di Carlo Ceraso
I Cda di Bps e Scs devono averci preso gusto a trascinare i consigli direttivi fino a tarda sera. Neanche fossero pagati ad ore. Non è stato da meno quello convocato per le 15.30 di questo pomeriggio dalla Spoleto Credito e Servizi, terminato solo dopo le 22.30 al termine di una riunione a dir poco tesa dove non sono mancati feroci scambi di accuse. Da una parte i 3 fedelissimi di Giovannino Antonini (Marco Bellingacci, Danilo Solfaroli e Michelangelo Zuccari) pronti a insediare l’ex presidente Bps sul massimo scranno della controllante Scs; dall’altra il malcapitato presidente Fausto Protasi e gli altri 2 consiglieri (Fabrizio Raggi e Frncesco Cucchetto) che lo sorreggono nel nuovo braccio di ferro, stavolta tutto interno alla controllante (dopo quello della controllata con Bankitalia) ma con evidenti ripercussioni anche nei rapporti con il Monte dei Paschi di Siena, socio di minoranza di Bps(26%). Il serrato confronto sarebbe scaturito in una fumata nera. Perchè, a quanto può riportare Tuttoggi.info, il Cda non avrebbe deciso nulla nè sulla eventuale sfiducia a Protasi, nè sul reintegro del d.g. Alfredo Pallini. Vicenda quest’ultima che aveva visto Mps prendere una posizione chiara e irremovibile nei confronti della controllante, ovvero il reintegro immediato dell’alto dirigente. Anzi, secondo i bene informati, Siena sarebbe tornata a farsi sentire oggi (il condizionale è d’obbligo) minacciando rivalse sul socio di maggioranza se non si dovesse addivenire in tempi brevi ad una soluzione della vicenda che sta in qualche modo frenando le attività del management Bps. I telefonini restano tutti religiosamente spenti, così come le bocche di quei pochi che potrebbero sapere cosa è realmente successo nella lunga tornata cominciata questo pomeriggio.
Una parte dei consiglieri Scs sono attualmente a cena in un ristorante del centro, mentre alcuni colleghi della Bps, rimasti in attesa di una decisione della controllante, sarebbero a colloquio all’interno di Palazzo Pianciani. Al telefonino risponde solo il consigliere Bps Aldo Amoni, il potente presidente Confcom di Foligno, finito nel mirino di un sito che ne denunciava l’incompatibilità della carica essendo anche promotore finanziario: “sono male informati – dice a TO® Amoni – la mia posizione è stata regolarizzata già 4 anni orsono. Sono sì un promotore finanziario, ma sfido chiunque a dimostrare che ho operato in tale veste. Si può essere iscritti all’albo dei medici senza per questo esercitare la professione…” conclude Amoni che per il momento non pensa ad azioni legali.
Dunque un ‘nulla di fatto’, con i riflettori destinati a spostarsi così a mercoledì (o venerdì) prossimo quando dovrebbe tornare a riunirsi il Cda della Banca.
Intanto però trapelano nuovi documenti relativi alla gestione della Bps, ante ispezione Bankitalia.
Dopo gli stralci della relazione degli ispettori di Palazzo Koch, anticipati nell’edizione di ieri da Tuttoggi.info (qui), oggi vengono a galla quelli della famosa “notte di Natale”, come fu ribattezzato il defenestramento del professor Fabrizio Cardarelli (avvenuto sabato 27 dicembre 2008), il predecessore di Protasi, dalla guida della Scs.
In quel caso il blitz – come lo ha definito in questi giorni per il ‘caso’ Protasi l’onorevole Francesco Barbato (Idv) – riuscì. La motivazione, a quanto si può leggere sui verbali dell’epoca, era legata al fatto che Cardarelli non aveva informato il Cda della richiesta di una ventina di nuovi aspiranti soci della Scs. Una cosa di poco conto, non fosse che i soci sono più di 19mila, ma indubbiamente molto importante per Antonini & Co.. Eppure Cardarelli sembrò estraneo alla vicenda. Leggiamo il verbale: “Il consigliere Bellingacci ricorda che il presidente Cardarelli aveva dichiarato in quella occasione (il Cda precedente, n.d.r.) di non essere assolutamente a conoscenza dell’occorso mentre il direttore Bonifazi aveva dichiarato trattarsi di un suo errore assolutamente involontario frutto di una errata operazione di copia ed incolla”. Il Cda – assente lo stesso Cardarelli che ne contestava la regolarità della convocazione – rilevò comunque che la ‘lettera di contestazione di addebito’ che Cardarelli aveva mosso nei confronti del dottor Bonifazi “era stata presa senza aver seguito le procedure statuariamente previste e comunque senza averne dato opportuna informazione al Cda”. Un atto gravissimo da meritare la testa di Cardarelli (Bonifazi ottenne invece un trasferimento in Bps).
