LA MANO SEMPRE PIU' INVISIBILE DELLE MAFIE DIETRO LA DROGA IN UMBRIA - Tuttoggi.info

LA MANO SEMPRE PIU' INVISIBILE DELLE MAFIE DIETRO LA DROGA IN UMBRIA

Redazione

LA MANO SEMPRE PIU' INVISIBILE DELLE MAFIE DIETRO LA DROGA IN UMBRIA

Ven, 11/02/2011 - 17:22

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(Francesco de Augustinis)- Mentre Perugia continua a far parlare di sé sulle pagine della cronaca locale e nazionale come città della droga, si fa sempre più invisibile la mano della criminalità organizzata dietro i traffici di stupefacenti del capoluogo umbro e dell'intera regione.

Solo nel 2008 il procuratore Antonella Duchini, della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Perugia, confermava quella che anche oggi è la percezione condivisa dalla maggior parte dei perugini, ovvero che dietro il proliferare della droga a Perugia ci sia anche il controllo del mercato delle mafie nostrane, in particolare quella calabrese. Solo due anni fa, la Duchini parlava infatti della “presenza su uno stesso territorio di diverse organizzazioni criminali, con il risultato di un abbassamento del prezzo complessivo della droga”. Le mafie in questione, secondo la Duchini, erano sia internazionali che nostrane, con la prevalenza delle 'ndrine calabresi e della mafia albanese, una presenza rilevante della camorra e con il mercato della cocaina controllato da organizzazioni nigeriane.

L'AZIONE DELLA GDF – Mentre la cronaca dell'azione quotidiana di contrasto antidroga delle forze dell'ordine racconta di operazioni relative ai “livelli più bassi” dello spaccio -dal pusher al “piccolo grossista”-, la presentazione nei giorni scorsi del rapporto 2010 della Guardia di Finanza, quella tra le forze dell'ordine che più si occupa del monitoraggio dei flussi di droga, ha permesso invece di avere un'idea aggiornata della percezione del Corpo delle dinamiche del mercato di stupefacenti.

L'infiltrazione nel mercato di droga della criminalità organizzata è, secondo il colonnello Vincenzo Tuzi e il comandante regionale della Gdf Fabrizio Cuneo, un “pericolo potenziale, che però non abbiamo riscontrato adesso così concreto”. Secondo quanto emerge dai dati dell'effettiva attività di contrasto delle Fiamme Gialle, il mercato della droga in regione è gestito quasi esclusivamente da gruppi nigeriani e albanesi, con la criminalità italiana che al più assolve un ruolo marginale “di intermediari”.

I vertici della Gdf regionale hanno osservato come il mercato della droga in Umbria si suddivida marcatamente tra le due province, con Terni generalmente interessata da fenomeni minori di spaccio di droga proveniente per lo più da Roma e Perugia che assolve invece da vera e propria piattaforma logistica per l'arrivo e lo smistamento di grandi carichi. Secondo il comandante Cuneo, le rotte privilegiate per l'arrivo degli stupefacenti nel capoluogo umbro sono il nord, principalmente l'Olanda, e l'est, dall'Albania attraverso il porto di Ancona, con il mezzo di trasporto preferenziale delle automobili, grazie a “tecniche di occultamento sempre più sofisticate”.

MANCA UN'INTELLIGENCE – Secondo Paolo Brutti, consigliere regionale Idv e presidente della Commissione di inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Umbria, costituita tra i membri del consiglio regionale il 14 settembre scorso, la presenza della criminalità organizzata nostrana dietro il traffico di droga in Umbria potrebbe essere invece di difficile percezione da parte delle forze dell'ordine, troppo isolate e non supportate da un organo di “intelligence”.

“Quello della droga è uno dei problemi su cui il procuratore distrettuale antimafia ci ha chiesto di fare un focus”, ha detto Brutti in un'intervista a TO®, spiegando come dalle prime audizioni svolte dalla commissione sembri emergere un quadro in cui le Forze dell'ordine operano divise e in assenza di una attività ai livelli più alti. “Manca una sorta di intelligence, un punto unificato. Loro concentrano gli sforzi soprattutto nel tentativo di liberare il territorio dagli spacciatori ma ho l'impressione che manchi un'intelligence adeguata”.

Sebbene in Umbria esista la procura distrettuale antimafia, secondo il consigliere si tratta di un organo vincolato a indagare su reati conclamati. “La procura della Repubblica ci ha detto che loro possono operare solo dopo che è successo un fatto, ovvero che c'è notizia di reato, mentre le tre polizie operano per conto proprio, con il rischio che il contrasto si limiti alle singole operazioni”. “Sembra un po' una lacuna”, continua Brutti, che ha commentato anche il “Patto per Perugia sicura”, rinnovato a gennaio alla presenza del ministro dell'Interno Roberto Maroni, come un documento efficace ma “che regiona sempre e solo in termini di contrasto”.

Il consigliere ha spiegato come la commissione consiliare abbia in programma anche delle “audizioni specifiche con gli esponenti delle forze dell'ordine e con quelli delle istituzioni”, proprio sul tema droga.

Secondo Brutti, “manca qualcuno che si faccia la domanda 'perchè Perugia?'. Non basta dire che è una città universitaria, perché ce ne sono di simili, come Siena o Urbino, che non hanno di questi problemi. Ci dev'essere un organismo che capisca di più ciò di cui stiamo parlando e che tracci una mappa delle organizzazioni di secondo livello, che hanno in mano il mercato”.

PUSHER USA E GETTA – Il problema sollevato da Brutti, di un contrasto al traffico della droga troppo “di superficie”, trova riscontro nella percezione di molti cittadini, che spesso commentano come inutili e inefficaci le continue retate delle forze dell'ordine. É il caso, ad esempio, denunciato dal gestore di un noto bar di via XX Settembre, tra i cui tavoli spesso “lavorava” lo scorso anno uno spacciatore, nonché cliente abituale. “A un certo punto gli è arrivata voce di cambiare aria, perché tenuto sotto controllo. Da allora non l'abbiamo visto più”, racconta il gestore. “Quello che è incredibile è che dopo due giorni il suo posto è stato immediatamente preso da altri ragazzi, che oltre che stare li importunavano anche i clienti”.


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