano politico e programmatico, contribuendo di fatto a sorreggere una decisione che divide la stessa maggioranza e che appare in aperta contraddizione con gli obiettivi di tutela del territorio più volte proclamati. Come singolare è stata la motivazione per rinviare la discussione: non ci sarebbe stato il tempo necessario per approfondire adeguatamente la pratica. Eppure la documentazione è nota da tempo, l’argomento è oggetto di confronto da mesi e la maggioranza governa questa città da anni. Così, dopo oltre un’ora di sospensione dei lavori e dopo un lungo confronto interno alla maggioranza, sia stata avanzata dal consigliere Piccioni la richiesta di rinvio della discussione, che appare più come un tentativo di prendere tempo e ricomporre equilibri politici interni ed esterni che come una decisione dettata dall’interesse pubblico. Il risultato è stato uno spettacolo poco edificante per il Consiglio Comunale e per la città. Per quanto ci riguarda, continuiamo a ritenere che il valore paesaggistico, ambientale e storico dell’area debba prevalere su ogni ipotesi di ulteriore edificazione e che il futuro del Laghetto di Teodorico debba essere discusso alla luce dell’interesse generale della comunità, non delle difficoltà politiche della maggioranza. Su questo continueremo a vigilare e a batterci con determinazione”.
Sfiducia alla assessora, nuovo tentativo di sgambetto a Sisti
Non meno eclatante, politicamente, non certo giuridicamente né amministrativamente, l’annuncio del consigliere Piccioni di aver depositato una mozione di sfiducia nei confronti dell’assessora Manuela Albertella, proprio colei che aveva presentato la pratica circa l’area del cosiddetto ‘Laghetto d Teodorico’. Come a dire, la pratica va bene, ma se ti accomodi subito dopo alla porta sarebbe meglio. Un atto che non ha alcun valore per il Tuel e gli stessi Regolamenti comunali, atteso che è il sindaco a decidere la squadra. Insomma una sorta di “copia e incolla” di un’altra genialità politica come la “mozione di censura” presentata sempre da Insieme per Spoleto poche settimane contro, nei confronti di sindaco e assessora, passata con i soli voti della minoranza grazie all’astensione del Pd. Anche questa una “trovata” politica che non trova alcun fondamento nel diritto degli enti locali, se non quale atto politico nei confronti del board amministrativo. Insomma la qualunque pur di mettere in difficoltà Sisti (come se i problemi denunciati dai cittadini riguardassero solo le deleghe assegnate alla Albertella, come se tutto il resto della governance fiorisse di Premi Nobel per l’economia e sviluppo della città) cui va reso il merito quanto meno di saper resistere ai continui, e a volte sgangherati attacchi della sua stessa maggioranza che non vuole assumersi, almeno finora, la responsabilità di dichiarare conclusa l’esperienza amministrativa. Senza considerare che le continue “minacce” rischiano di tramutare il presunto colpevole in pressoché certa vittima. Bisognerà vedere che fine farà la mozione di IpS – la Albertella non l’ha presa affatto bene – quasi certamente concordata con il Pd. Lo si capirà già dalla prossima seduta quando, per coerenza, si dovrebbe richiedere l’urgenza della discussione e il relativo voto.
Chiusa Sala dei Duchi
Ma ai problemi politici dell’aula consigliare, si sono affiancati nelle stesse ore quelli altrettanto seri che stanno interessando il prezioso soffitto dipinto della Sala dei Duchi Longobardi, attigua all’ufficio di presidenza del Consiglio e alla Sala dello Spagna. E’ stato il consigliere Profili – nessuno se ne era accorto fin lì – a notare un singolare rigonfiamento al centro del soffitto e a segnalarlo al sindaco Sisti. Immediato l’intervento dei tecnici comunali che, in attesa di comprenderne le cause (probabilmente una perdita d’acqua nel solaio) e di allertare la Soprintendenza, hanno chiuso la sala.
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(Modificaro alle ore 10.57)

