Licenziato per una battuta di caccia, ma non era vero | Giudice lo reintegra

Licenziato per una battuta di caccia, ma non era vero | Giudice lo reintegra

Contestato dall’azienda un improprio utilizzo dei permessi 104, ma per il tribunale lo spoletino ha sempre agito nel rispetto della legge

L’azienda lo aveva licenziato perché, a suo dire, aveva partecipato ad una battuta di caccia utilizzando un permesso per assistere la madre invalida. Lui, però, è riuscito a dimostrare davanti al giudice che quella era solo una congettura e quella battuta di caccia non è mai esistita.

E’ finita quindi con l’annullamento del licenziamento ed il reintegro del lavoratore una vicenda giudiziaria iniziata nel 2015, che ha visto protagonista uno spoletino dipendente della Italmatch chemicals. Tutto era iniziato a fine 2014. L’uomo, dipendente dell’ex Saffa per quasi 30 anni, ha una madre invalida e per questo aveva chiesto alcuni permessi lavorativi previsti dalla legge 104. L’azienda, però, sospettando che il dipendente utilizzasse i permessi per altri scopi, lo aveva fatto seguire da un investigatore privato. E dopo avergli contestato 3 episodi, a febbraio 2015 lo aveva licenziato. Licenziamento  che è stato ovviamente impugnato davanti al giudice.

La battuta di caccia che non c’era – Il più grave di questi sarebbe avvenuto il 20 dicembre 2014: il lavoratore, infatti, a detta dell’azienda, avrebbe partecipato quel giorno ad una battuta di caccia. Nessuna prova, però, è stata portata a sostegno di questa che, secondo gli avvocati difensori dell’uomo – Fabrizio Domenico Mastrangeli del foro di Perugia e Marco Parmegiano Palmieri del foro di Spoleto – sarebbe stata solo una congettura della Italmatch. E di fatto anche il giudice del lavoro – davanti al quale mercoledì si è chiuso il processo – ha riconosciuto che lo spoletino non ha fatto un utilizzo illegale dei permessi della 104. D’altronde anche lo stesso investigatore privato non lo aveva visto partecipare alla battuta di caccia (che di fatto non c’era mai stata). La deduzione sarebbe stata indotta dall’averlo invece visto rientrare a casa con abiti “da caccia” e con il cane. Quel giorno, invece, secondo quanto ricostruito in aula, il lavoratore si era dovuto allontanare dalla sua abitazione (dove assisteva la madre invalida) per portare il cane intossicato dal veterinario.

Nessun abuso nell’utilizzo dei permessi – Al dipendente venivano inoltre contestati altri due episodi: essersi allontanato da casa per portare il padre ultra 85enne in ospedale per una visita medica e di essere andato al supermercato. Episodi che però, è emerso, non rappresentano alcun uso illegittimo dei permessi per la 104. E difatti nei confronti dello spoletino  non è stato riconosciuto alcun reato penale. La Italmatch aveva a questo proposito presentato anche un esposto in Procura, che però è stato archiviato.

Disposto il reintegro – Il giudice del lavoro del tribunale di Spoleto  ha quindi con la sua sentenza riconosciuto la nullità del licenziamento e l’inesistenza dell’abusivo esercizio dei permessi. Ha quindi disposto l’ordine di reintegro nel posto di lavoro, il pagamento di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, con la rivalutazione e gli interessi, oltre alla regolarizzare della posizione previdenziale e assicurativa.

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