Ma la vera ‘bomba’, alla luce della recente relazione di Bankitalia, è la lettera che Cardarelli inviò al Cda e che fu messa a verbale proprio quel 27 dicembre. Ma rimasta fin qui sconosciuta. Un documento che in qualche modo sembra anticipare le risultanze a cui sono giunti, 1 anno e mezzo dopo, gli ispettori di Palazzo Koch.
“La presenza del presidente (Antonini, n.d.r.) e del vicepresidente vicario (Bellingacci, n.d.r) della controllata Bps all’interno del Cda della Scs ha assunto un peso politico condizionante le decisioni di quest’ultima, e sta diventando impossibile assicurare l’autonomia delle scelte della controllante Scs: prova ne sia che, per esempio, la Scs ha dovuto votare il recente aumento di capitale della Bps di 44 milioni di euro (proposto dalla controllata), nonostante in precedenza avesse deliberato che tale aumento sarebbe dovuto essere ‘fino ad un massimo di 40milioni di euro’”. Cardarelli continua la missiva denunciando la propria preoccupazione per una operazione al limite della “sostenibilità per la Scs”. Ma non è tutto. Nei passi successivi la denuncia di operazioni finanziarie definite “discutibili nel merito e nel metodo”: insomma quei “rapporti finanziari con soggetti in difficoltà” per dirla allo stesso modo usato dalla Vigilanza di Bankitalia.
Leggiamo il documento di Cardarelli del 27 dicembre 2008: “Giungono notizie insistenti, ammesse peraltro in parte dallo stesso Antonini, su consistenti perdite che la Banca rischierebbe di conseguire per operazioni di affidamenti che apparirebbero discutibili nel merito e nel metodo (tra le altre Baronci Costruzioni, ditta sottoposta ad istanza di fallimento….”. Il documento, per come è giunto a Tuttoggi.info, compare a questo punto barrato con un evidenziatore nero, per coprire l’indentità di altre due aziende (una di Spoleto, l'altra di Terni) che hanno beneficiato di altri affidamernti. Continuiamo la lettura: “Tali affidamenti potrebbero avere ripercussioni non trascurabili sul capitale della Bps, senza che il Cda della Scs ne sia stato mai seriamente notiziato (e, per quanto mi è dato sapere neanche il cd Bps). Tale fatto assume una particolare rilevanza in un momenti nel quale i soci Scs, verso i sacrifici dei quali bisogna avere un grande rispetto, hanno rinunciato ai loro dividendi per favorire l’aumento di capitale della Banca stessa”. E non è tutto: “a margine va sottolineato che, con assoluta disinvoltura, sembra che un membro del Cda Scs (l’avvocato Michelangelo Zuccari, n.d.r.) abbia assunto l’incarico di tutela degli interessi dell’imprenditore sottoposto ad istanza di fallimento, debitore dei confronti della Bps di somme ingenti…quelli che ho citato per brevità sono solo alcuni esempi di accadimenti che però mostrano con tutta evidenza che l’anomalia della situazione descritta, oltre a non consentire alla Scs un efficace monitoraggio, sembra in chiaro contrasto con le normative vigenti e, a mio avviso, ancor più con la necessità inderogabile di garantire l’indipendenza della Scs e la assoluta tutela degli interessi dei Soci”.
Una denuncia forte quella fatta da Cardarelli a poche ore dalla sfiducia. Un atto che può essere stato anche alla base della decisione di Bankitalia di inviare i propri ispettori a Spoleto. Un documento che, secondo alcuni, sarebbe però finito anche sul tavolo dell’autorità giudiziaria.
Di certo il ‘caso’ Spoleto è destinato a restare alla ribalta delle cronache locali e nazionali, con ben pochi benefici per l’immagine stessa dei due istituti. Prova ne sia che le redazioni finanziarie dei più autorevoli quotidiani (da MF al Sole24 Ore) anche domani daranno ampio spazio alla vicenda. Con buona pace di chi in questo momento preferirebbe imbavagliare l’informazione.
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