Centri per l’impiego, sale la protesta | Clima teso e rovente

Centri per l’impiego, sale la protesta | Clima teso e rovente

Spiragli normativi dal Governo| Biagini dalle Rsu, “la Regione ci dia risposte. Adesso serve la volontà politica”

Hanno aderito in più di un centinaio di dipendenti dei Centri per l’Impiego in Umbria alla manifestazione indetta questa mattina in piazza della Repubblica. Con i loro banchetti proprio di fronte a Palazzo Donini, sede della giunta regionale, hanno deciso di non far calare il sipario sulla loro situazione lavorativa, sul loro ‘Purgatorio’. E promettono che la protesta non calerà, fino a quando la situazione non sarà risolta.


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Il clima dunque è ancora più teso e si è fatto rovente per i 176 addetti dei centri per l’impiego di tutta la Regione Umbria. Questa mattina, durante un’assemblea sindacale, sono scesi in piazza a Perugia per manifestare contro la Regione e le Province: manca ancora una soluzione per il loro futuro e per quello del servizio pubblico delle politiche attive al lavoro.  Questa volta la mobilitazione è stata inedita: una giornata particolare di informazione e protesta dal titolo: “Difendiamo i servizi pubblici: costruiamo il lavoro”!. I lavoratori hanno così deciso di erogare, in piazza, servizi ai cittadini, come l’orientamento, servizi amministrativi, mediazione (assegno di ricollocazione, Asdi,  ecc..), servizi specialistici, servizi alle imprese, Legge 68/99 (servizi per disabili e categorie protette).


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All’interno della vertenza proclamata dai regionali Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl nonché da parte delle Rsu delle due Province di Perugia e Terni, i dipendenti hanno voluto mobilitarsi andando in piazza tra i cittadini, provando a sensibilizzare tutti sulla loro vertenza, ma anche mettendo al centro della protesta il lavoro. Insomma continuare a garantire il servizio pubblico relativo alle politiche attive per il lavoro in attesa di conoscere il loro futuro. Dopo il no al referendum, infatti, gli addetti ai Cpi si trovano in una condizione di “avvalimento” o come meglio loro usano dire di “avvilimento”: di fatto, sono senza datore di lavoro perché già ‘scaricati’ dalle Province e non assunti dalla Regione, pur essendo di quest’ultima propria la funzione delle politiche attive per il lavoro. “Un rimpallo di competenze tra Provincia e dalla Regione”, affermano i sindacati, “che ha determinato uno scaricabile a discapito dei lavoratori e dei cittadini che rischiano di non avere più risposte nel lavoro dal pubblico servizio. I lavoratori chiedono: garanzia del ruolo del ruolo pubblico dei servizi, stabilizzazione del personale precario e adeguata dotazione organica, fine del l’avvilimento, finanziamenti stabili, potenziamento dei servizi per gli utenti, valorizzazione delle professionalità presenti“.

A TuttOggi.info, Christian Biagini della Rsu ha poi raccontato le novità a proposito della posizione lavorativa dei dipendenti dei Cpi. Mentre dalla Regione Umbria ancora non trapelano informazioni, a Roma domani ci sarà una manifestazione di fronte a Palazzo Guidoni, durante la quale ci sarà spazio anche proprio per parlare dei Cpi. Importanti aggiornamenti da un punto di vista normatioa arrivano dalla Conferenza Stato-Regioni: è stato infatti raggiunto un accordo per l’inserimento dei centri per l’impiego tra i cosiddetti ‘Livelli essenziali per le prestazioni’ (LEP). Partiranno dunque dei finanziamenti stabili dal Governo, ma, ci riferisce Biagini, “è necessario sapere a quanto ammontano questi finanziamenti, che serviranno sia per i precari che per i lavoratori stabili”.

Inoltre, all’interno della Commissione Lavoro, a seguito di quanto stabilito dal decreto Madia, la relatrice di maggioranza ha inserito nel parere, tra gli altri elementi, anche la richiesta di una soluzione per la stabilizzazione dei precari dei Centri per l’impiego. “Sembra – ci dice Biagini – che le proposte avanzate alla Commissione per il decreto legislativo siano state accolte“. C’è dunque spiraglio per il personale precario da assorbire. “Ora – conclude Biagini – serve la volontà politica. Noi continueremo con la mobilitazione finché non ci sarà una soluzione. Anche dalla Regione siamo in attesa di una interlocuzione”.

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