Una svolta attesa da oltre 18 mesi segna il caso di Riccardo Branchini, il giovane scomparso in circostanze misteriose presso la gola del Furlo nell’ottobre del 2024. Nella giornata di oggi (martedì 28 aprile), la Regione Marche ha concesso l’autorizzazione ufficiale allo svuotamento della diga, accogliendo l’accorato appello della famiglia che non ha mai smesso di cercare risposte.
L’operazione tecnica
L’intervento, di eccezionale portata, prevede lo svuotamento di circa 450.000 metri cubi d’acqua. Enel Green Power, gestore della diga, sospenderà la produzione di energia elettrica nelle prossime settimane per permettere il deflusso del bacino fino a portarlo al di sotto della quota minima di regolazione. Una volta completato l’adeguamento dei piani operativi, i tecnici stimano che le operazioni di svuotamento richiederanno circa sette giorni.
L’obiettivo è permettere un’ispezione capillare del fondale, una zona finora inaccessibile ai sommozzatori a causa della scarsa visibilità e delle correnti, per fugare ogni dubbio sulla possibile presenza del corpo del giovane. Al termine delle ricerche, si procederà con le operazioni di invaso per recuperare le risorse idriche necessarie alla stagione estiva.
Il dolore e la speranza di una madre
La notizia è stata accolta con profonda commozione da Federica Pambianchi, madre di Riccardo, che ha affidato a una lunga lettera il suo ringraziamento alle istituzioni. Nonostante alcune segnalazioni lo avessero inizialmente indicato all’estero, il dubbio che il ragazzo possa essere rimasto vittima di un incidente o di un gesto fatale proprio presso la diga è rimasto un tormento costante per i familiari.
“In quel vuoto c’è tutto il mio cuore, la mia paura più grande e la speranza che mi tiene ancora in piedi”, ha scritto la donna, sottolineando come questa operazione rappresenti molto più di un atto burocratico: è la possibilità di mettere fine a un “dolore sospeso” che dura dal 13 ottobre 2024.
Una rete istituzionale
Il via libera definitivo è arrivato al termine di un complesso iter che ha visto coinvolti numerosi enti, dalla Procura di Urbino alla Prefettura di Pesaro, dai Vigili del Fuoco fino ai Ministeri di Ambiente e Cultura. Un coordinamento massiccio, spinto dalla volontà politica del Presidente della Regione, Francesco Acquaroli, e sostenuto da tecnici e amministratori locali che hanno scelto di dare priorità all’istanza umanitaria della famiglia Branchini.
Con lo svuotamento della diga, la comunità di Acqualagna e l’intera provincia attendono ora che quel fondale possa finalmente restituire la verità su una vicenda che da troppo tempo attende una parola fine.