di Ada Spadoni Urbani (*)
La morte resta in agguato, in Umbria, dove – a fronte di una diminuzione di oltre dieci punti percentuali degli infortuni sul lavoro nel 2009 rispetto all'anno precedente – aumentano i casi di “morti bianche”, in controtendenza rispetto alla diminuzione che si è verificata su base nazionale.
Si è detto che buona parte della positività del dato nazionale sarebbe dovuta alla crisi economica. È vero, ma solo in parte. I tecnici Inail hanno infatti valutato che l'esposizione al rischio infortuni è diminuita del 3% a causa della crisi. Ciò dimostra che in Italia il calo degli infortuni sul lavoro è stato comunque sensibile (-7% circa) e la riduzione dei decessi tocca il 3,4%. Si conferma cioè il trend positivo iniziato nel 2001. I numeri sono importanti per capire se e come modificare la linea politica e normativa che si sta perseguendo. Abbandonata anni fa la tecnica del “bastone” si è passati a quella della “carota”, incentivando le imprese a dotarsi di prassi ed impianti anti-infortunistici e diffondendo la cultura della prevenzione: una mossa che si sta dimostrando vincente.
Premesso che il datore di lavoro resta il responsabile della incolumità dei propri dipendenti, come previsto anche dal decreto 81 del 2008, si è avviata una grande campagna di informazione/formazione dei lavoratori, con l'introduzione della figura del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Oggi, se in Italia si depurassero i dati sugli incidenti sul lavoro dai cosiddetti “incidenti in itinere” – che in molti altri Paesi europei non vengono contati – emergerebbe una delle situazioni migliori d'Europa.
Ciò incoraggia a proseguire sulla strada della prevenzione e diffusione della cultura della sicurezza. Se i controlli sono certamente un elemento importante, la vera sfida da vincere è ancora quella di far penetrare questa cultura a tutti i livelli. Una azione lenta, ma proficua, che la Commissione speciale costituita appositamente in Senato pensa di sostenere anche con una sensibilizzazione svolta ad ogni livello scolastico.
So bene che l'Umbria delle acciaierie, dei cantieri edili e dell'agricoltura è un passo più indietro rispetto ad altre regioni nella prevenzione. Per questo, come membro della Commissione senatoriale, continuo a impegnarmi per la realizzazione di precisi protocolli da adottare nei vari ambiti lavorativi per una conoscenza specifica dei rischi. Perché conoscere i rischi significa poterli evitare e non dover morire di lavoro.
(*) Senatore PdL