Umbria Jazz16, il ritorno della Krall e Ola Onabule il “Magnifico”

Umbria Jazz16, il ritorno della Krall e Ola Onabule il “Magnifico”

Splendida performance dell’elegantone Onabule | Krall intima e pensosa

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Diana Krall ha un rapporto consolidato con il pubblico di Umbria Jazz. Se nel 2013 arrivarono in 4mila all’Arena Santa Giuliana per applaudirla nella tappa umbra del suo Glad Rag Doll, prodotto lussuoso con lo zampino di T-Bone Burnett, anche ieri sera i presenti erano poco di meno, circa 3mila. Nella seconda serata di UJ16 la bionda pianista canadese mette in scena un concerto intimista, poco incline alle tirate virtuosistiche, che pure all’artista non difettano. Con una solida formazione che vede Anthony Wilson alla chitarra, Karriem Riggins alla batteria e Robert Hurst al basso, la Krall fa quello che le è sempre riuscito bene fare, interpretare.

Tom Waits, Burt Bacharach, Irving Berlin, Bob Dylan e Nat King Cole, alcuni dei nomi su cui impostare arrangiamenti non sempre però all’altezza dell’originale. Sarà stata una impressione, ma nella parte solistica a tratti la Krall è sembrata contratta, o forse al contrario, troppo rilassata. La voce è sempre un impasto magnifico di soffi flautati, squilli improvvisi e arrochimenti sinuosi. Indubbiamente un grande valore aggiunto che toglie l’attenzione da tutto il resto. Un bel gioco di luci su un fondale in cui sparisce la tradizionale scritta di Umbria Jazz, aiuta a rendere l’atmosfera intima e colloquiale, come forse era nelle intenzioni dell’artista. Il pubblico gradisce, applaude molto e richiama per il bis la band, che generosamente aggiunge 3 pezzi alla lista, incluso un Cheek to Cheek dove la Krall gigioneggia con il testo, impuntandosi (forse sul serio). Testo che l’artista canadese definirà “impossibile da cantare”. Bionditudine 2.0

Di ben altro genere la performance, in apertura di serata, dell’artista anglo-nigeriano Ola Onabule al suo esordio a Umbria Jazz.  Pur trovandoci, anche in questo caso, nella macrocategoria degli interpreti, Onabule ha in se il crisma di una eleganza scenica e vocale che lo rende davvero una novità assoluta nel panorama delle voci maschili del jazz. Non siamo difronte ad un virtuoso circense delle corde vocali, bensì ad una voce che può fare ciò che vuole ma che sceglie volta per volta cosa fare. E la testa interpretativa fa la differenza tra un cantante funambolo ed un grande interprete. A tratti nel concerto di ieri sera ci è sembrato di riascoltare l’Al Jarreau degli esordi, quello di We Got by.

Di più, Onabule si scrive i testi (e che testi…), le musiche e si produce anche da solo se può. Siamo al cospetto di un “Magnifico” signore come lo potevano essere i principi mecenati rinascimentali del V secolo in Italia. Onabule inoltre ha il vezzo di vestirsi elegantemente, senza sbavature, ad ogni suo concerto. Improbabile, anzi impossibile, vederlo ad una sua performance con i jeans o senza almeno un gilet di taglio sartoriale. Anche ieri sera all’Arena Santa Giuliana indossava un perfetto completo color carta da zucchero.
Ola Onabule ama parlare con il pubblico e ad ogni pezzo spiega e scherza con humor con la platea che partecipa divertita, come nel caso della parodia del suo lunghissimo nome africano.
I pezzi presentati a Perugia fanno parte del suo nuovo disco It’s the peace that deafens, ma Onabule non rinuncia a cantare qualche suo classico come The Great Expectations. La differenza tra il nuovo lavoro e i vecchi cavalli di battaglia, sta nella maggiore voglia di ballate dell’artista. Un lavoro intimo e passionale dove la voce si fa megafono dell’anima e dei sentimenti, qualunque essi siano.
Un bellissimo concerto, musicalmente appagante, che termina con un bis mancato. Dopo il classico saluto finale Onabule esce di scena e mentre ancora il pubblico applaude, la band (Patrick Scales – Double Bass , Martin Scales – Guitar, Thomas Kaifel – Drums, Nick Flade – Piano and keyboard  e Will Fry – Percussionist) attacca la intro della famosa Be a Man. Ma il pubblico non afferra e dopo una misura scarsa i musicisti chiudono e salutano anche loro. Peccato davvero, e siccome non ci diamo per vinti noi lasciamo per i lettori una versione del brano, con orchestra, da una clip su Youtube (CLICCA QUI).

Chi non c’era capirà cosa si è perso.

Riproduzione riservata

Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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